Il problema principale


Nel suo intervento alla Camera, Giorgia Meloni, il 26 giugno, ha detto “Il problema principale è un’Unione troppo invasiva che impone ai cittadini cosa mangiare, quale auto guidare, come ristrutturare la propria casa, quanta terra coltivare, quale tecnologia sviluppare, quali tecnologie dobbiamo sviluppare…”. Probabilmente la stampa italiana sottovaluta la portata di questa frase, che contiene un messaggio anti europeista, direi anche reazionario, e che fa il gioco di chi vuole vedere l’Europa divisa. 

Ma andiamo per parti: 

L’Unione ci dice cosa mangiare e quanta terra coltivare

Oggi il 40% del territorio europeo è utilizzato per attività agricole. Ora, immaginiamo per un attimo che ognuno decida liberamente e, per qualche combinazione particolare, tutti gli agricoltori decidano di coltivare tabacco: niente pomodori, niente cavolfiori, niente carciofi… cosa mangiamo? La politica agricola comune esiste dal 1962 ed è stata costantemente aggiornata. L’ultima edizione risale al 2023. Questa politica ha diversi obiettivi, tra cui la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’efficiente gestione delle risorse naturali, l’arresto della perdita di biodiversità, rispondere alle esigenze in materia di alimentazione, favorire il ricambio generazionale ed altri che non mi metto ad elencare. 

Una visione comunitaria è tutt’altro che negativa perché tiene conto delle necessità di circa 400 milioni di abitanti, tuttavia implica un’armonizzazione a livello transnazionale. 

La frase di Meloni, invece, sembra dire che è meglio che ognuno decida per sé, ma questo sarebbe un passo azzardato ed anche molto pericoloso perché le decisioni, a livello locale, possono portare alla sovrapproduzione (quindi la distruzione dell’invenduto) o, viceversa, alla totale carenza di un certo tipo di prodotto. 

L’Unione ci dice quale auto guidare

Non mi sembra che i listini non offrano ampia scelta. Certo, se parliamo dell’elettrico, allora occorre approfondire, ma il problema non è l’automobile, semmai l’ambiente. Invece di lamentarsi delle imposizioni dell’Europa, occorrerebbe chiedersi se sono state sviluppate tecnologie che possano dirsi alternative al motore a scoppio che brucia combustibili fossili. Il petrolio, non mi stancherò mai di dirlo, oltre a portare gravi danni all’ambiente, è una risorsa a termine.

Come alternativa si può pensare alle biomasse o alla colza, questo se continuiamo a parlare di motori a combustione interna, e forse è una strada, ma è sufficiente? L’elettrico è un’alternativa reale, e non dimentichiamo che l’elettricità viaggia sulla rete elettrica, quindi non ha bisogno di petroliere, oleodotti, autocisterne e serbatoi. L’idrogeno? Certo, ma la produzione è complessa e costosa, occorrono investimenti e impianti di produzione. Diciamolo chiaramente: l’Italia è in ritardo su tutto, e non è opponendosi alle politiche comunitarie che si può guardare avanti.

Come ristrutturare la propria casa

Beh, certo, ci devono essere delle regole. L’Italia, patria dell’abusivismo e dei condoni, non credo che possa fare le prediche. Meloni, probabilmente, si riferisce alla “Direttiva case green”, che tiene presente che, ad oggi, l’85% degli edifici nell’Unione è stato costruito prima del 2000, e il 75% è a scarsa prestazione energetica, con grandi problemi per l’ambiente. Vogliamo ignorare questo problema? Meglio l’anarchia? Una direttiva europea visionaria, fatta da gente di indubitabile competenza, è fondamentale per garantire sviluppo nel rispetto, per quanto possibile, dell’ambiente. 

Quale tecnologia sviluppare

Uno degli obiettivi che dell’Unione Eurpea è potenziare gli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo. Naturalmente, questo deve essere armonizzato e ben specificato in piani strategici. Questi piani esistono e definiscono, per ogni Paese membro, degli obiettivi. Questi obiettivi, ahimé, sono sempre disattesi dall’Italia che, riottosa e litigiosa, sempre a guardare il proprio orticello, è in ritardo su tutto a svantaggio della competitività e della crescita, nonché delle opportunità di lavoro qualificato che, mancando, portano alla fuga dei cervelli. 

È facile dire che i cattivi sono i burocrati europei, così se va male la colpa è degli altri. Ma siamo seri: l’Unione fa la forza, e solo lavorando insieme, ciascuno nel campo in cui può dare il meglio, si può garantire all’Europa lo sviluppo di cui anche l’Italia trarrà benefici. 

Per questo dico che la frase di Giorgia Meloni è quanto di più reazionario, anacronistico e pericoloso sia stato detto negli ultimi anni da un capo di governo italiano.

Qualcuno l’ha votata e gli astenuti hanno contribuito a portarla al potere. Ora non ci resta che sperare che non passi dalle parole ai fatti.

Claudio Fiorentini

Lascia un commento