Prendo spunto da una recente polemica tra Matteo Bassetti e Heather Parisi. Il primo è un immunologo, cioè, esperto di malattie infettive, microbiologia e trapianti di organi e conta con oltre 1200 pubblicazioni (potrei continuare a lungo); la seconda è stata una ballerina di successo, nota anche per le sue posizioni no-vax e per essersi lamentata di aver subito una sorta di “inquisizione” in rete, proprio per le sue idee.
Nulla da obiettare sulle singole opinioni, ma sulla preparazione di ciascuno sì, perché è evidente che chi vuole avere ragione su uno scienziato, quella scienza la deve studiare e gli argomenti che presenta devono avere qualche briciola di fondamento.
Però studiare costa fatica e lavoro e il drago da tastiera, invece di ammettere di aver sostenuto idee poco sostenibili, si sente censurato e si scaglia contro il sistema della scienza. E se ha potere mediatico lo fa con ancora più forza.
La polemica ha avuto una certa ribalta quando Bassetti ha attaccato R. F. Kennedy Jr, notoriamente un no-vax che dice di essersi immunizzato sniffando cocaina sul water di casa. Heather Parisi ha preso le difese di Kennedy ma, non contenta, ha scritto direttamente a Trump chiedendogli di valutare le opzioni più dure contro Bassetti. Insomma, la forza bruta contro studio e ricerca.
C’è da chiedersi quale sia il confine tra il diritto di esprimere la propria opinione e la diffusione di falsità, specie per chi occupa uno spazio pubblico ed ha un potenziale seguito.
Proviamo a definirlo: in una società libera ogni cittadino ha diritto di esprimere opinioni, ma essendo stato messo nelle condizioni di “conoscere” e “informarsi”, prima di dire sfondoni, non può venire meno alla sua responsabilità ed è tenuto a documentarsi perché la libertà di scelta presuppone che il campo sul quale si eserce non sia falsificato!
Sarebbe bello che così fosse.
Chiariamo: mettere sullo stesso piano un’evidenza e un sospetto, un’ipotesi e i fatti, una dimostrazione scientifica e una illazione, uno slogan e i numeri che lo contraddicono non è difesa della verità o libertà di scelta, semmai è una irresponsabile manipolazione della realtà!.
Tempo addietro parlai di memecrazia, prima ancora del potere dello slogan e della scarsa capacità di approfondimento che ormai ci domina e ci divide, fenomeni che dovrebbero contrastarsi con l’educazione, la formazione e l’invito allo studio. Vediamo, però, che l’argomentazione strutturata è impotente di fronte allo slogan gridato, l’informazione che si basa su fonti attendibili è ridicolizzata dal meme che si diffonde in rete, la ricerca scientifica è messa al bando dal grido dell’uomo di potere, l’educazione e lo studio sono inutili perché gli specchietti per allodole hanno convinto le nuove generazioni che puoi essere un tiktoker di successo e far soldi a palate con un video ignorante. In altre parole, coloro che si dichiarano “depositari e vittime”, sono tutt’altro che censurati ed attuano, invece, azioni di censura nei riguardi di qualsiasi argomentazione fondata su studio e scienza, o anche solo su ricerca di informazioni attendibili.
Insomma, siamo davanti al “pensiero unico”, termine coniato nel 1995 da Ignacio Ramonet sulla prestigiosa rivista Le Monde Diplomatique, che sta ad indicare la tendenza all’omologazione culturale e descrive situazioni in cui viene imposto un solo modo di interpretare la realtà, eliminando la possibilità di un confronto critico e di dissenso o alternative.
Il pensiero unico è divisivo, non ammette contraddittorio e, se estremizzato, va oltre la chiusura al dibattito perché autorizza chi se ne fa portatore a giudicare sommariamente chi argomenta il contrario, quando non a ricorrere a gesti estremi.
Certo, di esempi di pensiero unico ce ne sono molti, come le dittature o, peggio, le teocrazie. Ma nel mondo occidentale? Temo che ci stiamo arrivando e, cosa grave, sono gli stessi cittadini a farsi forza tra loro recitando lo “slogan” di turno come un Mantra.
Ma vediamo come funziona: innanzi tutto, il pensiero unico individua un nemico, non un avversario. La sua forza risiede nella derisione, nella paura, nell’esclusione del diverso e nella non accettazione delle dinamiche sociali così come le vediamo. Inoltre, oggi, il “pensiero unico” non ha bisogno di tribune, il suo verbo si propaga con estrema facilità e la sua visione si sparge come una macchia d’olio. A nulla valgono argomentazioni o spiegazioni, perché chi si nutre di certi slogan ha in mano la verità e, quindi, la soluzione.
Far parte di questa dinamica implica avere una fede deistica in chi “comanda”, o in chi propaganda una certa “idea” o “pensiero”, ed è così che una folta schiera di personaggi di scarso spessore, sia umano che culturale, diventa un faro nella notte.
La situazione, però, è assai preoccupante perché chi ha in mano il “potere”, oggi, ha in mano anche la rete con tutti i dati che gli abbiamo fornito noi, spontaneamente, e oltre al controllo del concime per i consumi, può trasformare queste dinamiche in forza eversiva per trarne vantaggio. Scusate se è poco!
Fa rabbrividire quanto potere sia in mano a tecnocrati e leader di dubbia morale che controllano i dati, quasi tutta la IA, il mercato di armi, lo spazio, la ricerca, l’economia, la finanza… e che una fascia della nostra società, la stessa che diceva “ci vogliono controllare”, si senta tutelata da questi brutti ceffi che, guarda caso, attuano il “controllo”.
Sparlavano di “NWO”? mi sembra che siano stati accontentati, e i talebani occidentali sono pronti a prendere il potere, anzi, alcuni hanno già preso il potere (ah, i cattivi sono i cinesi, mi raccomando!).
Mi sembra chiaro che per non ritrovarci con ballerine “no vax” al potere (è una metafora) e ricercatori scientifici in manette occorra emanciparsi dalle reti sociali e tornare a dare valore allo studio e alla pratica del dibattito, ma la vedo assai difficile.
Ma lo scopo di tutto questo? Divide et impera disse qualcuno, non è cosa nuova. Il risultato evidente è che l’Europa, ridotta a figurante, incastrata in dinamiche economiche e in connessioni finanziare che ne deturpano l’anima, nonostante sia ancora animata di dinamiche che ne rafforzano l’unione, è minacciata da un poderoso rigurgito di nazionalismi estremisti che la neutralizzano armati di pensiero unico. Qui prodest? Lo sappiamo.
E noi, con le mani sul tavolo rotondo, diciamo “Europa, se ci sei, batti un colpo!”.
Claudio Fiorentini
