Libertà di stampa o confusione dell’informazione?

Non occorre che io parli dell’insediamento del nuovo governo, cosa di cui si è scritto e detto fin troppo, spesso a sproposito; credo, però, che sia necessario criticare l’atteggiamento di alcune testate italiane che, invece di dar vita ad un dibattito autorevole, stigmatizzano la cattiveria o l’inadeguatezza di questo o quel politico, parlando, ormai per vizio, di persone e non di idee.

Questo si deve, probabilmente, all’impreparazione di una classe giornalistica e alla debolezza del ragionamento di una classe politica. Intendiamoci, sarebbe un errore se io facessi di tutta l’erba un fascio, ma se il politico ha un pensiero debole e il giornalismo, privato di autorevolezza, si riduce ad essere cassa di risonanza, la frittata è ben sbattuta e pronta per la padella.

Riporterei qui un paio di esempi di dibattiti poco edificanti (ce ne sono molti) che ho seguito su alcune “autorevoli” testate giornalistiche.

In un dibattito di qualche giorno fa, l’ospite, un degno rappresentante della forza politica di maggioranza, asseriva che la gestione del green pass è stata una questione più religiosa che scientifica, che il governo anteriore e gli scienziati hanno mentito dicendo che con il vaccino non ci si contagiava, che la gestione della questione mascherine è stata fonte di traffici loschi (beh, effettivamente qualche pasticcio è stato fatto) e roba simile.

I giornalisti che partecipavano al dibattito non hanno saputo ribattere l’incontenibile logorrea del politico e mi chiedo: cosa ci voleva a rispondere che il Green Pass è l’applicazione di una normativa europea (infatti dovrebbe chiamarsi Certificazione Covid Europea) ricordando che anche un non vaccinato, facendo il test, poteva averlo; cosa ci voleva a dire che è stato applicato in tutta la UE e anche, in forme diverse, in altri paesi… e invece: scena muta!

Per quanto riguarda le supposte menzogne di scienziati e governo anteriore, anche lì, invece di dire che sin dal primo giorno è stato detto che i vaccini danno una copertura che previene il contagio in alte percentuali (mai, che io ricordi, si è parlato di copertura totale) e che ti consente di avere gli anticorpi per combattere l’infezione… ma ancora scena muta! Eppure potevano facilmente riportare articoli di due anni fa che smentivano l’accusa fatta dal politico invitato.

Altro esempio, di qualche tempo fa, il termovalorizzatore, che una forza politica si ostina a chiamare inceneritore. Ebbene, qui i giornalisti non dicono come funziona il sistema, non dicono che l’inceneritore è un sistema del 1874, mentre il termovalorizzatore è un sistema che nasce nel 1903 e che si è andato via via perfezionando e che grazie allo sviluppo della tecnologia i fumi vengono depurati in maniera assai efficace, non dicono che bruciando l’immondizia si produce energia elettrica, la stessa che oggi al 60% viene prodotta bruciando gas, e che anche con il gas ci sono fumi.

Non dicono che l’immondizia da sola produce più inquinamento se non viene opportunamente “trattata”. Non parlano degli studi e delle ricerche che quantificano il danno per l’ambiente di uno o dell’altro sistema o, peggio, delle “non scelte” fatte da chi si oppone per impuntamento ideologico all’utilizzo di uno o dell’altro sistema. Scena muta!

Ora, io posso anche non sapere nulla della questione, ma credo che sia obbligo dei giornalisti informarsi e dare la giusta visione delle cose, altrimenti la superficialità e la menzogna continueranno a logorare la verità.

Ma spezziamo una lancia in favore di chi, spesso inconsapevolmente, opera a favore della mistificazione: l’informazione sulla quale basano le loro affermazioni, a meno che non abbiano competenze specifiche in biotecnologia, in epidemiologia, in chimica o in ingegneria (per rimanere nel campo dei due esempi riportati), anch’essa viene da testate giornalistiche, quindi è scritta prevalentemente da giornalisti e raramente da uomini di scienza che, invece, pubblicano i loro studi su riviste specializzate. D’altro canto, per leggere gli articoli tecnici, anche se divulgativi, occorre una certa competenza e non ci si deve fermare a una citazione che poi diventa uno slogan, secondo me il vero cancro dell’informazione.

L’informazione giornalistica è, per sua natura, una rappresentazione dei fatti, ma non sempre è frutto di uno studio approfondito e raramente cita le fonti da cui quella rappresentazione è tratta. Ammesso che le fonti siano autorevoli pubblicazioni, dubito che un giornalista le legga per intero, certo è che gli studi fatti da uno scienziato sono molto più approfonditi di quelli che farebbe un giornalista, soprattutto se tuttologo, prima di scrivere il suo articolo e, in special modo, se condizionato da linee editoriali politiche o, peggio, scandalistiche.

Qui veniamo al punto: il giornalismo oggi (ne ho parlato in un articolo recente) è a caccia di “click”, corre e va di fretta. Inoltre, con tutti gli interpreti della realtà che popolano la blogosfera, abbiamo un minestrone scomposto di “informatori” della verità, tutti convinti, tutti saccenti, tutti “autorevoli”, tutti bravi e, ancora di più, tutti invasi dal verme del “non ce lo dicono”, e la confusione regna sovrana.

Non sempre il politico è immune da queste dinamiche. Non gliene faccio una colpa, ma da elettore mi guarderei bene dal portare in parlamento persone che cercano (e trovano) la verità sulla blogosfera. Esiste, tra l’altro, una classe politica che ha saputo cavalcare queste dinamiche traendone profitto; questo, secondo me, è pericoloso, perché non si fa politica per il “senso dello Stato”, senso ormai raro, ma per portare al potere il proprio credo a prescindere dallo Stato. E gli “informatori” (specie quelli improvvisati che oggi chiameremmo “bloggers”), creando confusione, sono complici.

In conclusione, sebbene mi ostini a credere che l’informazione autorevole esista, devo notare che la memoria è corta un po’ ovunque e che l’informazione da bar impera anche nelle testate più importanti, per cui la mistificazione del passato, che andrebbe contrastata con argomentazioni e ragionamenti, può trovare terra fertile. E se l’Italia per Reporters sans frontières è passata dal 41º posto del 2021 al 58º posto del 2022 nella classifica mondiale della libertà di stampa, lo dobbiamo all’incapacità di informare correttamente più che alla censura, ma non è motivo d’orgoglio.

Claudio Fiorentini


https://rsf.org/fr/classement?year=2022

 

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