Analisi di alcune opere metafisiche di De Chirico (X)

Ciò che vi propone la rubrica Al Nord della Polare, è una serie de pubblicazioni, le quali argomentano inizialmente intorno ai due termini quali sono “Spazio e Tempo”. Questi, nel susseguirsi delle pubblicazioni saranno applicati allo studio dell’arte pittorica, in particolare allo sviluppo artistico del 900, del quale sappiamo protagonisti diversi movimenti artistici. Accenneremo al carattere di molti confrontando le motivazioni, ma in particolare si darà maggior protagonismo all’opera metafisica, e quindi, al più grande Maestro del 900 Italiano. Vi invitiamo a seguire la lettura con dedicata attenzione, in quanto porta con se le premesse per capire l’arte e lo sviluppo di questa nel 900.


“L’INCERTEZZA DEL POETA” – “LA CONQUISTA DEL FILOSOFO

“IL SOGNO TRASFORMATO”- “LA PASSEGGIATA DEL FILOSOFO”


Francesco Santoro

 

“Incongruenti” ed “insensati” appaiono gli accostamenti che emergono nell’opera metafìsica di De Chirico. Accostamenti che scaturiscono improvvisamente quasi come un capriccio, o tale diventano dopo un più complicato percorso di retrocessione; di perdita, appunto di senso e di identità.

Accostamenti che possiamo vedere sintetizzati in quei quadri che chiudono questo primo periodo metafisico, ‘L’incertezza del poeta’, ‘La conquista del filosofo, ‘Il sogno trasformato’, ‘La passeggiata del filosofò. Sono opere queste che abbiamo qui riunito sotto un’unica analisi per via degli elementi iconografici e le tematiche simili fra loro.

L’impianto compositivo e soprattutto il piano ribaltato come vediamo è una costante che si ripete in tutte le opere di questo periodo.

 

Nell’‘’incertezza del poeta’ il piano che si ribalta verso lo spettatore accoglie alcune apparizioni nuove, che in certo qual modo si ripetono nel ‘Sogno trasformato’ o nella ‘Passeggiata del filosofo. Si tratta appunto di frutti tropicali (natura incontaminata e felice, senza tempo, quella che Calvesi vuole rimandi a Gauguin) un casco di banane, accostato ad una statua che qui assume un simbolo di rimando alla civiltà alla cultura, all’arte, al pensiero, ma soprattutto al tempo della storia.

Analogamente succede, nel ‘Sogno trasformato’, o nella ‘Passeggiata del filosofo in cui la testa di marmo rappresentante “Zeus” ha davanti a sé al posto delle banane, due grossi carciofi. “…L’ ‘incertezza del poeta’ e ‘La passeggiata del filosofo (spiega Calvesi) sono verosimili fra loro, sono due scelte o polarità che tuttavia non si escludono nella solidale assenza del significato ultimo, nel vanificante imperio del destino: `enigma di fatalità’ simbolo di valore intransigente. Templi antichi luci ed ombre incastonati, tutti gli dei sono morti (…) una città, una piazza, un porto, delle arcate, dei giardini, un ricevimento serale; Tristezza, `Nulla’. E i carciofi sono un inganno, sono `di ferro.”

Calvesi nel suo testo ‘La metafisica schiarita’ cita la mostra degli impressionisti tenuta nel 1910 a Firenze e promossa da Soffici, mostra che De Chirico avrebbe visto e rimanendo affascinato da Van Gogh e da Gauguin, dei quali apprezzandone l’efficacia espressiva del colore articolato per piani, ne sia stato in qualche modo influenzato, soprattutto da Gauguin la quale influenza si estese anche, sempre secondo Calvesi, all’iconografia.

Calvesi qui fa riferimento in particolare al casco di banane in primissimo piano, come appaiono nei quadri in questione del grande metafisico.

 

Infatti cita a paragone di questi, il quadro di Gauguin ‘Tavolo con casco di banane e tre figure’ del 1891, secondo il quale, questo modo di far avanzare verso l’occhio dello spettatore frutta o altri oggetti posati su un ripiano, colpiti da una luce bassa che getta lunghe ombre, plasmati dal colore, e dal tratto sintetico, non avrà mancato di suggestionare De Chirico. Per cui secondo Calvesi, De Chirico farebbe nascere il suo originale linguaggio dalla non meccanica convergenza di due emisferi fin li separati; la cultura d’immagine tedesca e quella francese; dall’influenza `diurna’ di Gauguin e dall’ambiente parigino, innesto così perfetto che rende a prima vista irriconoscibile tale influenza.

Ma ritorniamo al casco di banane che vediamo in primissimo piano nell’ ‘Incertezza del Poeta’ e nel ‘Sogno trasformato’, non è escluso il rimando alla vicenda politica Italiana e quindi all’occupazione della Libia del 1911, paese questo, caldo come l’Africa in cui cresce un simile frutto, ora accostato ad una `civiltà storica’ a una `cultura classica Italiana’ rappresentata appunto nel quadro dalla statua o dalla testa di gesso in fianco alla quale oltre alle banane, a prova della validità di quest’ultima annotazione vi sono altri due frutti tropicali, cioè gli ananas che rimandano anche essi all’Africa, o a paesi caldi come la Libia di cui dicevamo prima.

 

Rimando sottolineato inoltre, se si vuole, anche dal cannone che è rappresentato nel ‘La conquista del filosofo e dal colore giallo, carico e sporco di cui è dipinto il suolo, colore che immancabilmente richiama alla memoria il deserto quindi luoghi tipici dei suddetti paesi caldi. Si tratta dunque di un chiaro rimando all’Africa, sostenuto anche dalle pagine scritte da De Chirico e Savino, i quali parlano di `sentimento Africano’.

Sia nel ‘Sogno trasformato’, sia ne ‘L’incertezza del poeta’, che nella ‘Conquista del filosofo scorrono lunghi treni, o bianchi velieri, sulla rotaia dell’orizzonte e dietro loro come una quinta in ombra scivola la parete rossa che nasconde tutto ciò che è mortale dall’infinito. Nel quadro ‘La conquista del filosofo De Chirico riunisce tutti quelli che sono gli elementi caratterizzanti di questo periodo, egli crea uno spazio figurato che appare come un `rebus’ in cui tempi e spazi concorrono per la soluzione finale. Dal treno al faro al veliero, dalla ciminiera alla Torre al muro bastionato, dall’orologio al cannone ai carciofi. Ogni elemento indica e possiede uno spazio e un tempo, che frapponendosi agli altri perde le sue qualità di tempo e di spazio, per assumerne una nuova, che è di tutta l’unità spaziale dell’opera.

Ne sono un esempio gli orologi, che continuano a segnare sempre le ore alte del sole, ore alte come le Torri imbandierate che mirano anche esse allo Zenit come al punto più eccelso dell’infinito, lo stesso infinito che ci sottolinea il formato della tela e la testa di “Zeus” nel ‘Sogno trasformato.’

 

Si mescolano così tempi e spazi in avventurosi accostamenti, come il tempo dell’infanzia, rievocato dal cannone che oltre a contenere un chiaro rimando al tempo presente (la guerra) fa riemergere il cannone giocattolo di cui De Chirico parla nelle memorie, cannone che ora si sposa ai carciofi simbolo come abbiamo già detto di paesi caldi come l’Africa o forse come la Grecia stessa.

L’organizzazione dello spazio in queste opere, nonostante lo includa, esclude ogni richiamo al reale naturale. Il lontano mare, o i singoli frutti, carciofi, banane, ananas vogliono essere più che altro un rimando spazio temporale, inoltre occupano un così piccolo spazio nel grande impianto artificiale che la loro presenza vista sotto l’aspetto di natura diventa una parvenza irrilevante nel contesto dell’opera.

Appare invece rilevante lo spazio delle forme svuotate dai repentini accostamenti nello spazio vuoto o senza tempo, che suscita un’atmosfera d’incertezza, di paura, di presagio, dove ha luogo un unico dramma quello del tempo, in cui i protagonisti sono orologi che scandiscono un tempo diverso spaesando e disorientando.