Farsi male

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Il mese scorso, prima di partire per la Sardegna, volevo farmi del male. La decisione non è mai deliberata, solo mentre me lo sto facendo prendo coscienza che era ovvio che così me lo sarei fatto. Insomma, un’ovvietà poco presagita. Una tautologia emotiva.

Farmi del male, di solito, ha le sembianze del passato e l’indulgenza sulle sue forme ormai sbiadite.  Non è un passato nostalgico, è solo la malinconia del tempo che passa e che prende forma di luoghi fisici, angoli, vicoli, piazze della città.

Senza accorgermene ho camminato tanto, in un’ora di punta, e sempre senza accorgermene sono arrivata alla Gran Via. Da quel momento in poi, la passeggiata si è trasformata in una spinta collettiva. Avanzavo, ma più che altro venivo avanzata passivamente, a forza di gomitate, spallate, ressa, fastidioso vociare.

È cambiato molto dal 2005, da quando me ne andavo sculettando per la stessa strada a tutte le ore. Allora mi chiedevano di dove fossi. Essere italiana era ancora un orgoglio: Raffaella Carrà, il cinema, la musica, la moda e la cucina.

¡Ah, que bonito! Rispondevano. E allora iniziava l’elenco dei posti visitati, Roma al primo posto. Insomma, al contrario di ciò che avveniva quando lo storico consorte, aragonese DOC, stava qui in Sardegna. Ma quando gli chiedevano di dove fosse, e lui rispondeva “de Jaca”, la sua elegante cittadina sui Pirenei, ammutolivano. Usciva troppo fuori dai luoghi comuni, letteralmente. Inoltre ne storpiavano la fonetica e la facevano diventare “Cacca”. Analogamente con me – del resto i processi mentali di categorizzazione sono sempre gli stessi – quando rispondevo “soy de Cerdeña” alla seconda domanda, il commento era sempre “¿La isla? ¿De Palermo?”.

La mia isola non era ancora ben identificata, era l’isola che non c’era e che veniva scambiata per quella che c’era: la Sicilia. C’era proprio da sentirsi esotici! Ci rimanevo un po’ male.

Poi è arrivata Ryanair, che ha compiuto la rivoluzione nonostante i libri di geografia. Non sono in grado di dire se a largo plazo abbia sortito più danni che vantaggi, ma io sono riconoscente a Ryanair. Al di là di tutti i suoi difetti, come cambiare continuamente normative o renderti i voli impossibili – ma di questo ne parlerò in un altro momento -, ha fatto conoscere la Sardegna, l’ha differenziata ampiamente da Sicilia e Corsica e soprattutto mi ha salvato il matrimonio con lo storico consorte col diretto Cagliari/Madrid.

A questo pensavo mentre venivo spinta sulla Gran Via e mentre mi confondevo tra sardi e italiani urlanti senza più essere esotica. Il traffico è raddoppiato e il rumore più persistente sono le rotelle dei trolley che non ti danno tregua.

Avevo fatto giuramento di non passare più in certe strade, ma farsi del male significa questo.

La Gran Via e Sol sono tra quelle bandite. Forse potrei passarci alle 4 del mattino, ma ormai dormo profondamente a quell’ora, non sono più la nottambula di una volta. Però ci sono stradine che resistono con parvenza di autenticità, e quando ne trovo una saltello di gioia. Sono finita proprio in una di queste, nei pressi del centro storico, dopo essermi fatta del male.

Girato l’angolo è scemato il chiasso di rotelle e urla, ho preso l’aperitivo in una caffetteria dal sapore antico, col cameriere in divisa, che ancora mi colpisce tanto, e poi una tortilla de patatas. Sembrava di stare in un paesello, e il campanile ha scoccato le ore. Quelle ore che passano ma non ripassano più.

Buone vacanze!

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