Bibi e il fantoccio

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

 

Per le vacanze di Pasqua sono tornata in Sardegna, sola soletta. Lo storico consorte è andato a fare trekking a Machu Picchu e Sciolli è rimasta in Olanda. A me stare da sola in Sardegna piace. Credo che sia tutta salute separarsi ogni tanto e rincontrarsi con tante cose da raccontare. Inoltre, mi fa pensare alla mia vita sempre in transito e mi fa riacquistare orari più consoni alla mia infanzia. Noto però, che dopo una ventina di giorni circa, mi stanco di stare in Sardegna e voglio rientrare in Spagna. Questa volta a maggior ragione, visto la rilassante atmosfera mondiale che ci accompagna senza sosta.

L’idea di poter rimanere bloccata, come durante l’epidemia, mi ha messo fretta di tornare. Inoltre, la politica da telenovela italiana, che non finisce mai e  che si arricchisce di capitoli sempre nuovi, mi dà la nausea e mi stufo di rispondere agli spagnoli che, sin dai tempi di Berlusconi, mi chiedono se è vero che il ministro questo o quello ha fatto questo o quello. Forse sono io esagerata, non lo so. Ma resto sempre sorpresa dai telegiornali spagnoli, che mi sembrano sempre più diretti e obiettivi di quelli italiani, almeno per quel che riguarda i servizi internazionali.

Al rientro però, sono stata colpita da un fatto piccino che ha assunto una rilevanza internazionale, senza intenzione deliberata dei protagonisti, e dalla reazione dei coinvolti. Perciò, anche questa volta, mi trovo costretta a rimandare l’articolo sui cibi che mi piacciono e a deragliare un po’ dall’oggetto della mia rivista.

Dunque, qua in Spagna il lunedì di Pasquetta è festa solo in alcune località. Ciò che ha importanza è la Settimana Santa con le sue processioni, austera e severa, mentre il giorno della resurrezione molte località del paese esplodono letteralmente in celebrazioni vivaci e pirotecniche. In Andalusia, per esempio, si festeggia col tradizionale rogo di Giuda (quema de Judas)

Bruciare un fantoccio nel periodo pasquale o alla fine dell’inverno è un atto apotropaico e purificatore, profondamente radicato  nella tradizione popolare europea. Questo atto rituale unisce antichi culti precristiani, legati alla fertilità della terra, con la simbologia cristiana della morte e della rinascita. Bruciare un fantoccio rinnova energia e desideri. Il fuoco allontana tutto ciò che è male, simbolizzando un nuovo inizio e una rinascita senza influssi negativi del passato. Quest’anno Pasqua cadeva il 5 aprile e  gli abitanti  di El Burgo, paesino di 1758 anime, della provincia di Malaga, hanno bruciato un pupazzo pieno di polvere da sparo, alto 7 metri, con le fattezze  di Netanyahu.

Il ministero degli affari esteri israeliano, che non si sa per quali vie sia venuto a saperlo, ha qualificato il fatto come carico di “odio antisemita atroce” e ha convocato la incaricata degli affari esteri – visto che l’ambasciatrice è stata formalmente revocata da tempo – a Tel Aviv, per protestare. Netanyahu ha accusato la Spagna, nella persona di Pedro Sánchez, di alimentare una guerra diplomatica contro Israele.

La sindaca di El Burgo, sorpresa che Bibi non avesse altro da fare che occuparsi del suo paesello, ha difeso l’usanza, sostenendo che l’azione non era certo antisemita, ma che era una critica politica alla gestione del conflitto a Gaza. Il fantoccio era stato scelto infatti, per rappresentare il male e come protesta alla offensiva militare  israeliana nella Striscia di Gaza, con gli slogan “No alla guerra” e “Stop al genocidio”.

Del resto, ogni anno, questa tradizione andalusa ha sempre scelto una figura pubblica diversa per rappresentare gli aspetti negativi per la comunità. L’anno scorso Trump, prima ancora Putin, Maduro e così via.

Le reazioni degli abitanti sono state davvero emblematiche. Come ho già scritto varie volte, spagnoli e spagnole non hanno paura di dire le cose in maniera diretta e senza filtri. Ma in questo caso, erano stupefatti di aver acquistato rilievo internazionale e non si capacitavano che un capo di stato di quel calibro fosse venuto a conoscenza di quella festa e potesse prendersela con un piccolo paesino, decontestualizzandola completamente dalle sue radici storiche e antropologiche. Inoltre, come ci si poteva arrabbiare per un pupazzo di cartapesta dopo che migliaia di bambini erano stati ammazzati? Insomma, che Netanyahu se fuese a freir esparragos (andasse a friggere asparagi).

Ecco, a me queste reazioni espresse con tanta dignità e buon senso, da un piccolo borgo rurale, hanno alimentato un rogo d’amore per questo meraviglioso popolo.

Ergo, sono felice di vivere in Spagna. Bisognava pur che lo dicessi!

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