Mamma, Mami, Mom


Mamma, Mami, Mom

Madre non è soltanto una parola,
né un semplice fatto di natura o di sangue;
madre è affanni nei silenzi,
è chi ricompone il mondo
quando tutto sembra crollare.

La mamma è l’architettura invisibile
che regge i giorni più fragili,
che sa fare del mangiare una tenerezza
e della stanchezza un rifugio,
anche quando l’anima è stanca e il corpo brucia.

Madre è la prima voce dell’anima,
quella che insegna a dire “ti voglio bene”,
la radice segreta di ogni speranza,
la fonte del bene che ci abita.

Madri sono anche quelle mani
che non hanno dato la vita,
eppure hanno imparato a custodirla meglio di chiunque altro;
braccia che scelsero di restare
quando altri decisero di andarsene,
cuori che insegnano ad amare
senza aver mai udito un battito nato da sé.

Perché madre è anche chi si prende cura,
chi protegge senza chiedere nulla,
chi raccoglie la paura a mani nude
e li trasforma in coraggio condiviso.

Sì, esistono assenze che fanno male come crepe,
nomi che non sono mai diventati casa;
ma è proprio da quell’ombra
che risplendono più forti
quelle che hanno scelto di essere luce, senza dovere.

Oggi non celebriamo soltanto il sangue,
ma il gesto immenso di amare senza misura:
tutte quelle che sono state, che sono, che saranno rifugio,
quelle che hanno scelto di restare,
quelle che hanno fatto di un destino altrui la propria vita.

E poi ci sono madri che non camminano più tra noi,
ma non se ne sono andate davvero:
hanno seminato eternità nei nostri cuori,
sono diventate eco,
voce sottile che accompagna,
presenza che consola anche da lontano.

Vivono nei ricordi che scaldano,
in quella voce interiore che ancora ci guida nella notte,
nel modo in cui abbiamo imparato a chiamare l’amore
quando eravamo solo un battito nel loro grembo.

Sono un’assenza che non si spegne,
una traccia che il tempo non consuma,
un rifugio segreto in cui il cuore ritorna
quando il mondo si fa troppo pesante.

E anche se non possiamo più stringerle,
l’amore continua a sostenerle oltre la vita;
perché chi è stato custodito da una madre
porta per sempre il suo infinito nel petto,
e un’eternità che vibra in ogni ferita e in ogni carezza.

Perché, alla fine,
madre è chi ama così profondamente
che il mondo, grazie a lei,
trova sempre un motivo
per ricominciare.

A voi,
custodi del mistero più grande,
architette dell’impossibile,
capaci di far nascere la vita
là dove prima c’era solo silenzio.

A voi, che ci che ci avete portato al mondo
e ci sostengono in esso,
che fate del dolore un inizio
e dell’amore
in un destino.

Che questa festa
— estesa a tutti i giorni dell’anno —
vi restituisca in luce ciò che donate in silenzio,
rafforzi il vostro respiro e la speranza,
e avvolga il vostro spirito con la stessa dolcezza
con cui avete avvolto la vita,
perché la vostra essenza,
indomita e luminosa,
resti eterna
oltre il tempo,
oltre ogni confine.

Giampiero Posa

 


Mamma,  Mami, Mom

Madre no es sólo un nombre
ni la raíz biológica del abrazo;
madre es quien se desvela en silencios,
quien reconstruye el mundo
cuando todo parece desmoronarse despacio.

Madre es la arquitectura invisible
que sostiene los días más frágiles,
la que convierte el pan en ternura,
y el cansancio en refugio,
aunque el alma le pese y el cuerpo le arda.

Madre es la primera escuela del alma,
la palabra que enseña a decir “te quiero”,
la raíz de toda esperanza,
el origen de lo bueno que llevamos dentro.

Madre también son las de las manos
que no gestaron vida,
pero aprendieron a sostenerla mejor que nadie;
brazos que eligieron quedarse
cuando otros decidieron irse,
corazones que enseñaron a amar
sin haber escuchado un primer latido propio.

Porque madre también es quien cuida,
quien protege sin condiciones ni títulos,
quien recoge los pedazos del miedo
y los transforma en coraje compartido.

Y sí, hay ausencias que duelen como grietas,
nombres que no supieron ser hogar,
pero incluso en esa sombra
brillan más fuerte aquellas
que eligieron ser luz sin obligación.

Hoy no celebramos sólo un vínculo de sangre,
sino el acto inmenso de amar sin medida:
a todas las que fueron, son y serán refugio,
a las que eligieron quedarse,
a las que hicieron de otro destino… su vida.

Algunas madres ya no están en la tierra,
a ellas también las conmemoramos,
porque dejaron su eternidad sembrada en el alma;
no se han ido: se transformaron en eco,
en susurro que acompaña,
en presencia que alienta incluso en la distancia.

Viven en cada recuerdo que abraza,
en la voz interior que aún guía en la noche,
en la forma en que el amor aprendió a nombrarse
cuando aún éramos latido bajo su vientre.

Son ausencia que no se apaga,
huella que el tiempo no borra,
refugio invisible donde el corazón regresa
cuando el mundo pesa demasiado.

Y aunque el abrazo ya no pueda alcanzarlas,
el amor las sostiene más allá de la vida;
porque quien fue guardado en el universo de una madre,
lleva para siempre su infinito en el pecho,
y la eternidad latiendo en cada herida y cada caricia.

Porque al final,
Madre es quien ama de tal forma
que el mundo, gracias a ella,
siempre encuentra una razón
para volver a empezar.

A ustedes,
portadoras del mayor misterio,
arquitectas de lo imposible,
capaces de abrirle paso a la vida
donde antes sólo habitaba el silencio.

A ustedes, que nos trajeron al mundo
y nos sostienen en él,
que convierten el dolor en origen
y el amor en destino.

Que esta conmemoración
(extensiva a todos los días del año)
les devuelva en luz lo que entregan en alma,
les fortalezca el pulso y la esperanza,
y abrace su espíritu con la misma ternura
con la que han abrazado la vida,
para que su esencia,
indomable y luminosa,
permanezca eterna
más allá del tiempo,
más allá de todo.

Giampiero Posa

Lascia un commento