L’ombra del padre

Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo

di Fabián Soberón

Tornai perché la domanda riecheggiava nella mia testa come un tamburo empio.

Tutti i miei appunti riguardavano gli eroi del passato, figure reali o confuse  di Naranjo Esquina. Senza volerlo avevo creato un pantheon irregolare e minuscolo con i personaggi dimenticati di un paese perduto in una provincia lontana. Ma c’era qualcosa che non aveva risposta ed era una storia che non importava a nessuno e, forse per questo, riguardava solo me.

Mia madre era già morta e non avevo nessuno a cui chiedere i documenti di un uomo che avevo frequentato poco e che, perfino direi, non conobbi. Dato che Hasper era un anziano curioso ed esasperato, nei molti anni della sua lunga vita, si era incontrato con tutti i tipi di ragnatele e microbi . Tra questi, mio padre.

   Hasper era disteso e parlò con la bocca asciutta finché non aprì un vino rosso e mi invitò. Alternava la sigaretta con il bicchiere viola.

   Mio padre era stato un brav’uomo, un ragazzo di strada, qualcuno che era più facile incontrare nei bassifondi che a casa. Era un uomo di parola che si era messo in un grosso pasticcio proprio all’inizio delle corride tra i narcotrafficanti.

   Tolsi di nascosto il registratore e Hasper fece un gesto sprezzante con il braccio, quel braccio magro, unto e flacido che penzolava come uno straccio.   Misi via l’apparecchio e lui si  dedicò a recuperare quelle ombre che rimangono  intrappolate negli angoli  più reconditi del cervello.

   Eduardo Hasper era al corrente di tutti i movimenti del paese e conosceva a fondo le baraccopoli, le prostitute, le rapine a mano armata,le tentate rapine e i ricatti. Quando mi servivano alcune informazioni, senza pensare, mi rivolgevo a lui.

Fece un respiro e scoppio a ridere.  Disse che non era così facile dire la verità quando il sentimento si interponeva. Quella notte, lontano dalle cassette di frutta e più vicino all’abbaiare dei cani e alla luna che aleggiava come una dama bianca, oscura e serena. Disse in modo sibillino e precario: quando si intromettono i sentimenti  la verità ha la forma di un segreto. È come un baule chiuso che non si può aprire perché quando si apre provoca un dolore che niente può curare.

   Gli disse che avevo sentito segreti durante tutta la mia vita ma che questo mi colpiva come una freccia velenosa e amara.

   Secondo Hasper, mio padre era giovane quando si legò con una ragazza dell’aristocrazia locale. Helena Arístides de Ducase era il suo nome completo e i suoi cari e le ragazze più raffinate la chiamavano Helenita. I miei genitori non si conoscevano nemmeno. Helenita era ricca, come lei nessun’altra e aveva la vita davanti a sé. Si innamorò una notte, tra un bar e una passeggiata senza meta, poco prima che lui si incontrasse con la banda e pianificasse la rapina alla Banca Provinciale. Le cose tra Helenita e il mio futuro padre prosperarono. L’amore era inevitabilmente furtivo perché la famiglia di lei lo avrebbe rifiutato in ogni modo.Però la ragazza era tenace e nei giorni successivi si sarebbe incontrata con mio padre negli angoli più bui delle piazze di periferia e in luoghi meno sospetti.

Helenita non era a conoscenza dei movimenti di mio padre. Continuò ignara le uscite notturne e i baci nascosti mentre i suoi genitori preparavano il corteo per il futuro matrimonio con il figlio del governatore. Helenita aveva un piano: la notte  delle nozze avrebbe lasciato il suo pretendente in asso e sarebbe scappata con mio padre verso il capoluogo della provincia. Lì, li avrebbe aspettati un piccolo aereo che li avrebbe portati in un paese vicino.

Mio padre era emozionato e non sapeva – nessuno lo sapeva – che la notte della rapina il pretendente di Helenita si sarebbe trovato alla porta della Banca.

L’incaricato di consegnare il denaro alla Banca era lo stesso governatore perchè si trattava di un’operazione ufficiale.

La sparatoria inizio quando il camion aveva scaricato le valigie che portavano le banconote. La banda di mio padre sparò dalle panchine della piazza. In mezzo a questo scontro a fuoco si trovava mio padre che uscì, ingenuo e petulante per afferrare il figlio del governatore  e  prenderlo in ostaggio per poi riscuotere un riscatto.

Fu un’azione improvvisa e maldestra che terminò con la morte però in quell’istante nessuno verificò che quel piano,come minimo sarebbe terminato in quella maniera. Non appena mio padre camminò per la strada vuota della Banca, la polizia che custodiva il governatore rispose

con gli spari che lo ferirono e che uccisero un membro della banda.

Hasper versò un nuovo bicchiere di vino. E schioccò la lingua in segno di stanchezza.

Mio padre fu catturato e rimase in carcere per circa tre anni finché non ottenne la libertà su cauzione. Helenita, naturalmente, scoprì tutto quella notte stessa e da quell’istante decise che avrebbe smesso di vedere mio padre.

Si separarono. Lui rimase rinchiuso e ferito. Qualche tempo dopo conobbe mia madre. Si misero insieme e la notizia della gravidanza di mia madre gli permise di lasciarsi alle spalle i giorni sporchi. Nacqui Io.Due mesi dopo mio padre cadde in un’imboscata una notte all’uscita da un bar.  Due colpi di pistola misero fine a una felicità così breve come il suono doloroso di un proiettile.  Dicono che gli spari furono commissionati dal figlio del governatore.

Anche se Hasper non lo aveva detto, la sua intonazione e il suo modo di narrare mi fecero pensare che  aveva condiviso con mio padre l’idea della rapina alla Banca statale

Alla fine, Hasper era sempre stato un anarchico convinto.

L’unica cosa che disse fu che un ladro era come un bancario: entrambi aiutavano a mantenere il capitalismo.

Afferrò la bottiglia e si versò  l’ultimo sorso. Quella notte finimmo entrambi ubriachi. Lui ingoiò tanto vino da  bagnarsi le ossa. Io, invece mi ubriacai con quell’odore infrequente e insolito che deriva dal sapore del segreto crudele che è stato rivelato e che niente  può cambiare.


Traduzione di: Alessandro La Sala, Fiorella Pedercini, Chiara Saccani, Lidia di Cerbo, Marta Grimoldi, Massimo Grimoldi,  Paola Grillotti,  Silvia Breda-  con la supervisione  di  Ana Lia Zamorano insegnante di Spagnolo – Associazione Il Tempo Ritrovato- Lombardía – Italia

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