Anche quest’anno ho deciso di passare qualche giorno a Rimini, al mare, in una città con molti servizi e occasioni di divertimento ma che sa offrire anche un ambiente rilassato e soprattutto inclusivo.
Un ambiente dove ritrovo la mia comunità, dove posso indossare un crop-top o una spilla arcobaleno senza correre il rischio di sentirmi dare del “frocio”, dove in definitiva mi sento “comodo e al sicuro”.
La vacanza in una città, una località di mare o un’esperienza in generale non riguarda solo dove vai. Dipende da come ti senti in quel luogo. Se sei una persona queer, seppur inconsciamente, ti chiederai se ti senti sicuro tenendo la mano del tuo compagno, se ti senti benvenuta o pensi invece di dover omettere alcuni aspetti della tua persona, se ti senti connesso in generale con l’offerta turistica. L’intrattenimento, la comunità e l’atmosfera ti fanno sentire bene? Ti senti accolta?
Come sottolinea Angelica Polmonari, attivista lesbica transfemminista per i diritti LGBTQIA+ e Chair del Women’s Committee di ILGA World, la federazione mondiale che riunisce oltre 2000 organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ in più di 170 Paesi, che una destinazione sicura per la comunità LGBTQIA+ è sicura anche per un pubblico femminile etero-cis che intende trascorrere una vacanza senza sentirsi continuo oggetto di attenzioni maschili indesiderate.
Negli ultimi anni il turismo LGBTIQA+ in Europa ha smesso di essere considerato una nicchia. È un segmento consolidato, con una domanda internazionale che cerca destinazioni sicure, inclusive e capaci di offrire esperienze autentiche. Destinazioni come Berlino ed Amsterdam sono ormai mete consolidate per i Pride nei mesi estivi e per le grandi feste nei mesi invernali. Lo stesso accade in Spagna in città come Madrid e Barcellona ma anche e soprattutto nelle località di mare come la storica Sitges, o le più recenti Torremolinos in Andalusia e Maspalomas nell’isola di Gran Canaria.
L’Italia può contare con esperienze come quella di Torre del Lago in Toscana, molto in auge nei primi anni 2000 ma che non è riuscita a mantenersi e svilupparsi nel tempo o con località invece con una buona offerta turistica friendly come la città balenare di Gallipoli in Puglia, un esempio di destinazione LGBTIQA+ italiano molto conosciuto ma che ha generato anche delle criticità tipiche di un turismo di massa e stagionale.
Anche in Italia quindi esistono una volontà ed un “coraggio” per offrire un’alternativa che sia in linea con le aspettative della comunità queer ma non si è ancora riuscito a sviluppare un progetto capace di capire fino in fondo la domanda, di renderla stabile nel tempo anche attraverso una stagionalità estesa e senza dimenticare che la destinazione rimane attraente quando sa mantenere la propria autenticità e pertanto pone attenzione ad uno sviluppo equilibrato di città che accoglie i turisti ma che continua ad essere anche dei suoi residenti.
Perché quindi anche quest’anno ho scelto Rimini e non un’altra destinazione più in linea con la comunità queer?
La Community 27 di Rimini, presente da più di 30 anni rappresenta molto più di uno stabilimento balneare: ormai da 6 anni, nella sua nuova veste di spiaggia arcobaleno è la dimostrazione concreta di come un progetto imprenditoriale possa contribuire a costruire un’offerta turistica distintiva e competitiva.

È un’esperienza d’impresa che ha saputo differenziarsi, intercettando una domanda specifica e creando un prodotto turistico riconoscibile, capace di attrarre visitatori italiani e stranieri.
Community 27 è un luogo in cui le persone queer possono vivere la vacanza con serenità, sentendosi accolte e rispettate. Questa spiaggia rappresenta un “luogo sicuro” dove poter vivere la propria vacanza con il proprio compagno o compagna senza il timore di essere cacciati per un bacio e senza dover rinunciare a quei naturali gesti d’affetto tra persone che si amano, per paura di un insulto o di una violenza.
La Community 27 però non è solo appendere una bandiera ma equivale ad un impegno solido e concreto per l’inclusione e contro ogni forma di discriminazione.
Qui sono esposte regole di comportamento che incoraggiano il rispetto di tutte le diversità o per un “corteggiamento 2.0”, la Community si distingue per un’inclusività a 360 gradi grazie all’uso di una comunicazione aumentativa alternativa (CAA): utile per comunicare con le persone non verbali in special modo con le persone autistiche.
Stefano Mazzotti, proprietario e gestore dello stabilimento ci racconta quanto sia stato complesso iniziare e quanto sia ancora necessario fare per creare davvero un luogo che accoglie le persone queer con professionalità: “all’interno de La Community 27 il personale viene concretamente formato all’accoglienza di ogni persona, con una formazione specifica che coinvolge professionisti del lavoro e del mondo educativo. L’idea è di offrire ai suoi dipendenti una più ampia possibilità di crescita sociale e professionale, portando l’attività ad aderire a protocolli certificati specifici in campo LGBTIQA+ e alla certificazione UNIPDR125 sulla parità di genere. Buona parte dello staff inoltre è rappresentato da persone neurodivergenti, per rimarcare l’ampio campo di progetti in cui La Community 27 è coinvolta in campo sociale”

Ma è sufficiente uno stabilimento balneare friendly per creare una destinazione turistica LGBTIQA+?
L’errore sarebbe pensare che basti una singola realtà per trasformare una destinazione. Le esperienze internazionali dimostrano il contrario. Località come Torremolinos e Maspalomas non sono diventate punti di riferimento del turismo LGBTQ+ grazie a un solo locale o a una sola spiaggia, ma attraverso un ecosistema fatto di hotel, ristoranti, bar, discoteche, eventi, servizi e una comunicazione coerente. Soprattutto, sono cresciute grazie a una strategia condivisa tra operatori economici, associazioni e istituzioni.
L’Italia possiede tutte le caratteristiche per competere in questo mercato ma quello che spesso manca è la capacità di trasformare queste risorse in un’offerta integrata e riconoscibile. Costruire una destinazione queer-friendly non significa creare spazi esclusivi, ma ampliare l’offerta turistica rendendola più ricca, moderna e accogliente per tutti.
È un investimento che genera valore economico, ma anche sociale. Una destinazione percepita come inclusiva è una destinazione che comunica apertura, sicurezza e qualità dell’accoglienza, elementi sempre più determinanti nelle scelte dei viaggiatori.
Per questo motivo il ruolo delle associazioni è fondamentale nel favorire il dialogo con la comunità e nel promuovere iniziative culturali ed eventi.
Il Rimini Summer Pride compie quest’anno il suo decimo anniversario e offre come ogni anno una settimana ricca di incontri tematici: un percorso non sempre facile ma che ormai rappresenta una realtà consolidata e capace di attrarre un pubblico non solo locale anche attraverso eventi come l’appuntamento sportivo della Rimini Rainbow Cup che si svolge a fine agosto, e altre iniziative che si realizzano durante l’anno.
Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, in relazione alla città, ci parla del suo attivismo e ci spiega che: “Arcigay Rimini è nata nel 1994 e da allora è cresciuta enormemente, ha contribuito alla politica locale con moltissime iniziative e ha saputo qualificare la sua azione in modo connesso alla cultura locale. Questa è la chiave della destinazione turistica per noi: non un “luna park” LGBTQIA+ ma l’esperienza quotidiana e viva della nostra comunità. Del resto questa è la caratteristica del turismo riminese, l’accoglienza e il carattere romagnolo vivace e originale sono la nostra arma segreta con turist* da ogni parte del mondo.
Questo vale a maggior ragione col turismo LGBTQIA+ che però deve avere anche la possibilità di trovarsi in luoghi identificabili e sicuri, e dopo anni di lavoro e grazie ad alcuni imprenditori finalmente questo è possibile. Arcigay e le nostre iniziative come il Rimini Summer Pride (che abbiamo sempre pensato come il pride dell’estate nella capitale dell’estate) hanno modificato significativamente la cultura del posto, vincendo diffidenze e pigrizie mentali che rendono difficile il riconoscere evoluzioni sociali e culturali. Possiamo dire che questa battaglia l’abbiamo vinta: durante il Summer Pride sul lungomare i bagnini espongono le bandiere rainbow per salutare la parata e questo è anche un cambio di paradigma profondo che indica una tradizione che però sa rinnovarsi”.
In merito alle imprese – dagli hotel agli stabilimenti balneari, dai bar ai locali notturni – queste sono chiamate a investire nella qualità dei servizi e nella formazione del personale.
Ma il vero elemento decisivo resta il coordinamento delle istituzioni locali, che devono essere in grado di costruire una visione di lungo periodo, facilitare le reti tra gli operatori e promuovere il territorio sui mercati nazionali e internazionali.
Le istituzioni locali come il Comune di Rimini e la Regione Emilia Romagna, sono da ormai diversi anni attori impegnati concretamente nella promozione e visibilità della comunità queer. L’Assessore del Comune di Rimini Francesco Bragagni, sempre presente ad ogni iniziativa di Arcigay, ci spiega che: “Rimini si conferma terra di libertà: nel decimo anniversario del Pride che vedrà anche quest’anno tanti partecipanti e importanti ospiti, Rimini rafforza la sua identità turistica inclusiva rimanendo un punto di riferimento per la comunità LGBTQlA+.

Questo grazie all’impegno delle Istituzioni e ad una fitta rete associativa che ribadisce con il suo lavoro l’importanza dei diritti e delle politiche di genere.
Un esempio in questo senso è stata l’intitolazione della Passeggiata Marcella di Folco, politica trans ed interprete di Fellini, che conduce cittadini e turisti dal piazzale Kennedy noto per il Belvedere cuore del PSBO (Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato), al mare, a pochi metri dalla Community 27 e dal Chiringay.
Un esempio di come la toponomastica possa tutelare la memoria di chi ha rappresentato la storia di una comunità e ha svolto una funzione pioneristica nella battaglia per i diritti civili.”
Non si tratta più quindi di una scommessa.
La Spagna ha già dimostrato che questa strategia funziona. Torremolinos e Maspalomas sono oggi tra le destinazioni LGBTQIA+ più importanti d’Europa, con un impatto economico significativo e una stagione turistica che si estende ben oltre i mesi estivi con le varie feste tematiche. Il loro successo non è infatti nato per caso, nasce invece da investimenti continui, competenze specifiche, promozione internazionale e una governance capace di mettere attorno allo stesso tavolo la funzione del pubblico e del privato.
Anche in Italia è possibile intraprendere questo percorso, ma servono consapevolezza e coraggio in particolar modo da parte delle istituzioni e pertanto anche della politica. Non basta dichiararsi inclusivi: occorre acquisire competenze, conoscere il mercato, costruire prodotti turistici adeguati e garantire continuità nel tempo. Solo così un progetto può consolidarsi, essere riconoscibile internazionalmente e diventare un vero motore di sviluppo giusto e sostenibile per il territorio.
Esperienze come La Community 27 dimostrano che la strada è già stata aperta. La sfida, oggi, è fare in modo che non rimangano iniziative isolate, ma diventino parte di una strategia più ampia capace di rafforzare la competitività delle destinazioni italiane. Perché il turismo LGBTIQA+ non è soltanto un’opportunità di business: è un modello di sviluppo che rende i territori più accoglienti, più innovativi e, in definitiva, più attraenti per tuttx.
