Il gioco del calcio è uno sport popolare, democratico, che parla a tuttx: basta avere un materiale qualsiasi, farci una palla con del nastro adesivo e iniziare a giocare. Il calcio è per tuttx, ma non sempre: spesso è uno sport che esprime aggressività, maschilismo, omofobia, razzismo. Se fin da bambino ti piace il calcio ma capisci che non appartieni a quel gruppo più o meno omogeneo di ragazzi, non sei tu a rifiutare quello sport, ma è quello sport, con il gruppo, che ti rifiuta.
Il calcio porta con sé una grande responsabilità: quella di presentare dei modelli e quindi di comunicare in modo molto efficace e veloce alle masse. Per questo ci aspetteremmo delle prese di posizione da parte dei leader delle varie organizzazioni affinché queste situazioni di marginalizzazione fossero individuate e combattute, senza se e senza ma.
In realtà, fino ad oggi, sono pochi ed isolati i tentativi di portare all’attenzione pubblica tematiche scomode che talvolta vengono ulteriormente affossate da comportamenti di leader che annullano ogni sforzo fatto in quel senso: ne è un esempio la consegna del premio per la pace del presidente della FIFA al presidente Trump.
Nella notte tra il 19 ed il 20 luglio si è celebrato un evento atteso, sperato e che forse ha finalmente generato un punto di svolta per il calcio mondiale.
La vittoria della Spagna nel Mondiale rappresenta una straordinaria pagina di sport, ma sarebbe ingenuo pensare che una competizione di questa portata possa essere separata dalla realtà politica e sociale del nostro tempo. Lo sport è sempre stato terreno di confronto tra valori, idee e visioni del mondo. Chi sostiene il contrario spesso lo fa solo quando i messaggi espressi non coincidono con le proprie convinzioni.
Desta preoccupazione chi continua a denigrare questi atleti per il colore della loro pelle, per le loro origini, o che li colpisce con insulti razzisti e omofobi. Non è solo un’offesa nei confronti dei singoli giocatori: è un attacco ai valori costituzionali di uguaglianza, rispetto e convivenza democratica.
La Spagna di oggi ha dimostrato che si può essere competitivi, vincenti e, allo stesso tempo, coerenti con un’idea di società fondata sulla democrazia, sulla pace, sull’inclusione e sui diritti umani. È il Paese che ha scelto di sostenere il riconoscimento della Palestina, che rivendica una politica estera autonoma senza piegarsi alle pressioni di Donald Trump sull’aumento delle spese NATO, che ha espresso contrarietà a nuove avventure militari e ha denunciato le conseguenze dei bombardamenti che colpiscono popolazioni civili in Medio Oriente
Questi valori non sono rimasti confinati nelle istituzioni, ma hanno trovato espressione anche nei gesti di tanti protagonisti del calcio spagnolo. Come Lamine Yamal, che ha mostrato vicinanza al popolo palestinese; Borja Iglesias, che ha usato il proprio corpo e la propria immagine per contrastare l’omofobia e difendere i diritti delle persone LGBTQIA+; Rodri Hernández, che con un gesto simbolico ha manifestato la volontà di non trasformare una celebrazione sportiva in una passerella politica per Donald Trump; o Nico Williams, che ha voluto rendere omaggio alla madre, ricordando il viaggio attraverso il Sahara che le ha permesso di costruire un futuro in Spagna.
Sono esempi che raccontano un Paese capace di trasformare la diversità in una ricchezza collettiva e di fare dell’inclusione un punto di forza. Una Spagna che vince perché non ha paura delle differenze, ma le considera parte della propria identità. Una Spagna che ha regalato momenti di felicità ad un popolo che continua ad essere vittima di un vergognoso genocidio.
Una Spagna che grazie al coraggio, della sua gente, al coraggio del suo Governo, delle sue istituzioni e del suo calcio, rappresenta oggi la speranza che un mondo diverso da quello che stiamo vivendo in questi ultimi anni è possibile.
Come Partito Democratico di Madrid guardiamo con ammirazione a questa Spagna e con la speranza che quanto accade qui possa servire di esempio anche al nostro Paese. La Spagna ci dimostra come il coraggio delle idee non sia incompatibile con il successo, ma possa esserne una delle ragioni, e che lo sport migliore è quello che unisce e include, che combatte ogni discriminazione e ricorda che i diritti umani, la pace e la dignità delle persone non possono mai essere lasciati fuori dal campo.
¡Viva “la Roja”, viva España!
Erik Zanon
Segretario
Circolo PD Madrid “Sandro Pertini”
Madrid, 20 de julio de 2026
¡Ha ganado “la Roja”!

El fútbol es un deporte popular, democrático, que habla a todxs: basta con tener cualquier material, hacer con él una pelota con cinta adhesiva y empezar a jugar. El fútbol es para todxs, pero no siempre: a menudo es un deporte que expresa agresividad, machismo, homofobia y racismo. Si desde niño te gusta el fútbol, pero entiendes que no perteneces a ese grupo más o menos homogéneo de chicos, no eres tú quien rechaza ese deporte, sino que es ese deporte, junto con el grupo, que te rechaza.
El fútbol conlleva una gran responsabilidad: la de presentar modelos y, por tanto, comunicar de manera muy eficaz y rápida a las masas. Por eso esperaríamos tomas de posición por parte de los líderes de las distintas organizaciones para que estas situaciones de marginalización fueran identificadas y combatidas, sin peros ni medias tintas. En realidad, hasta hoy, han sido pocos y aislados los intentos de llevar a la atención pública temas incómodos que a veces quedan aún más sepultados por comportamientos de líderes que anulan cualquier esfuerzo realizado en ese sentido: un ejemplo de ello es la entrega del premio por la paz del presidente de la FIFA al presidente Trump.
En la noche entre el 19 y el 20 de julio se celebró un acontecimiento esperado y deseado y que quizá haya generado por fin un punto de inflexión para el fútbol mundial. La victoria de España en el Mundial representa una página extraordinaria del deporte, pero sería ingenuo pensar que una competición de esta magnitud pueda separarse de la realidad política y social de nuestro tiempo. El deporte siempre ha sido terreno de confrontación entre valores, ideas y visiones del mundo. Quien sostiene lo contrario a menudo lo hace solo cuando los mensajes expresados no coinciden con sus propias convicciones.
Preocupa que haya quienes sigan denigrando a estos atletas por el color de su piel, por sus orígenes, o que los ataquen con insultos racistas y homófobos. No es solo una ofensa contra los jugadores individuales: es un ataque a los valores constitucionales de igualdad, respeto y convivencia democrática.
La España de hoy ha demostrado que se puede ser competitivo, ganador y, al mismo tiempo, coherente con una idea de sociedad fundada en la democracia, la paz, la inclusión y los derechos humanos. Es el país que ha elegido apoyar el reconocimiento de Palestina, que reivindica una política exterior autónoma sin plegarse a las presiones de Donald Trump sobre el aumento del gasto de la OTAN, que ha expresado su oposición a nuevas aventuras militares y ha denunciado las consecuencias de los bombardeos que golpean a poblaciones civiles en Oriente Medio.
Estos valores no han quedado confinados en las instituciones, sino que también han encontrado expresión en los gestos de tantos protagonistas del fútbol español. Como Lamine Yamal, que ha mostrado cercanía al pueblo palestino; Borja Iglesias, que ha usado su propio cuerpo y su propia imagen para combatir la homofobia y defender los derechos de las personas LGTBIQA+; Rodri Hernández, que con un gesto simbólico manifestó la voluntad de no transformar una celebración deportiva en una pasarela política para Donald Trump; o Nico Williams, que quiso rendir homenaje a su madre, recordando el viaje a través del Sahara que le permitió construir un futuro en España.
Son ejemplos que cuentan la historia de un país capaz de transformar la diversidad en una riqueza colectiva y de hacer de la inclusión una fortaleza. Una España que gana porque no teme las diferencias, sino que las considera parte de su propia identidad. Una España que ha regalado momentos de felicidad a un pueblo que sigue siendo víctima de un vergonzoso genocidio.
Una España que, gracias al coraje de su gente, al coraje de su Gobierno, de sus instituciones y de su fútbol, representa hoy la esperanza de que un mundo diferente del que estamos viviendo en estos últimos años es posible.
Como Partido Democrático de Madrid miramos con admiración a esta España y con la esperanza de que lo que ocurre aquí pueda servir de ejemplo también a nuestro país. España nos demuestra que el coraje de las ideas no es incompatible con el éxito, sino que puede ser una de sus razones, y que el mejor deporte es el que une e incluye, el que combate toda discriminación y recuerda que los derechos humanos, la paz y la dignidad de las personas nunca pueden quedar fuera de la cancha.
¡Viva “la Roja”, viva España!
Erik Zanon
Secretario General
Círculo PD Madrid “Sandro Pertini”
