Firmata a Roma la convenzione per il progetto “Rinascita Appenninica, la Cultura che Ricostruisce”. In rete 546 Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, 11 Fondazioni, 13 università e centri di ricerca
MADRID. – Unire la ricostruzione materiale dei territori colpiti dal terremoto del 2016-2017 a una più ampia rinascita culturale, sociale ed economica. È questo l’obiettivo del progetto “Civitas Appenninica Vetusta Nursia – Ex Malo Bonum. Rinascita Appenninica, la Cultura che Ricostruisce”, presentato ufficialmente con la firma della convenzione che avvia il percorso verso la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033.
La convenzione è stata sottoscritta il 30 settembre a Roma, nella Sala Parlamentino di via della Panetteria, dal Commissario Straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, Maurizio Frascarelli.
Il progetto è promosso dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e sostenuto dalle Fondazioni di origine bancaria dei territori interessati. La Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno sarà il soggetto attuatore, mentre Norcia assumerà il ruolo di capofila dei Comuni della Civitas Appenninica.
Una candidatura che parte dalla ricostruzione
La candidatura nasce in un territorio profondamente segnato dal sisma, ma intende andare oltre la dimensione della ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture.
L’idea centrale del progetto è infatti considerare la cultura come una vera infrastruttura della ricostruzione, capace di rafforzare i legami tra le comunità, contrastare lo spopolamento, creare nuove opportunità per i giovani e valorizzare il patrimonio storico, artistico, paesaggistico e delle tradizioni locali.
La Civitas Appenninica comprende 546 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, 138 dei quali fanno parte del cratere del sisma del 2016-2017. Un territorio vasto e articolato, unito da una storia secolare di rapporti culturali, economici e spirituali.
L’obiettivo è trasformare questa rete di territori, spesso caratterizzati da piccoli centri e aree interne, in una comunità capace di presentarsi insieme sulla scena nazionale ed europea.
Un progetto da quasi un milione di euro
Il programma ha un valore complessivo di 995 mila euro. Di questi, 750 mila euro provengono dalle risorse residue della raccolta nazionale promossa da Acri presso le Fondazioni associate dopo i terremoti del 2016 e 2017.
Gli altri 245 mila euro sono garantiti attraverso il cofinanziamento della Struttura Commissariale Sisma 2016, delle Regioni Marche e Umbria e del Comune di Norcia.
Nel progetto sono coinvolte 11 Fondazioni di origine bancaria dei territori del cratere, che hanno scelto di mettere in comune risorse, competenze e conoscenze per accompagnare il percorso di candidatura.
Università, ricerca e Terzo Settore
La rete territoriale sarà affiancata da 13 università e centri di ricerca, chiamati a sviluppare programmi internazionali dedicati ad alcuni dei temi strategici per il futuro dell’Appennino.
Tra questi figurano la scienza della ricostruzione, con l’Università di Camerino, la filiera agroalimentare, con l’Università di Teramo, i beni culturali e il territorio, con l’Università di Perugia, e l’economia circolare nell’area di Rieti.
Un ruolo significativo sarà inoltre affidato al Terzo Settore, che parteciperà alla progettazione delle attività culturali, sociali, sportive e territoriali e alla sperimentazione di nuovi modelli di welfare culturale, turismo responsabile e sport di comunità.
Il Festival “Cultura che Ricostruisce”
Il cuore del percorso sarà il festival itinerante “Cultura che Ricostruisce”, destinato a svilupparsi fino al 31 dicembre 2027.
Il festival è stato concepito come una sorta di infrastruttura culturale diffusa, con l’obiettivo di mettere in relazione memoria e futuro, spiritualità e innovazione, giovani e comunità.
Sono previste 16 tappe in altrettanti Comuni: Amatrice, Arquata del Tronto, Ascoli Piceno, Assisi, Camerino, Fermo, Macerata, Montefortino, Montereale, Norcia, Rieti, San Severino Marche, Spoleto, Teramo, Tolentino e Visso.
Alle iniziative culturali si affiancheranno attività dedicate allo sport, al benessere, alla natura e alla valorizzazione del territorio. Il progetto prevede anche la collaborazione con Sport e Salute e ANCI, con l’obiettivo di favorire nel tempo una rete stabile di “Parchi della Cultura e del Benessere”.
Verso la candidatura del 2033
Il percorso dovrà ora trasformarsi in una candidatura vera e propria. Secondo il calendario indicato nel progetto, la manifestazione di interesse è prevista entro il 2027, mentre il bando ufficiale dovrebbe arrivare nel 2028.
Il quadro europeo conferma l’importanza della scadenza: il 2033 è infatti l’anno assegnato all’Italia per la Capitale Europea della Cultura. La Commissione europea ha previsto che i bandi per le competizioni del 2033 siano pubblicati entro dicembre 2026 e che la selezione avvenga attraverso una procedura nazionale.
La Civitas Appenninica dovrà quindi confrontarsi con le altre candidature italiane e presentare un progetto culturale in grado di tradurre la storia e le peculiarità dell’Appennino centrale in una proposta di dimensione europea.
Dalla memoria del sisma a una nuova identità europea
La sfida non riguarda soltanto il riconoscimento del patrimonio esistente. Il progetto punta soprattutto a utilizzare la cultura come strumento per costruire nuove relazioni, favorire la partecipazione delle comunità e creare condizioni di sviluppo duraturo.
Per Guido Castelli, la candidatura rappresenta un’occasione per mettere in rete esperienze, istituzioni e comunità e affiancare alla ricostruzione materiale una “riparazione economica e sociale” dei territori colpiti dal sisma.
Anche per Maurizio Frascarelli la forza del progetto risiede nella capacità delle undici Fondazioni di lavorare insieme e di trasformare le risorse disponibili in opportunità concrete per le comunità.
La strada verso il 2033 è dunque appena iniziata. La Civitas Appenninica punta a trasformare una storia comune, segnata anche dalla tragedia del terremoto, in un progetto culturale capace di guardare oltre la ricostruzione e di collegare l’Appennino centrale al resto dell’Europa.
(Redazione)
