Un team internazionale di vulcanologi, in collaborazione con l’INGV, svela le 18 bufale più diffuse su eruzioni, intelligenza artificiale e finti “supervulcani”. La scienza fa chiarezza per evitare allarmismi inutili.
MADRID. – Dai video alterati con l’intelligenza artificiale alle profezie apocalittiche sulla fine del mondo, la forza spettacolare dei vulcani ha da sempre esercitato un’irresistibile attrazione sul pubblico. Allo stesso tempo, però, la disinformazione viaggia online a una velocità superiore a quella delle colate laviche. Per mettere ordine in questo mare di fake news, un team internazionale di vulcanologi ha pubblicato uno studio sulla rivista Journal of Applied Volcanology, identificando e smentendo le 18 convinzioni errate maggiormente diffuse su vulcani ed eruzioni.
La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e firmata anche dal ricercatore dell’Osservatorio Etneo Boris Behncke, nasce dall’esperienza decennale sul campo di esperti che hanno vissuto in prima persona la gestione dei media durante le crisi vulcaniche globali.
I sei grandi fraintendimenti: dal linguaggio di base al clima
Lo studio organizza le bufale in sei aree tematiche ben definite: sismologia, vulcani e clima, strutture vulcaniche, pericolosità, tempi delle eruzioni e il materiale multimediale diffuso in rete.
Spesso il problema nasce da un uso impreciso delle parole. Termini altamente ad effetto come “cintura di fuoco”, “megatsunami” o “supervulcani” generano contatti sul web, ma finiscono per distorcere la realtà scientifica. Esistono poi grossolani errori di base, come confondere la cenere vulcanica — fatta di minuscoli frammenti di roccia e vetro — con il semplice fumo di combustione, o fraintendere il funzionamento reale delle camere magmatiche.
Il caso Yellowstone e le fake news storiche sull’Etna
Lo studio analizza sette casi emblematici di disinformazione legati ad eventi recenti e passati. In cima alla lista figura la caldera di Yellowstone (USA): ogni minima variazione nei parametri sismici o di deformazione del suolo viene puntualmente scambiata dalla rete per il segnale di un’imminente catastrofe globale. Un’ipotesi che la comunità scientifica considera estremamente poco probabile.
Ma le inesattezze non risparmiano l’Italia. Risulta ancora diffusissima la convinzione errata che l’eruzione dell’Etna del 1669 abbia provocato migliaia di vittime: in realtà non ci fu alcun morto, poiché la lava procedeva a passo d’uomo permettendo alla popolazione di mettersi in salvo. Inoltre, sui social media continuano a rincorrersi previsioni catastrofiste prive di qualsiasi fondamento scientifico sui futuri scenari del vulcano siciliano.
Foto scambiate e intelligenza artificiale: la trappola delle immagini virali
Un capitolo centrale della ricerca riguarda le trappole visive. Negli ultimi anni persino grandi testate nazionali hanno illustrato l’attività dello Stromboli utilizzando foto del vulcano indonesiano Anak Krakatau.
A peggiorare il quadro si è aggiunta l’intelligenza artificiale. Durante i recenti eventi eruttivi, tra cui quelli dell’Etna di luglio e agosto 2026, si è assistito alla viralizzazione di immagini e video chiaramente falsificati o generati tramite IA, usati impropriamente per rappresentare altri scenari eruttivi nel mondo.
Come ricorda Boris Behncke, la possibilità di diffondere informazioni corrette non è mai stata così alta, ma le bufale corrono più veloci. Fornire una divulgazione scientifica chiara e rigorosa non è solo una questione di accuratezza, ma un elemento essenziale per la sicurezza collettiva e la gestione delle emergenze.
(Redazione)
