“Non c’è campo? Segnalatelo”. Sono già 5.900 i casi censiti. L’obiettivo è presentare una nuova mappatura a settembre e portare il digital divide tra i temi centrali del confronto politico ed elettorale.
MADRID.- “Non c’è campo? Facciamo la mappatura insieme e insieme vinceremo il digital divide”. Con questo appello l’Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, torna a sollecitare Comuni, amministratori e cittadini a segnalare le aree del territorio italiano nelle quali telefonare, inviare messaggi o utilizzare internet attraverso la rete mobile continua a essere difficile o addirittura impossibile.
Non si tratta soltanto di un disagio legato alla vita quotidiana. Per l’Uncem, l’assenza di copertura rappresenta un problema infrastrutturale che riguarda la sicurezza, la competitività delle imprese, il turismo, i servizi pubblici e, più in generale, la possibilità per le comunità delle aree interne e montane di rimanere pienamente connesse al resto del Paese.
La campagna di mappatura è partita alcuni anni fa e ha già prodotto 5.900 segnalazioni. L’obiettivo dell’associazione è completare e aggiornare il quadro entro settembre, per trasformarlo in uno strumento concreto di confronto con istituzioni, operatori telefonici e forze politiche.
Un problema che riguarda tutta l’Italia
Il digital divide non coincide infatti soltanto con la mancanza della banda ultralarga. Esiste anche un divario legato alla telefonia mobile, spesso meno visibile ma altrettanto significativo.
Sono numerosi i piccoli centri, le borgate, le vallate alpine e appenniniche e le aree rurali nelle quali la copertura è ancora insufficiente. Il problema è particolarmente evidente in alcune zone del Piemonte e della provincia di Cuneo, ma riguarda, secondo Uncem, diverse parti del territorio nazionale.
La situazione può diventare ancora più critica nei periodi di maggiore affluenza turistica, quando l’aumento degli utenti sottopone le reti a una pressione superiore alla loro capacità. In questi casi anche territori normalmente serviti possono sperimentare rallentamenti o difficoltà di connessione.
Per cittadini e imprese, le conseguenze sono immediate: difficoltà nelle comunicazioni, nell’accesso ai servizi digitali, nel lavoro e nelle attività economiche. Per chi vive o trascorre le vacanze in montagna, inoltre, la disponibilità di una rete telefonica funzionante può assumere una rilevanza direttamente legata alla sicurezza.
Dalla prima mappatura alle nuove segnalazioni
Uncem aveva lanciato una prima iniziativa di questo tipo nel 2019, quando erano state raccolte circa 1.500 segnalazioni relative alle zone prive di segnale o caratterizzate dall’assenza di uno o più operatori.
Quella campagna aveva contribuito a individuare criticità successivamente affrontate anche attraverso interventi degli operatori e dei proprietari delle infrastrutture di rete. L’associazione ricorda inoltre gli investimenti programmati da imprese e istituzioni e lo stanziamento previsto dalla legge di bilancio 2020 per nuovi tralicci.
Ma il problema, secondo Uncem, è tutt’altro che risolto. Da qui la decisione di rilanciare la raccolta dei dati, con l’obiettivo di disporre di una fotografia aggiornata delle aree ancora scoperte.
“Servono reti, infrastrutture, segnali”, è la richiesta dell’associazione, che invita gli operatori privati a rafforzare gli investimenti anche nelle zone dove il numero degli utenti è più basso e chiede contemporaneamente alle istituzioni di intervenire dove il mercato non è sufficiente a garantire la copertura.
Dove non arriva il mercato deve intervenire lo Stato
È questo uno dei punti centrali della posizione dell’Uncem. La logica esclusivamente commerciale, osserva l’associazione, rischia di lasciare indietro proprio quei territori nei quali la popolazione è più dispersa e i costi per realizzare le infrastrutture sono maggiori.
Da qui la richiesta di utilizzare in modo efficace le risorse nazionali ed europee e di prevedere nuovi investimenti pubblici dove quelli privati non risultino sufficienti.
La questione assume particolare rilievo anche in vista delle decisioni europee sul prossimo bilancio dell’Unione. Per Uncem, le risorse destinate alla connettività dovrebbero contribuire a colmare le differenze territoriali e impedire che le aree più periferiche rimangano escluse dalla trasformazione digitale.
L’obiettivo non può essere, sostiene l’associazione, quello di garantire il segnale soltanto lungo le principali direttrici di comunicazione o nelle zone a maggiore densità abitativa. Serve invece un piano nazionale per la copertura mobile delle aree montane, interne, rurali e remote.
La sicurezza prima di tutto
Tra le ragioni che rendono urgente l’intervento c’è anche la sicurezza.
In una zona montana priva di segnale, un incidente, un malore, un incendio o una situazione di emergenza possono diventare più difficili da comunicare e gestire. La connettività, dunque, non è soltanto una comodità tecnologica: in determinate circostanze può rappresentare una componente essenziale della sicurezza delle persone.
Per questo Uncem considera la copertura mobile una vera infrastruttura di servizio pubblico, accanto alle strade, ai trasporti, alla sanità e agli altri servizi fondamentali.
La montagna non è un luogo da consumare
Il tema della connettività si inserisce inoltre nella più ampia riflessione che Uncem sta portando avanti sul futuro delle aree montane.
La recente campagna dell’associazione invita infatti a cambiare il modo di vivere la montagna, sintetizzando il messaggio nello slogan: “Non portare tutto da casa. Compra in valle, la montagna vivrà”.
L’obiettivo è ricordare che la montagna non è soltanto una destinazione turistica o un rifugio temporaneo dalle temperature delle città, ma un territorio abitato durante tutto l’anno, con comunità, imprese, negozi, ristoranti, servizi e attività produttive.
Sostenere l’economia locale significa quindi contribuire alla permanenza dei servizi e alla vitalità dei piccoli centri. Ma perché queste comunità possano continuare a vivere e svilupparsi hanno bisogno anche di infrastrutture moderne, comprese quelle digitali.
La connettività diventa così parte integrante della stessa strategia contro lo spopolamento: senza possibilità di comunicare, lavorare, studiare e accedere ai servizi online, diventa più difficile mantenere popolazione e attività economiche nei territori più periferici.
Un tema da portare nella campagna elettorale
Uncem punta ora a utilizzare la nuova mappatura come base per un confronto politico. L’intenzione è presentare il quadro aggiornato a settembre e fare della riduzione del digital divide uno dei temi della prossima campagna elettorale.
La richiesta coinvolge Governo, Parlamento, Regioni, Comuni e autorità competenti, ma anche gli operatori privati e i proprietari delle infrastrutture.
L’associazione chiede dunque a cittadini e amministratori di contribuire direttamente al censimento, indicando le località nelle quali il servizio non funziona o è insufficiente.
La mappatura, nelle intenzioni di Uncem, dovrebbe consentire di passare dalle segnalazioni frammentarie a una strategia nazionale basata su dati territoriali aggiornati: sapere dove il segnale manca è infatti il primo passo per stabilire dove intervenire e con quali risorse.
La sfida, in definitiva, è fare in modo che la distanza geografica non si trasformi anche in distanza digitale. Perché una montagna connessa non significa soltanto telefoni che funzionano: significa territori più sicuri, imprese più competitive, servizi più accessibili e comunità con maggiori possibilità di continuare a vivere e investire nel proprio futuro.
(Redazione)
