Nella galleria Captoloona Art, Loona Contemporary ha presentato l’esposizione Angeli, che conclude il cammino segnato da Claudio Fiorentini e transitato da vari artisti e gallerie, le cui precedenti tappe sono state “Transizioni” e “Scarabocchi”
MADRID.- Non delude mai Claudio Fiorentini quando ci propone uno dei suoi eventi espositivi che si trasformano in esperienze durante le quali le arti, dalla pittura alla prosa, dalla scultura alla poesia, alla musica, si incrociano, si mescolano, si confondono.
Angeli, l’esposizione che resterà aperta fino al 27 di settembre, conclude il percorso “Unravel the unconscious life”, iniziato lo scorso marzo con l’esposizione “Transizioni”, seguita a giugno da “Scarabocchi”.
Un progetto molto ambizioso al quale hanno collaborato tre gallerie e più di 40 artisti ai quali Fiorentini ha gettato una sfida: scavare nel profondo di sé per dare spazio alla loro voce interiore.
All’inizio li ha spronati a cercare quelle opere che hanno segnato una ricerca, una transizione nel cammino della loro creatività. In un secondo momento ha chiesto loro di trasformare quei scarabocchi, con i quali siamo soliti vergare un qualsiasi foglio di carta mentre si pensa ad altro, in un lavoro artistico.
E, per concludere, ha chiesto loro un passaggio ancora più arduo: cercare l’angelo che ognuno si porta dentro, un angelo che non ha né ali né occhi azzurri ma che è quella parte di noi che, anche nei peggiori momenti, ci permette di vedere l’altro, di fare un gesto di comprensione e di aiuto, anche involontario, di contribuire a costruire un mondo in cui la distruzione sembra essere diventata la regola.
Ogni esposizione ha obbligato gli artisti a spogliarsi delle tante maschere che ci impone la quotidianità, il vivere in società, e a lasciare da parte le vanità legate al successo, alla bellezza senza anima, alla ricchezza, per riappropriarsi e condividere quella parte della vita che resta impigliata nell’invisibilità dei sentimenti.

Ogni esposizione è corredata da un catalogo di grandissimo rilievo.
Le opere di Marina Surovikova, Nadia Chellaoui, Loubna Benchekroun, Nora Prialis, Mercè Iglesias, Carlos H. Sacristán, Rafa Rodulfo, Cornelius, Sasenjo, Iglessias, Klaudia Neuhardt, Victoria Márquez, Ana Dorcu, Czili, Edda Classen, Jorge Migues, Rosmenei, Patricia Larrea, Teresa Jimeno, Jesun Ignacio Puras Trimiño, Aleksandra Jost, sono voci che portano l’eco di terre lontane, diverse come diverse sono le loro culture e stili di espressione. Dalla galleria Artheca 52 di Roma hanno partecipato: Francesco Calia, Lucia Di Miceli, Simona Gloriani, Gabriella Tirincanti, Fabio Spataro, Roberto De Luca, Sergio Guerrini, Zlata Grgurevic, Alessandro Maio, Mauro Molinari, Gemma Lanzi, SerGiotto, MariaSaporito, Francesco Varlotta, Lucia Pafundi y Sergio Spataro.
Nella prima esposizione è stato possibile ammirare anche alcune lamine di “Operación Casatschok”, una novella grafica illustrata dall’artista Rafa Rodulfo (testi di Belén, Rafa yJuan C. Rodulfo).
Ogni esposizione ha contato sulla collaborazione di uno o più invitati speciali.
Per “Transizione” hanno partecipato Norbert Attard, artista maltese multidisciplinare, noto per i suoi variegati progetti artistici, opere multimediali, installazioni e progetti con base antropologica e Yeoul Son di Seul, artista multidisciplinare anch’essa, il cui percorso creativo va dalla pittura tradizionale orientale ai nuovi media contemporanei.
Attard ha presentato l’installazione aerea “Delta”, che è parte della serie “Coexistence”, una serie che, spiega l’autore “approfondisce il tema dell’esistenza attraverso un’intricata miscela di filosofia, politica e linguaggio visivo… L’installazione incoraggia gli spettatori a contemplare come le forze della trasformazione, dell’equilibrio e della coesistenza plasmino non solo il nostro mondo, ma anche la comprensione della stessa esistenza”.
Yeoul Son di Seul ha presentato “Nirvana of machines”, un’opera, spiega, ispirata a Xisoyayoyou (Free and Easy Wandering) di Zhuangzi. È un lavoro fatto mentre studiava l’impatto della tecnologia sull’arte. “È la storia di Kung, un pesce gigante che si trasforma nell’uccello Peng. Il volo simboleggia le lotte e le aspirazioni di cambiamento”.
La seconda tappa di questo viaggio, “Scarabocchi” ha avuto come ospiti due artisti messicani Alberto Blanco e Alejandro Caballo.
Blanco che è anche poeta, traduttore e saggista ha presentato “Alquimia de la imagen” (Pequeñas historias de misterio ilustradas para ser escritas por el espectador). E, nella spiegazione scrive “tutto comincia con uno scarabocchio, linee, curve, rette, giri, linee spezzate e di nuovo curve, fino a riempire tutta la superficie di un foglio”, per finire con un processo alchimico che trasformando il piombo in oro dà un senso a quei primi scarabocchi.

Oltre alla sua opera Blanco ci ha lasciato anche delle poesie ispirate al cambiamento.
Alejandro Carballo è anche produttore musicale, orchestrale, arrangiatore e musicista. Suona il trombone e ha lavorato con grandi della musica come Celia Cruz, Bruno Mars, Luis Miguel, Christina Aguilera ed altri.
Se Blanco ha unito la poesia all’arte visiva, Carballo ha invece coniugato i suoi “scarabocchi” con la musica regalandoci un’opera musicale molto suggestiva. Dopo aver conservato per anni i suoi appunti, disegni, scarabocchi, frasi musicali, formule matematiche, che emergevano dal suo inconscio e che tracciava su foglietti occasionali, a volte su tovaglioli di carta, Carballo ha trovato nella galleria di Fiorentini uno spazio per sintetizzarli e trasformarli in un’opera d’arte complessa e ricca di significati. Come dice lo stesso autore: “…“C’è qualcosa di terapeutico nel creare per il semplice fatto di creare. Lascio che ciò che affiora (idee musicali, schemi, colori) mi aiuti a elaborare ciò che accade sotto la superficie e permetto ai miei ‘scarabocchi musicali’ di disperdersi nell’universo.”
La terza tappa di questo camino nell’interiorità dell’essere umano è stata “Angeli” e in questo caso l’artista invitato è stato lo stesso Claudio Fiorentini che ha appena pubblicato in italiano e in spagnolo il libro Limbo 4.0 e che presenterà nella versione in italiano il prossimo 22 settembre insieme a Michele Testori e in quella in spagnolo il 29 con la collaborazione di Ernesto Pérez Zúñiga.
Hanno partecipato gli artisti Victoria Márquez, Klaudia Neuhardt, Alessandra Jost, Juan Pablo Pérez Vacas, María Bianchi, Sansenjo, Bauer, Nadia Chellaoui, Loubna Benchekroun, Carlos H. Sánchez, Romsenei, Mercè Iglesias, Orlando Arias, Alfonso Ortiz Remacha, Jorge Migues, Nora Priolis, Andrés del Collado, Cornelius, Caudine Kloetzé, Pedro Benthancourt, Czili, Nada Grafigna, Paola Chiara Luce ed Elisa Campuna.

Molto interessante studiare l’evoluzione del lavoro di alcuni artisti come per esempio quello di Teresa Jimena che ha transitato dall’immagine di alcuni melograni ad un lavoro molto più complesso e interessante che ha denominato “El abrazo”. Lo stesso potremmo dire di tutti gli altri ma sarebbe troppo lungo parlare dei lavori di tutti, per cui niente di meglio che recarsi in galleria per ammirarli.
Le parole anche in questa occasione si sono incrociate e mescolate con l’immagine grazie alle poesie di Romsenei e di Pedro Bethancourt, che ha recitato alcuni versi e cantato un canto antico in ricordo della celebre attrice, cantante e ballerina, cubana Zenaida Armenteros, appena scomparsa all’età di 95 anni.
La risposta a questo nuovo appuntamento che rappresenta la chiusura di un percorso affascinante e difficile, ha superato tutte le aspettative. Circa 90 persone si sono riunite nella galleria Captaloona Art che ormai è diventata una vera oasi di creatività e di resilienza in un mondo sempre più violento e disumano.
(Redazione)
