II Dojo del CIV di Caracas ha festeggiato la Giornata Mondiale del Judo


CARACAS. – Un battito improvviso al cuore, una presa salda che stringe l’anima: vederli oggi sul tatami del Centro Italiano Venezuelano è stato per me un vero salto nel passato, un tuffo dritto in quel tempo in cui, da bimbo, calcavo anch’io quel tappeto indossando la mia prima cintura.

Guidati dal sensei Leonardo Violano, i giovani judoka – dalle bianche alle verdi – hanno disegnato traiettorie di pura energia, dimostrando che questo sport è una filosofia di vita. Il suo fascino risiede nell’arte di cedere per vincere, trasformando la forza dell’avversario nella propria via d’uscita. È il brivido di un ippon che fulmina il tempo e l’abbraccio invisibile di un legame antico.

Questa festa, non a caso, coincide con la nascita del Maestro Jigoro Kano, il visionario che ha piantato questo seme di armonia. Sotto lo sguardo di Mari Ishikawa, direttrice dell’Istituto di Cultura Giapponese a Caracas – che ha lodato la tecnica dei ragazzi ricordando il padre judoka, il dojo è diventato un tempio di memoria e futuro.

Per me, osservare questi piccoli atleti applicare le chiavi con tanta dedizione è stato emozionante: ogni mossa mi ha restituito l’eco di quel passato, come un katame-waza dell’anima capace di immobilizzare il tempo e far riaffiorare il coraggio. Sul tatami, ogni caduta insegna a rialzarsi, con lo spirito fiero di chi sa che la vittoria più grande è la crescita interiore.

(di Fioravante De Simone / redazione Caracas)

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