Dazi Ue, la Cina promette battaglia: “Pronti a tutte le contromisure”. Ma il dialogo prosegue

Supermercato con prodotti importati a Pechino. EPA/WU HONG

Pechino avverte Bruxelles: “Le restrizioni violano le regole del WTO e faranno salire l’inflazione in Europa”. Tra la stretta sui mercati e le trattative di novembre, la tensione commerciale resta altissima.


MADRID. – La tensione commerciale tra Pechino e Bruxelles raggiunge un nuovo punto di ebollizione. All’indomani della decisione della Commissione Europea di accelerare su un pacchetto di misure di difesa commerciale per contenere il disavanzo con la Cina, la replica del gigante asiatico non si è fatta attendere. Il ministero del Commercio cinese ha lanciato un chiaro monito all’Unione Europea: qualora venissero introdotti nuovi dazi o quote alle importazioni, Pechino adotterà «tutte le misure necessarie» per tutelare i propri interessi e le proprie aziende.

La reazione giunge in risposta alle recenti dichiarazioni del commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, che al termine del vertice informale di Dublino ha prospettato il ricorso a strumenti di salvaguardia rapidi. Entro Natale, infatti, l’Esecutivo comunitario intende presentare tre nuovi meccanismi di tutela capaci di limitare o interrompere tempestivamente l’accesso delle imprese cinesi al mercato unico europeo.

L’affondo di Pechino: “Misure contro le regole WTO che alimentano l’inflazione”

Durante la consueta conferenza stampa settimanale a Pechino, la portavoce del ministero del Commercio cinese, Huang Ling, ha criticato severamente l’impostazione protezionistica dell’Unione Europea, sottolineando come l’inasprimento delle barriere sia destinato a ritorcersi contro la stessa economia del Vecchio Continente.

«Limitare artificialmente il normale commercio rischia di violare apertamente le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)», ha denunciato Huang. Secondo la portavoce, le restrizioni «lungi dal migliorare la competitività dell’industria europea, aumenteranno i costi per le imprese a valle, faranno salire l’inflazione nell’Ue e comprometteranno la stabilità e la sicurezza delle catene globali di approvvigionamento».

Pechino risponde così anche alle rivendicazioni del ministro del Commercio francese, Nicolas Forissier, che aveva attribuito l’asse d’acciaio tra Parigi e Berlino il merito di aver strappato recenti concessioni sui veicoli ibridi cinesi. Una narrazione rispedita al mittente dai funzionari cinesi, che ribadiscono come la Cina non sia la causa dei problemi economici strutturali dell’Europa.

Il nodo dei fornitori e le preoccupazioni delle imprese europee

Se da un lato la linea dura trova sostegno in governi come quello francese e tedesco, dall’altro la stretta di Bruxelles suscita forti perplessità in diversi settori del tessuto industriale europeo. Molte imprese comunitarie manifestano crescente preoccupazione per i costi elevati e la complessità operativa legati all’obbligo di sganciarsi dai partner asiatici.

Diversificare le catene di fornitura per ridurre la dipendenza dal Dragone è un processo lento e costoso, che in molti casi rischia di penalizzare la competitività delle aziende europee rispetto ai competitor globali.

Verso il vertice di novembre: la via del dialogo resta aperta

Nonostante i toni accesi, la diplomazia economica non si ferma. L’accordo raggiunto a inizio mese a Pechino sui tetti all’importazione dei veicoli ibridi (con un limite di crescita fissato al 6% annuo per i prossimi quattro anni) dimostra che la via della negoziazione resta praticabile.

Il prossimo banco di prova è fissato per la settimana del 23 novembre, quando una delegazione di alti funzionari europei guidata dal direttore generale Maarten Verwey volerà a Pechino per un nuovo ciclo di colloqui macroeconomici. L’obiettivo dichiaratosi da Pechino è raggiungere un «riequilibrio verso l’alto» degli scambi commerciali, evitando che la guerra dei dazi degeneri in un escalation senza ritorno.

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