Lagarde lascia la Bce in anticipo: “Non posso più restare neutrale”. È subito caccia al successore

La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde . ANSA

La presidente anticipa di oltre un anno la fine del mandato. Le motivazioni personali, i retroscena politici legati a Parigi e l’immediata apertura della corsa al vertice di Francoforte.


MADRID. – Un fulmine a ciel sereno, giunto proprio nel giorno del Consiglio direttivo sui tassi d’interesse, scuote i vertici finanziari e politici dell’Unione Europea. Con una breve nota ufficiale e un videomessaggio condiviso su X, Christine Lagarde ha annunciato che il 7 febbraio 2027 rassegnerà le dimissioni da presidente della Banca Centrale Europea, abbandonando il proprio incarico con oltre un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale di otto anni.

«È stato motivo di grande orgoglio servire questa istituzione. Lascio con il senso di un lavoro ben fatto e di una Bce pronta per il futuro», ha dichiarato l’ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale, succeduta a Mario Draghi nel novembre del 2019. Lagarde diventa così la seconda guida nell’intera storia dell’Eurotower a dimettersi in anticipo, seguendo le orme del primo presidente Wim Duisenberg.

Le ragioni della scelta: “Voglio la libertà di parola, la verità è a rischio”

A fare maggiormente scalpore, oltre alla decisione in sé, sono state le parole con cui la stessa Lagarde ha spiegato la sua scelta durante la consueta conferenza stampa pomeridiana. L’obbligo di neutralità istituzionale impose dalla carica le era ormai diventato stretto.

«Ho deciso di dimettermi per avere la libertà di parola e la libertà di esprimermi e impegnarmi su questioni che non sono di politica monetaria. Da presidente della Bce non posso e non penso di poter restare neutrale nella fase attuale. Sono interessata alla verità e vedo che troppo spesso viene danneggiata o rappresentata in maniera fuorviante. Sento di dover dire delle cose e non posso farlo nella mia posizione attuale».

Oltre alle motivazioni etiche e personali, secondo diverse ricostruzioni di mercato la mossa consentirà alla presidente di valutare nuovi prestigiosi incarichi internazionali, tra cui la guida del World Economic Forum. Non mancano tuttavia i retroscena di natura politica: un’uscita anticipata all’inizio del 2027 permetterà al presidente francese Emmanuel Macron di incidere sulla scelta del successore prima della fine del suo mandato all’Eliseo, evitando che la partita finisca nelle mani di futuri governi di matrice sovranista.

Scatta la corsa alla successione: la mappa dei candidati

L’annuncio ha formalmente aperto il toto-nomine. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha confermato l’immediato avvio dell’iter di successione regolato dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. La nomina avverrà da parte del Consiglio europeo a maggioranza qualificata, previa consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo della Bce.

I grandi Paesi dell’Eurozona si stanno già muovendo sulla scacchiera:

  • Paesi Bassi: il governo olandese sostiene apertamente la candidatura dell’ex governatore della banca centrale Klaas Knot.

  • Spagna: Madrid punta con decisione su Pablo Hernández de Cos, attuale direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali ed ex numero uno del Banco de España.

  • Germania: rimane alla finestra il presidente della Bundesbank Joachim Nagel.

Il rimpasto al vertice non sarà limitato alla presidenza: l’uscita di Lagarde si intreccia infatti con gli addii della tedesca Isabel Schnabel (diretta al Fmi) e la scadenza del mandato del capo economista Philip Lane prevista a maggio, dando vita a un completo riassetto del Comitato esecutivo.

Un mandato segnato dalle grandi crisi europee

Si chiude così un’era complessa per la politica monetaria del continente. Insediatasi nel 2019, Christine Lagarde ha guidato l’Eurozona attraverso le fasi più drammatiche dell’ultimo decennio: dalla crisi pandemica del Covid-19 allo shock economico causato dalla guerra in Ucraina, fino alla fiammata inflazionistica che ha costretto l’istituto di Francoforte al più rapido rialzo dei tassi della sua storia. Ora la palla passa ai Capi di Stato e di Governo per definire chi prenderà il timone dell’euro nei prossimi anni.

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