Nel corso della cerimonia dedicata ai Giorni della Ricerca, il Presidente della Repubblica ha pronunciato un intervento di grande forza civile contro la disinformazione sanitaria e in difesa della ricerca scientifica. Dal Quirinale anche un richiamo alla difesa della sanità pubblica e al diritto universale alle cure.
MADRID.- La voce del Presidente della Repubblica, ancora una volta, è riuscita a restituire al dibattito pubblico il senso delle priorità, ricordando che esistono principi fondamentali che non possono essere sacrificati alle convenienze politiche. Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia de “I Giorni della Ricerca”, svoltasi al Quirinale e promossa dalla Fondazione AIRC, ha pronunciato un discorso di straordinario valore civile, dedicato alla difesa della scienza, alla responsabilità delle istituzioni e alla tutela della salute come diritto di ogni cittadino.
Le sue parole sono state particolarmente nette nel denunciare la diffusione delle false informazioni scientifiche e l’opposizione pregiudiziale ai vaccini, una deriva che continua a rappresentare un pericolo per la salute pubblica. “La Ricerca e la Scienza salvano vite umane, in numero sempre maggiore, eppure dobbiamo tuttora constatare che si diffondono e sono presenti credenze irrazionali e fake news distruttive, inchiodando nella paura parti, sia pur piccole, di popolazione”.
Una denuncia lucida, che non lascia spazio ad ambiguità. “L’opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti”, ha aggiunto il Capo dello Stato, ricordando le conseguenze drammatiche della disinformazione sanitaria. “Quando ci troviamo di fronte a fatti dolorosi di cronaca, con adulti o bambini che rischiano o addirittura perdono la vita che avrebbero potuto facilmente difendere, si avverte l’esigenza di contrastare l’opera di chi cerca di avvelenarne l’opinione”.
Non si tratta semplicemente di una presa di posizione a favore delle vaccinazioni. È un richiamo alla responsabilità collettiva, alla necessità di distinguere le conoscenze scientificamente dimostrate dalle opinioni infondate e al dovere delle istituzioni di proteggere i cittadini dalle conseguenze della disinformazione.
La difesa della scienza in un momento politicamente delicato
L’intervento di Mattarella assume un significato particolare alla luce di quanto avvenuto alla Camera dei deputati, dove è stato approvato l’articolo 8 del disegno di legge sulle professioni sanitarie, contenente una disposizione che apre un percorso straordinario per la riammissione agli albi di professionisti radiati durante la pandemia. La norma ha suscitato forti polemiche nel mondo politico e sanitario, soprattutto per il rischio che venga interpretata come una riabilitazione delle posizioni contrarie alle evidenze scientifiche sostenute durante l’emergenza Covid.
Mattarella non ha fatto alcun riferimento esplicito al provvedimento parlamentare. Sarebbe quindi improprio attribuirgli una valutazione diretta della norma o anticipare quale potrebbe essere il suo comportamento qualora il testo arrivasse alla promulgazione. È tuttavia difficile non cogliere la rilevanza delle sue parole nel clima politico attuale.
Il Presidente ha ribadito un principio essenziale: le decisioni riguardanti la salute pubblica devono fondarsi sulle conoscenze scientifiche e sulla tutela delle persone, non sulla diffusione di paure ingiustificate.
Il contrasto alla disinformazione non significa negare il diritto al confronto o alla critica. Significa riconoscere che la libertà di esprimere opinioni non rende equivalenti un’affermazione priva di fondamento e una conclusione sostenuta da studi rigorosi, verifiche indipendenti e risultati riproducibili. Una distinzione particolarmente importante quando sono in gioco la salute e la vita delle persone.
La polemica sui medici No Vax e le divisioni nella maggioranza
L’approvazione dell’articolo 8 alla Camera ha aperto un confronto anche all’interno della maggioranza di governo. Forza Italia ha espresso forti riserve sulla disposizione, annunciando l’intenzione di modificarla durante il successivo esame al Senato. La capogruppo azzurra a Palazzo Madama, Stefania Craxi, ha dichiarato che la norma, nella formulazione approvata dalla Camera, non può essere mantenuta senza modifiche.
“La disposizione votata alla Camera, che introduce un percorso straordinario per riammettere agli Albi i professionisti sanitari radiati negli anni del Covid, non ci convince e non può restare così com’è”. Una posizione significativa, perché evidenzia come il tema non riguardi soltanto il rapporto tra maggioranza e opposizione, ma sollevi interrogativi anche tra le forze che sostengono il governo.
Il testo dovrà ora affrontare l’esame del Senato, dove potranno essere valutate le implicazioni della disposizione e le eventuali modifiche.
Il punto centrale è comprendere quali condizioni debbano essere richieste a professionisti che intendano tornare a esercitare una professione fondata sulla fiducia dei pazienti, sulla responsabilità clinica e sul rispetto delle conoscenze scientifiche. Una questione che non può essere ridotta a uno scontro ideologico.
Mattarella, la coerenza di una posizione che viene da lontano
La difesa della scienza da parte di Sergio Mattarella non rappresenta una novità. Durante la pandemia il Presidente della Repubblica ha richiamato ripetutamente l’importanza della prevenzione, delle vaccinazioni e della solidarietà.
È rimasta impressa nella memoria collettiva l’immagine del Capo dello Stato con la mascherina, in attesa del proprio turno per ricevere il vaccino all’Istituto Spallanzani di Roma. Un gesto semplice, ma profondamente significativo.
In un momento segnato dalla paura, dall’incertezza e da una crescente diffusione di informazioni contraddittorie, Mattarella aveva scelto di affidare il proprio esempio personale alla normalità di un comportamento responsabile.
Non un privilegio, non una corsia preferenziale, ma il rispetto delle procedure previste per tutti. Anche nel discorso pronunciato al Quirinale, il Presidente ha ricordato l’importanza della collaborazione scientifica internazionale durante l’emergenza sanitaria. “La ricerca rimanda a uno sforzo comune, alla circolazione di informazioni e di idee, di prospettive alla collaborazione tra Paesi diversi, continenti diversi, culture diverse”.
Una cooperazione che, durante la pandemia, ha consentito di sviluppare e rendere disponibili in tempi eccezionalmente rapidi strumenti fondamentali di protezione.
Le vaccinazioni contro il Covid hanno contribuito a ridurre il rischio di malattia grave, ricovero e morte, pur senza eliminare completamente il rischio di infezione. È proprio questa capacità di valutare benefici, limiti e nuove evidenze che distingue il metodo scientifico dalle convinzioni ideologiche.
La ricerca oncologica, una rivoluzione che ha cambiato milioni di vite
La cerimonia al Quirinale era dedicata innanzitutto alla ricerca sul cancro e al lavoro della Fondazione AIRC.
Mattarella ha ricordato come, poco più di sessant’anni fa, i fondatori dell’associazione avessero scelto di perseguire un obiettivo che allora poteva apparire quasi impossibile: rendere curabili malattie oncologiche considerate, in molti casi, una condanna senza speranza. “La Ricerca pensa al futuro. Lo prepara. Lo costruisce”. Una frase che riassume il significato dell’intero intervento presidenziale.
Grazie ai progressi della medicina, oggi milioni di persone possono affrontare una diagnosi oncologica con prospettive profondamente diverse rispetto al passato. “Oltre tre milioni e mezzo di persone in Italia vivono – e vivono appieno – dopo una diagnosi di patologia oncologica”, ha ricordato il Presidente.
Le terapie sono diventate più efficaci, in numerosi casi meno invasive, e molte persone possono continuare a lavorare, mantenere relazioni affettive, coltivare progetti e costruire il proprio futuro.
Non tutti i tumori sono ancora curabili e restano sfide importanti, soprattutto per le forme più aggressive e rare. Ma i risultati ottenuti dimostrano concretamente il valore degli investimenti nella ricerca.
La Fondazione AIRC rappresenta una delle realtà più significative di questo impegno collettivo. Secondo i dati illustrati durante la cerimonia, nel 2026 sono stati finanziati circa 800 progetti di ricerca, con il contributo di milioni di sostenitori, donatori e volontari.
Il Presidente ha voluto riconoscere questo lavoro definendo la comunità di ricercatori, medici, scienziati e volontari “una straordinaria risorsa civile”.
Nel corso della cerimonia sono stati consegnati i premi AIRC “Credere nella Ricerca” a Esselunga, all’Istituto Comprensivo Scherillo-Pirandello-Svevo di Napoli, a Rita Gastaldi e a Roberta Capua.
Il Premio scientifico biennale “Beppe Della Porta” è stato conferito al professor Michele Reni, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, per il suo contributo alla ricerca clinica sul carcinoma del pancreas.
La risposta di Matteo Bassetti: “La verità scientifica non si decide a maggioranza”
Le parole del Presidente hanno trovato un’immediata eco nel mondo medico.
L’infettivologo Matteo Bassetti, professore all’Università di Genova e direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ospedale San Martino, ha criticato duramente la disposizione approvata dalla Camera sulla riammissione dei professionisti radiati. “La scienza non si piega alle convenienze e la disinformazione non può diventare una linea politica”, ha dichiarato.
Bassetti ha richiamato un principio fondamentale: “La verità scientifica non si decide a maggioranza”. Una considerazione che va al cuore del problema. Il Parlamento ha piena legittimità nel disciplinare le professioni sanitarie e nel modificare le norme vigenti. Ma il processo legislativo non può modificare i risultati degli studi scientifici né trasformare affermazioni infondate in conoscenze dimostrate.
La distinzione tra competenza politica e conoscenza scientifica è essenziale per il funzionamento di una società democratica. L’infettivologo ha inoltre chiesto una riflessione sulle responsabilità di chi, ricoprendo incarichi nelle istituzioni sanitarie, abbia sostenuto o legittimato la disinformazione.
La questione riguarda soprattutto la fiducia dei cittadini nei confronti del personale medico e delle autorità sanitarie, una fiducia indispensabile per la prevenzione e la gestione delle emergenze.
La sanità pubblica come diritto, non come privilegio
L’intervento di Mattarella non si è limitato alla difesa della ricerca e alla condanna delle false informazioni.
Il Presidente ha affrontato con altrettanta chiarezza il problema delle disuguaglianze nell’accesso alle cure, richiamando le responsabilità delle istituzioni e il ruolo fondamentale del Servizio sanitario nazionale. “Il Servizio sanitario nazionale è nato per rendere il diritto alla salute un diritto pieno di cittadinanza”.
È uno dei passaggi più importanti del suo discorso.
Mattarella ha denunciato le disparità territoriali che ancora condizionano la possibilità di accedere agli screening, alle diagnosi precoci e ai trattamenti oncologici. “Non è possibile accettare che ci siano disparità territoriali, tali da ridurre in alcune aree o regioni le possibilità di accesso agli screening e ai servizi sanitari”. E ha aggiunto che non si può consentire alle difficoltà economiche di trasformarsi in ostacoli alle cure.
Il riferimento alla mobilità sanitaria dal Sud verso il Centro-Nord, che costringe molti pazienti oncologici a spostarsi per ricevere assistenza, evidenzia una delle contraddizioni più profonde del sistema italiano.
Il diritto alla salute, per essere effettivo, deve essere garantito indipendentemente dalla regione di residenza e dalle condizioni economiche.
Una diagnosi tempestiva può cambiare radicalmente il decorso di una malattia. Per questo l’accesso alla prevenzione non può dipendere dalla possibilità di pagare prestazioni private o affrontare lunghi viaggi.
Difendere la sanità pubblica significa dunque difendere un principio di uguaglianza sostanziale, oltre che un servizio essenziale.
Ricerca e solidarietà, il messaggio civile del Quirinale
Il discorso del Presidente ha avuto anche una dimensione internazionale.
Mattarella ha denunciato le nuove barriere che ostacolano la collaborazione tra Paesi e ha richiamato le risorse sottratte alla ricerca e al progresso umano dalle guerre e dall’espansione delle spese militari.
La scienza, per sua natura, vive dello scambio di informazioni, della circolazione delle conoscenze e della cooperazione. Le grandi conquiste della medicina sono raramente il risultato di un lavoro isolato. Nascono invece dall’impegno di comunità scientifiche che condividono risultati, verificano ipotesi e costruiscono nuove conoscenze. Per questo, ha ricordato Mattarella, le risorse destinate alla ricerca sono tra gli investimenti più produttivi per una società.
Ma il passaggio più significativo è forse quello in cui il Presidente ha ricondotto il progresso scientifico alla sua finalità essenziale. “Dalle conquiste della Ricerca e della Medicina, dalla lotta contro il cancro, emerge una lezione che supera i confini dei laboratori: in cima alla scala dei valori sociali rimane la persona”.
È questa la prospettiva che dà unità al suo intervento.
La ricerca non è un esercizio astratto, né un settore riservato agli specialisti. È uno strumento per salvare vite, ridurre la sofferenza, migliorare le condizioni dell’esistenza e rendere effettivi i diritti.
(Redazione)
