Con lo scrutinio al 90% e le ultime schede al vaglio, né il blocco di Netanyahu né l’opposizione guidata da Eisenkot raggiungono la maggioranza di 61 seggi. Decisivo e senza precedenti il boom della comunità araba. Si preannunciano settimane di duri negoziati.
MADRID. — Israele si risveglia di fronte a un panorama politico frammentato e privo di una maggioranza chiara. Mentre la Commissione elettorale centrale completa lo spoglio delle ultime schede giunte in “doppia busta” — circa 500 mila voti da parte di militari, diplomatici e detenuti —, l’esito generale delle consultazioni appare ormai segnato: nessuno dei due principali schieramenti è in grado di raggiungere la quota fatidica dei 61 seggi alla Knesset necessari per governare da soli.
I numeri dello stallo: Netanyahu in testa, ma senza maggioranza
Con oltre il 90% dei voti scrutinati, il blocco guidato dal Primo Ministro uscente Benjamin Netanyahu si attesta a 53 seggi. Dall’altra parte, lo schieramento dell’opposizione, che vede come figura di riferimento l’ex capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot, si ferma a 48 seggi.
Nonostante il vantaggio relativo di Netanyahu, il pallottoliere politico evidenzia l’incapacità del premier di cementare una coalizione autosufficiente. Israele si avvia così a una lunga e complessa fase di negoziati al buio, con lo spettro di nuove trattative estenuanti e, non da ultimo, il rischio di un ulteriore ritorno alle urne se l’impasse non dovesse sbloccarsi.
L’exploit storico dei partiti arabi
Il vero elemento di rottura di questa tornata elettorale è rappresentato dall’affluenza e dal risultato record dei partiti della comunità arabo-israeliana, giunti a conquistare ben 19 seggi. Una partecipazione di massa giunta in un clima politico teso e segnato da toni aspri in campagna elettorale.
In un incisivo editoriale, il quotidiano progressista Haaretz ha esortato l’opposizione a non ignorare questo segnale, definendo il voto un’aperta richiesta di integrazione e partnership politica con la maggioranza ebraica: “Questi 19 seggi dichiarano in modo forte e chiaro: siamo una parte inseparabile di questo Paese”, ha scritto il quotidiano, avvertendo che un rifiuto da parte dei leader dell’opposizione rappresenterebbe “uno schiaffo in faccia” agli elettori.
Scattano le grandi manovre per la coalizione
Le trattative di corridoio sono già entrate nel vivo. Yair Golan, leader della formazione di centrosinistra “I Democratici”, ha avviato consultazioni con Gadi Eisenkot (leader di Yashar) e Yair Lapid (alla guida di Beyachad). Golan è finora l’unico esponente dell’opposizione ad aver aperto esplicitamente all’ipotesi di una convergenza strategica o di un sostegno da parte dei partiti arabi — una combinazione che, numeri alla mano, porterebbe l’ipotetico fronte anti-Netanyahu a 67 seggi totali.
Dall’altro lato, Eisenkot manda segnali di determinazione ai propri sostenitori: “Lavorerò per realizzare la volontà del popolo e formare un nuovo e valido governo per Israele. C’è speranza, ce la faremo”, ha dichiarato a caldo al portale Ynet.
Le ombre sul voto e il no della Commissione elettorale alle accuse di frode
Le ore successive alla chiusura dei seggi sono state accompagnate anche da polemiche sulla regolarità delle consultazioni. Netanyahu e i suoi alleati hanno ventilato l’ipotesi di ingerenze esterne e irregolarità, sostenendo che l’alta affluenza nei seggi arabi fosse stata incentivata da finanziamenti giunti dal Qatar.
A spegnere i toni è intervenuto direttamente il direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale, Dean Livne. In una nota ufficiale, Livne ha ribadito che “le elezioni si sono svolte in maniera del tutto legale e non vi sono basi per accuse di violazioni sistematiche dell’integrità del voto”. Sebbene il presidente della Commissione, il giudice Noam Sohlberg, abbia richiesto un approfondimento conoscitivo allo Shin Bet (il servizio di sicurezza interna) sulla base di informazioni riservate, la Commissione ha rassicurato la cittadinanza sulla piena validità del processo democratico.
Mentre le ultime schede vengono conteggiate nella notte, la palla passa ora alla diplomazia dei partiti: per Israele si apre un mese cruciale di tattica e diplomazia politica.
