L’Italia vive più a lungo ma si scopre più disuguale: il rapporto Istat tra record di longevità e la frattura Nord-Sud

Milanesi passeggiano a piedi e in bicilcetta per una strada deserta nel centro di MIlano.
In una foto d'archivio, milanesi passeggiano a piedi e in bicilcetta per una strada deserta nel centro di MIlano. DANIEL DAL ZENNARO/ANSA

Nel nuovo Report sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) la speranza di vita tocca il massimo storico di 83,7 anni e cala la sedentarietà. Ma il Mezzogiorno resta indietro su lavoro e salute, mentre il Centro-Nord soffre sul fronte della sicurezza.


MADRID.-L’Italia è un Paese dove si vive sempre più a lungo e dove, sotto diversi aspetti, la qualità della vita mostra segnali di progresso. Tuttavia, le storiche fratture territoriali, economiche e sociali non accennano a ricucirsi, restituendo la fotografia di un’Italia a due velocità. È la sintesi che emerge dal Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) 2026 diffuso dall’Istat, un’analisi approfondita che monitora lo stato di salute e il livello di benessere della popolazione attraverso oltre 130 indicatori.

Nel complesso, l’evoluzione di lungo periodo evidenzia trend incoraggianti: su 133 parametri confrontabili negli anni, oltre la metà (70 indicatori) mostra un netto miglioramento, a fronte di soli 24 in peggioramento. Rispetto al 2024, il quadro complessivo si mantiene in prevalenza positivo o stabile, ma la distanza rispetto agli standard europei — in particolare su occupazione, istruzione e innovazione — rimane un nodo ancora irrisolto.

Record di longevità: speranza di vita a 83,7 anni e meno sedentarietà

La notizia più positiva riguarda la salute e la longevità. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto il massimo storico di 83,7 anni, in aumento di 0,2 anni rispetto all’anno precedente e di oltre un anno rispetto a un decennio fa. Nel dettaglio:

  • Uomini: speranza di vita a 81,7 anni.

  • Donne: speranza di vita a 85,7 anni.

La forbice di genere continua così a restringersi, passando dai 5,7 anni di divario del 2004 ai 4 anni attuali. Torna a crescere anche la speranza di vita in buona salute, che sale a 59,1 anni (interrompendo quattro anni di flessione), mentre per gli over 65 la prospettiva di vivere senza limitazioni motorie o funzionali sale a 10,8 anni.

Migliorano anche alcune abitudini quotidiane: cala in modo significativo la sedentarietà, con la quota di persone che non praticano alcuna attività fisica che scende al 29,8% (era oltre il 40% nel 2014), guidata dai progressi registrati soprattutto tra le fasce d’età più mature e al Sud.

Le ombre dello stile di vita: alcol, fumo ed eccesso di peso

Nonostante la maggiore longevità, l’Istat segnala l’influenza di stili di vita ancora rischiosi e fortemente condizionati dal livello di istruzione e dalla provenienza geografica:

  • Eccesso di peso: riguarda il 44,7% degli adulti, toccando il picco del 49,3% nel Mezzogiorno e sfiorando il 56,5% tra chi possiede al massimo la licenza media (contro il 35,8% dei laureati).

  • Alimentazione: solo il 16,5% della popolazione consuma le quattro porzioni giornaliere raccomandate di frutta e verdura, un dato lontano dalle soglie di dieci anni fa.

  • Fumo e Alcol: il 20% degli italiani fuma, con una crescita percentuale dell’abitudine al fumo tra le donne negli ultimi undici anni. Allo stesso tempo, resta preoccupante il consumo di alcol a rischio (15,8%), che raggiunge il 18% al Nord e vede il divario tra uomini e donne ridursi progressivamente.

La mappa del benessere: il divario Nord-Sud si allarga sulla salute

Se si osserva la geografia del benessere, il Paese appare nettamente spaccato. Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano guidano la classifica nazionale, posizionandosi sopra la media in quasi tutti i settori analizzati dall’Istat. All’estremo opposto figurano Campania, Puglia e Calabria, dove si registrano criticità diffuse in almeno 10 dei 12 domini del benessere, con rari segnali positivi confinati in Abruzzo e Sardegna.

La spaccatura è evidente anche nella longevità: il vantaggio della speranza di vita dei residenti del Nord rispetto a quelli del Mezzogiorno è raddoppiato in vent’anni, passando da 0,7 a 1,4 anni a favore del Settentrione. A pesare al Sud sono anche la maggiore mortalità per tumori negli adulti tra i 20 e i 64 anni (8,3 decessi ogni 10mila residenti contro i 6,6 del Nord-Est) e una mortalità infantile leggermente più elevata (3,3 per mille nelle Isole contro la media nazionale).

Sicurezza e grandi città: il riscatto del Mezzogiorno e le criticità del Centro-Nord

Il quadro tradizionale cambia marcia se si sposta l’attenzione sul capitolo Sicurezza. In questo ambito, la mappa si ribalta: gran parte delle regioni del Mezzogiorno (ad eccezione della Campania) mostra livelli di sicurezza percepita e reale migliori della media nazionale.

A soffrire di più sono le grandi aree metropolitane del Centro-Nord, penalizzate dalla più alta incidenza di reati predatori, furti e violenze. La posizione più sfavorevole è occupata dal Lazio, seguito da Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.

L’istantanea scattata dal Rapporto BES conferma dunque che, sebbene l’Italia continui a guadagnare terreno sulla longevità e sulle condizioni generali di salute, l’equità sociale ed economica resta la sfida principale: la probabilità di vivere a lungo e in salute dipende ancora in modo cruciale dal codice postale e dal titolo di studio.

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