Alle elezioni anticipate esplode la festa nelle piazze. Il movimento dei giovani supera il 52% e conquista la maggioranza assoluta.
MADRID. – Una svolta politica epocale scuote i Balcani. A margine delle elezioni parlamentari straordinarie tenutesi ieri, domenica 25 ottobre, la Serbia assiste a un cambio di guardia storico: il presidente Aleksandar Vučić ha ammesso pubblicamente la sconfitta della sua coalizione “Serbia Unita”, annunciando il trionfo della “Lista Studentesca” dell’opposizione.
In una dichiarazione rilasciata in diretta televisiva dalla sede del Partito Progressista Serbo (SNS), Vučić ha confermato la vittoria del movimento giovanile. Nonostante lo scrutinio non fosse ancora del tutto completato, il leader ha spiegato che i dati del campione stratificato delineano un verdetto inequivocabile: «Non abbiamo ancora i risultati definitivi, ma è chiaro che abbiamo perso queste elezioni. Voglio informarvi che la lista degli studenti ha vinto. Avranno tra i 135 e i 140 seggi, mentre noi ne avremo circa 105».
La spinta del voto e l’exploit della Lista Studentesca
Trainata da un’affluenza alle urne record — sfiorando il 70% degli aventi diritto —, la Lista Studentesca ha ottenuto circa il 52,5% delle preferenze. Un risultato clamoroso che le consentirà di superare la soglia dei 126 seggi necessaria per governare in autonomia nell’Assemblea Nazionale di Belgrado (composta da 250 deputati).
Il movimento, guidato dal cardiologo Ilija Srdjanović e nato dalle imponenti proteste di piazza per il contrasto alla corruzione e la difesa delle istituzioni democratiche, ha così travolto i partiti tradizionali. Le altre principali liste d’opposizione di destra ed europeiste sono rimaste al di sotto del quorum del 3%, mentre tra i partiti delle minoranze etniche (esentati dalla soglia di sbarramento) spicca l’ingresso dell’Unione degli Ungheresi della Vojvodina (VMSZ) con 3 seggi, affiancata dai rappresentanti della minoranza albanese e bosgnacca.
Scene di giubilo in strada e reazioni internazionali
La conferma del verdetto ha scatenato scene di entusiasmo travolgente in diverse città del Paese. A Belgrado, migliaia di cittadini e giovani manifestanti si sono riversati a Pionirski Park e nelle vie centrali con canti, danze e bandiere per celebrare un momento recepito come una svolta democratica. Festeggiamenti analoghi si sono registrati a Novi Sad, Niš e Kraljevo.
«Il nostro Paese ha voltato la pagina della tirannia, andiamo verso una Serbia migliore», ha commentato Srdjanović davanti ai sostenitori. Da Bruxelles sono giunti i primi segnali d’apertura: la Commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha sottolineato come la voglia di cambiamento rispecchi i valori fondamentali dell’Unione Europea, ribadendo che la porta dell’UE resta aperta per il futuro percorso di integrazione della Serbia.
Un nuovo scenario politico per il Paese
Vučić ha assicurato che la transizione avverrà in un clima di stabilità e che il suo partito condurrà l’opposizione con fermezza: «Nessuno fuggirà dalla Serbia per questo, la nostra lotta politica proseguirà dall’opposizione».
Per la prima volta dopo oltre un decennio, la Serbia si avvia verso la formazione di un governo completamente guidato dalle nuove generazioni e dalla società civile, chiamato ora a tradurre l’entusiasmo della piazza in riforme concrete sul piano economico, sociale e istituzionale.
