Droga, un adolescente su quattro ha consumato sostanze illegali

Una ragazza fuma uno spinello in una foto d'archivio. ANSA / CLAUDIO PERI

La Relazione 2026 sulle dipendenze fotografa un fenomeno preoccupante: quasi 350mila studenti minorenni hanno fatto uso di droghe nel 2025, mentre aumentano i ricoveri e gli accessi ai servizi. La repressione del traffico è indispensabile, ma non basta.


MADRID.- Quasi 350mila studenti minorenni italiani hanno consumato almeno una sostanza illegale nel corso del 2025. Sono il 23% della popolazione scolastica under 18, contro il 20% dell’anno precedente. In altre parole, quasi un adolescente su quattro.

È uno dei dati più preoccupanti contenuti nella Relazione annuale al Parlamento 2026 sul fenomeno delle dipendenze in Italia, curata dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio e tornata al centro dell’attenzione in occasione della riunione della Coalizione europea contro le droghe, ospitata a San Patrignano, nel Riminese, con la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Le cifre descrivono un fenomeno complesso, che non riguarda soltanto la diffusione delle sostanze stupefacenti, ma coinvolge la salute mentale, le relazioni familiari, la scuola, le condizioni economiche e le trasformazioni sociali.

Sarebbe un errore leggere questi numeri esclusivamente come la prova di comportamenti irresponsabili o trasgressivi. Il consumo di droghe, soprattutto quando diventa problematico, può essere anche l’espressione di un disagio più profondo: un tentativo di sfuggire all’ansia, di attenuare una sofferenza, di trovare un senso di appartenenza o di affrontare situazioni che sembrano impossibili da gestire.

Naturalmente, non tutti coloro che sperimentano una sostanza vivono una condizione di disagio psicologico, così come non ogni consumo si trasforma in dipendenza. Ma ignorare il rapporto che può esistere tra vulnerabilità emotiva, difficoltà sociali e uso di droghe significa rinunciare a comprendere una parte essenziale del problema.

Il disagio che non sempre sappiamo riconoscere

L’adolescenza è una fase delicata, segnata dalla costruzione dell’identità, dal bisogno di essere accettati e dalla ricerca di autonomia. È anche un periodo nel quale le difficoltà familiari, il bullismo, l’isolamento, la pressione del gruppo e le insicurezze personali possono assumere un peso particolarmente rilevante.

In questo contesto, il ricorso alle sostanze può rappresentare, per alcuni ragazzi, una forma di automedicazione emotiva: non una soluzione, naturalmente, ma il tentativo di alleviare temporaneamente una sofferenza.

Per altri prevalgono la curiosità, la ricerca di sensazioni nuove, la disponibilità delle sostanze o il desiderio di sentirsi parte di un gruppo. Le motivazioni sono differenti e spesso si sovrappongono. Proprio per questo non esiste una risposta unica.

Limitarsi a condannare il comportamento senza cercare di comprenderne le cause rischia di aumentare la distanza tra gli adolescenti e gli adulti. Un ragazzo che teme di essere giudicato o punito può diventare meno disposto a chiedere aiuto, anche quando ne avrebbe bisogno.

La prevenzione dovrebbe cominciare molto prima dell’incontro con la droga: dalla qualità delle relazioni familiari, dalla capacità della scuola di riconoscere i segnali di sofferenza, dalla disponibilità di servizi psicologici accessibili e dalla possibilità, per i giovani, di trovare spazi di aggregazione, ascolto e partecipazione.

Non si tratta di giustificare il consumo di sostanze, ma di affrontarlo con strumenti capaci di incidere sulle sue possibili cause.

Cocaina e nuove droghe: un mercato sempre più pericoloso

La Relazione conferma la diffusione della cannabis e della cocaina, ma segnala anche l’espansione di prodotti ad alta potenza e di nuove sostanze psicoattive, alcune delle quali possono provocare conseguenze particolarmente gravi.

Tra gli studenti di età compresa fra 15 e 19 anni, dopo la diminuzione osservata tra il 2022 e il 2024, tornano a crescere i consumi di diverse sostanze, tra cui stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, ketamina e droghe sintetiche. La cannabis rimane la più diffusa tra i giovani, pur registrando un calo: il 18% degli studenti dichiara di averne fatto uso nell’ultimo anno, contro il 21% del 2024.

Ma la riduzione dei consumi non elimina le preoccupazioni. Sul mercato circolano preparazioni con concentrazioni estremamente elevate di THC, che in alcuni estratti, oli e liquidi per sigarette elettroniche possono superare l’80-90%. Nel 2025 il Sistema nazionale di allerta rapida NEWS-D ha identificato 92 nuove sostanze psicoattive presenti sul territorio italiano. Si tratta soprattutto di cannabinoidi sintetici e semisintetici, catinoni sintetici e nuovi oppioidi.

L’evoluzione del mercato rende più difficile riconoscere la composizione e la pericolosità dei prodotti. Le sostanze possono essere mescolate o vendute sotto denominazioni ingannevoli, aumentando il rischio di intossicazioni anche tra consumatori occasionali.

Particolarmente grave è il bilancio relativo alla cocaina. Nel 2025, secondo la Relazione, questa sostanza è stata associata al 33% dei decessi direttamente accertati dalle forze dell’ordine e al 32% dei ricoveri ospedalieri droga-correlati. Il 28% delle persone seguite dai servizi pubblici per le dipendenze risulta in trattamento per uso primario di cocaina o crack, con una quota del 3,9% specificamente legata al crack.

Sono dati che smentiscono l’idea, ancora diffusa in alcuni ambienti, che la cocaina sia una droga socialmente gestibile o compatibile con una vita apparentemente normale.

Psicofarmaci senza prescrizione: un segnale da non sottovalutare

Tra gli elementi più significativi della Relazione figura anche il consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica. Nel 2025 quasi 180mila studenti minorenni, pari all’11%, hanno dichiarato di averne fatto uso. Il fenomeno presenta prevalenze quasi doppie tra le ragazze. Questo dato merita un’attenzione particolare.

Non consente, da solo, di stabilire quali siano le motivazioni individuali del consumo, ma solleva interrogativi sulla relazione tra salute mentale, accesso ai farmaci e capacità dei più giovani di affrontare situazioni di stress e sofferenza.

In una società che richiede prestazioni sempre più elevate, anche agli adolescenti, il bisogno di essere costantemente all’altezza delle aspettative può diventare una fonte di pressione. Il rendimento scolastico, l’immagine di sé, il confronto continuo sui social network e la paura dell’esclusione possono contribuire, in alcuni casi, a condizioni di ansia e insicurezza.

È importante non trasformare queste considerazioni in spiegazioni automatiche: le cause del consumo sono molteplici e devono essere approfondite. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare i possibili legami con il benessere psicologico. La risposta non può consistere soltanto nell’avvertire i giovani dei rischi dei farmaci assunti senza controllo medico. Occorre anche rendere più facile chiedere aiuto quando si sta male.

Non soltanto droghe: alcol, gioco d’azzardo e dipendenze digitali

Il quadro delle vulnerabilità giovanili si estende ben oltre le sostanze illegali.

Quasi 500mila studenti minorenni, il 31%, hanno fumato tabacco nel 2025. Circa 380mila, pari a un quarto della popolazione scolastica under 18, hanno riferito almeno un episodio di ubriacatura nel corso dell’anno, con una diffusione maggiore tra le ragazze. La Relazione esamina anche i comportamenti problematici legati alle tecnologie digitali e al gioco d’azzardo.

Tra gli studenti di 11-13 anni, l’1% presenta comportamenti riconducibili a una dipendenza dai social media, una percentuale in diminuzione rispetto al 2,2% del 2022. Il 7% degli studenti risulta a rischio di disturbo da gioco digitale, contro l’11% del 2022.

Per il gioco d’azzardo, l’11% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni dichiara di aver giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi. Le stime riportano inoltre oltre 87mila studenti della stessa fascia d’età coinvolti in comportamenti di gioco d’azzardo a rischio o problematici.

Questi fenomeni non devono essere confusi: hanno caratteristiche, meccanismi e livelli di gravità differenti. Tuttavia, possono condividere alcuni fattori di vulnerabilità, come l’impulsività, la difficoltà di regolazione emotiva o la ricerca di gratificazioni immediate. È dunque necessario sviluppare politiche di prevenzione capaci di affrontare i comportamenti a rischio senza ridurli a un’unica categoria e senza attribuire automaticamente a ogni adolescente un problema di dipendenza.

La marginalità sociale può aggravare le dipendenze

Il rapporto europeo dell’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, EUDA, aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione.

Nel 2024 nell’Unione europea si sono registrati almeno 7.600 decessi direttamente legati alla droga, spesso in presenza di più sostanze e con un ruolo rilevante degli oppioidi. L’agenzia segnala la crescente disponibilità di droghe potenti, l’espansione delle sostanze sintetiche e la diffusione del crack tra le persone maggiormente marginalizzate.

Quest’ultimo elemento richiama un problema che le politiche sulle dipendenze non possono ignorare: il rapporto tra esclusione sociale e salute. Povertà, precarietà abitativa, disoccupazione, esperienze traumatiche e difficoltà di accesso alle cure possono aumentare la vulnerabilità di alcune persone e rendere più difficile uscire da una dipendenza.

Il rapporto non è automatico né unidirezionale. Le dipendenze possono a loro volta aggravare la precarietà economica, compromettere le relazioni e favorire l’esclusione. Si può così creare un circolo difficile da interrompere. Per questo, accanto alle cure sanitarie, servono interventi sociali, opportunità lavorative, sostegno abitativo e percorsi di reinserimento.

Curare una dipendenza senza affrontare le condizioni che alimentano la sofferenza e ostacolano il recupero può ridurre le possibilità di un miglioramento duraturo.

Il ruolo decisivo dei servizi territoriali

Nel 2025 i servizi pubblici per le dipendenze hanno avuto in carico 131.328 persone, il 3,5% in più rispetto all’anno precedente. Le comunità terapeutiche hanno assistito 25.644 utenti. Gli accessi ai Pronto Soccorso per condizioni direttamente droga-correlate sono stati 9.641, con un aumento del 15%.Sono numeri che evidenziano la pressione esercitata dal fenomeno sul sistema sanitario e assistenziale.

La Relazione segnala anche una crescita delle iniziative di prevenzione: 407 progetti rivolti alla popolazione generale, l’11% in più rispetto al 2024, e 380 progetti nelle scuole secondarie, con un incremento del 16%. È un impegno importante, che dovrebbe essere accompagnato da una valutazione della qualità e dell’efficacia degli interventi.

Il numero dei progetti realizzati, infatti, non basta a dimostrare che siano riusciti a modificare i comportamenti o a ridurre i rischi. La prevenzione più efficace non può limitarsi a incontri occasionali nei quali si illustrano i pericoli delle sostanze. Deve aiutare i ragazzi a sviluppare capacità di riconoscere e gestire le emozioni, affrontare i conflitti, resistere alle pressioni del gruppo e costruire relazioni significative.

Occorre inoltre sostenere le famiglie, rafforzare la collaborazione tra scuole e servizi sanitari e garantire continuità agli interventi. Un adolescente che manifesta segnali di sofferenza non dovrebbe essere costretto ad aspettare che il problema diventi grave prima di ricevere attenzione.

Contrastare i trafficanti, senza criminalizzare chi ha bisogno di aiuto

La lotta alle organizzazioni criminali che producono e distribuiscono sostanze stupefacenti resta indispensabile.

Il rapporto europeo descrive reti capaci di utilizzare rotte sempre più diversificate, sistemi sofisticati di occultamento e strumenti di intimidazione e violenza. Segnala anche il reclutamento di minorenni e giovani marginalizzati da parte della criminalità organizzata.

Sono fenomeni che richiedono risposte investigative, giudiziarie e di cooperazione internazionale. Ma il contrasto al traffico non può esaurire le politiche sulle droghe.

Chi sviluppa una dipendenza ha bisogno di cure, non di essere identificato esclusivamente con il proprio comportamento. Lo stigma può allontanare le persone dai servizi, rendere più difficile il reinserimento e aggravare l’isolamento. La distinzione tra chi trae profitto dal traffico e chi vive una condizione di dipendenza deve rimanere centrale.

Sicurezza e salute pubblica non sono obiettivi incompatibili. Al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente quando le politiche sono fondate su evidenze, prevenzione, assistenza e tutela delle persone.

Ascoltare i giovani prima che il disagio diventi dipendenza

Il dato dei 350mila minorenni che hanno consumato sostanze illegali dovrebbe interrogare l’intera società. Non soltanto il governo e le istituzioni sanitarie, ma anche la scuola, le famiglie, le comunità locali e il mondo degli adulti.

Viviamo in un’epoca nella quale i giovani dispongono di possibilità di comunicazione senza precedenti, ma questo non significa necessariamente che si sentano ascoltati. Sono continuamente sollecitati a mostrare risultati, costruire un’immagine positiva di sé, essere competitivi e trovare rapidamente il proprio posto nel mondo. Per alcuni, queste pressioni si intrecciano con difficoltà economiche, fragilità familiari, solitudine e incertezza sul futuro.

Non possiamo attribuire automaticamente a queste condizioni l’aumento del consumo di droghe: per comprenderne le cause servono studi specifici e dati più approfonditi. Possiamo però riconoscere che il benessere psicologico e sociale costituisce una parte essenziale di qualsiasi strategia seria di prevenzione.

La risposta non dovrebbe essere soltanto quella di spiegare ai ragazzi che la droga fa male. Dovrebbe essere anche quella di chiedere perché alcuni sentano il bisogno di cercarvi sollievo, appartenenza o una momentanea via di fuga.

Occorre investire nella salute mentale, nella scuola pubblica, negli spazi di socialità, nello sport, nella cultura e nei servizi territoriali. Ma soprattutto occorre ricostruire relazioni di fiducia tra generazioni. La prevenzione comincia quando un giovane sa di poter parlare delle proprie difficoltà senza essere immediatamente giudicato.

I dati della Relazione 2026 rappresentano un allarme che non può essere sottovalutato. Ma dietro ogni percentuale ci sono persone, esperienze e storie differenti. Affrontare seriamente il fenomeno delle droghe significa perseguire chi alimenta il mercato illegale, garantire cure a chi sviluppa una dipendenza e proteggere chi è più vulnerabile.

(Redazione)

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