Riconoscimento storico dell’UE ai magistrati di L’Aia che combattono i crimini di guerra e l’impunità globale. La presidente Metsola: «Lavoro fondamentale per dare voce alle vittime». Strasburgo chiede di attivare il “regolamento di blocco” contro gli attacchi esterni.
MADRID. – Il Premio Sakharov 2026 per la libertà di pensiero va alla Corte Penale Internazionale (CPI) e a tutti i suoi funzionari. A darne l’annuncio ufficiale è stata la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, sancendo un forte segnale politico in un momento di gravissima tensione per la diplomazia e il diritto internazionale.
La scelta dell’Eurocamera non è soltanto un omaggio al valore della giustizia, ma una vera e propria presa di posizione in difesa di un’istituzione che negli ultimi mesi è finita nel mirino di crescenti pressioni, intimidazioni e sanzioni da parte di diverse potenze globali.
Metsola: «L’UE si fonda sul diritto, difenderemo l’indipendenza dei giudici»
Conferendo il prestigioso riconoscimento all’organismo giudiziario con sede a L’Aia, le istituzioni europee hanno voluto rimarcare l’importanza di chi lavora quotidianamente per perseguire i responsabili delle peggiori atrocità del nostro tempo, dai crimini di guerra alle violazioni sistematiche dei diritti umani.
«L’Unione europea si fonda sul rispetto del diritto internazionale», ha dichiarato la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola. «Con questo premio riconosciamo l’operato di coloro che rendono giustizia alle vittime attraverso indagini, azioni penali e processi. I funzionari della Corte devono poter svolgere il proprio lavoro in modo indipendente: continueremo a difendere questo principio in ogni sede».
Istituita dallo Statuto di Roma, la CPI rappresenta la prima corte penale internazionale permanente al mondo. Agendo come tribunale di ultima istanza, interviene quando i sistemi giudiziari nazionali non possono o non vogliono procedere, con indagini e mandati d’arresto che negli anni hanno riguardato teatri di crisi complessi come Russia, Israele, Afghanistan, Libia, Mali, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana.
Un argine contro le sanzioni esterne: l’UE invoca il “regolamento di blocco”
La decisione dell’Europarlamento arriva al culmine di un periodo di forte tribolazione per la Corte. Le relazioni annuali sulla politica estera e sui diritti umani approvate a Strasburgo esprimono profonda preoccupazione per la catena di attacchi e sanzioni extraterritoriali promosse contro procuratori, giudici e personale della CPI – in particolare da parte degli Stati Uniti – a seguito delle inchieste più delicate avviate dall’organo giudiziario.
Per questo motivo, gli eurodeputati hanno ribadito la richiesta alla Commissione Europea di attivare il cosiddetto “regolamento di blocco” (Blocking Statute). Si tratta di uno strumento giuridico creato dall’UE per neutralizzare gli effetti delle decisioni giudiziarie e delle sanzioni imposte da Paesi terzi, garantendo ai funzionari della Corte la massima protezione legale e finanziaria e consentendo loro di risarcire eventuali danni subiti nell’esercizio delle loro funzioni.
Oltre allo scudo normativo, il Parlamento ha confermato con favore il proseguimento del sostegno finanziario diretto dell’Unione Europea verso L’Aia, fondamentale per garantire la continuità operativa dei processi in corso.
L’appello di Strasburgo: «A rischio l’ordine giudiziario mondiale»
Tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea sono firmatari dello Statuto di Roma e sono pertanto vincolati a rispettare ed eseguire le decisioni e i mandati di cattura emessi dalla CPI. Dalle aule di Strasburgo s’innalza così un monito chiaro: l’inottemperanza alle sentenze internazionali e la politicizzazione dei dibattiti attorno alla giustizia globale rappresentano una “minaccia esistenziale” per la tenuta del diritto internazionale.
La cerimonia ufficiale di consegna del Premio Sakharov 2026 si terrà il prossimo 16 dicembre nell’emiciclo del Parlamento Europeo a Strasburgo, durante la sessione plenaria. In quella sede, la comunità europea tornerà a fare da scudo a chi mette la propria vita al servizio della verità e della giustizia.
