Un’indagine internazionale di AstraRicerche su oltre 2.000 giovani tra i 18 e i 34 anni fotografa una generazione sotto pressione. In Italia il 73% teme di non poter accedere a un’abitazione adeguata e il 63% è preoccupato per il proprio benessere psicologico. A Parma, il 23 ottobre, l’iniziativa “Beautiful Life” avvia un percorso europeo di ascolto e partecipazione in vista del 2027.
MADRID. – La casa, la stabilità economica, il lavoro e la salute mentale. Sono queste alcune delle principali preoccupazioni dei giovani europei, sempre più in difficoltà nel costruire un progetto di vita autonomo e nel guardare al futuro con fiducia. A delineare questo quadro è una ricerca internazionale realizzata da AstraRicerche su oltre 2.000 persone tra i 18 e i 34 anni in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.
I risultati restituiscono l’immagine di una generazione che non deve fare i conti soltanto con le difficoltà economiche del presente, ma anche con l’incertezza su ciò che l’attende. Soltanto il 24,8% degli intervistati giudica alta o molto alta la qualità della propria vita, mentre il 21,4% la considera bassa o molto bassa.
È un segnale che invita a riflettere sulle condizioni materiali e sociali nelle quali crescono le nuove generazioni. La possibilità di trovare una casa, ottenere un lavoro stabile, mantenere un equilibrio psicologico e disporre di tempo per sé e per le relazioni personali emerge come parte di un’unica questione: la difficoltà di immaginare e realizzare il proprio futuro.
I dati saranno al centro di Beautiful Life – Youth, Beauty and Well-being in the New European Bauhaus Perspective, l’iniziativa in programma domani (venerdì 23 ottobre) a Parma, nell’ambito del percorso che porterà la città a essere Capitale europea dei giovani nel 2027.
La casa è la prima emergenza: in Italia la preoccupazione sale al 73%
L’accesso a un’abitazione adeguata rappresenta la principale fonte di preoccupazione tra i giovani coinvolti nell’indagine. Il 64,3% degli intervistati teme di non riuscire a permettersi o mantenere una casa rispondente alle proprie esigenze.
Il problema è particolarmente sentito in Italia e in Spagna, dove la percentuale raggiunge il 73%. Un dato che evidenzia quanto il costo dell’abitazione e la difficoltà di raggiungere l’indipendenza abitativa possano condizionare le scelte personali, professionali e familiari.
La casa, infatti, non è soltanto un luogo in cui vivere. È anche la condizione che permette di lasciare la famiglia d’origine, trasferirsi per studiare o lavorare, costruire una relazione stabile e pianificare il proprio percorso di vita.
Quando questa possibilità viene percepita come lontana, l’autonomia rischia di trasformarsi in un obiettivo difficile da raggiungere. La preoccupazione per l’abitazione si intreccia così con quella per il reddito e la continuità occupazionale, alimentando un senso più generale di precarietà.
Salute mentale e stress: oltre sei giovani su dieci guardano al futuro con timore
Subito dopo la casa, nella graduatoria delle preoccupazioni emerge il benessere mentale. Il 62,3% dei giovani europei teme per la propria salute psicologica futura. In Spagna la quota raggiunge il 74%, mentre in Italia si attesta al 63%.
Anche la quotidianità restituisce segnali significativi. Più della metà degli intervistati, il 55,2%, dichiara di sentirsi stressata o sotto pressione, percentuale che in Italia sale al 61%. Il 50,5% afferma di dormire poco o male e il 47,6% ritiene di avere meno tempo libero di quanto vorrebbe.
A queste difficoltà si aggiunge la dimensione delle relazioni personali: il 39,4% dichiara di sentirsi spesso solo o isolato. Un altro 40,7% riferisce di avere un rapporto negativo o difficile con il proprio corpo.
Sono dati che mostrano come il benessere giovanile non possa essere valutato soltanto attraverso il reddito, l’occupazione o il percorso di studi. Contano anche la qualità delle relazioni, il tempo disponibile, la percezione di sé e la possibilità di affrontare le difficoltà senza sentirsi soli.
L’incertezza economica e lavorativa condiziona le scelte
Le preoccupazioni per la casa sono strettamente legate a quelle per il reddito e l’occupazione. Secondo la ricerca, il 61,7% dei giovani europei è preoccupato per la propria incertezza economica, mentre il 57,1% teme l’instabilità lavorativa.
Quest’ultimo timore è particolarmente diffuso tra i più giovani: nella fascia tra i 18 e i 25 anni raggiunge il 63%, contro il 53% tra i 26 e i 34 anni.
La differenza suggerisce quanto l’ingresso nel mondo del lavoro possa rappresentare una fase delicata, soprattutto quando le opportunità disponibili non sembrano offrire garanzie sufficienti per pianificare il futuro. Avere un impiego, infatti, non significa necessariamente poter contare su un reddito adeguato e continuativo, né riuscire a sostenere i costi di una vita indipendente.
Quando l’incertezza si prolunga, anche decisioni importanti, come trasferirsi, formare una famiglia o investire nella propria formazione, possono diventare più difficili. Il rischio è che una condizione inizialmente temporanea venga percepita come una prospettiva destinata a durare.
Le giovani donne più esposte allo stress e al disagio
L’indagine evidenzia anche differenze significative tra uomini e donne. Il 61% delle giovani intervistate dichiara di sentirsi stressato, contro il 49% degli uomini. Anche il rapporto con il proprio corpo presenta una distanza rilevante: è difficile o negativo per il 47% delle donne, rispetto al 34% degli uomini.
Il divario è ancora più evidente nella fascia tra i 18 e i 25 anni, quando il 53% delle giovani donne riferisce un rapporto problematico con la propria fisicità.
Le differenze emergono anche nella valutazione complessiva della qualità della vita: soltanto il 22% delle donne la giudica alta o molto alta, contro il 28% degli uomini.
Questi dati richiamano l’attenzione sulla necessità di affrontare il benessere delle nuove generazioni tenendo conto anche delle diverse esperienze e delle pressioni sociali che possono influenzare la vita quotidiana. Il disagio psicologico, in questo quadro, non può essere considerato soltanto una questione individuale, ma richiede attenzione da parte delle famiglie, delle scuole, dei luoghi di lavoro e delle istituzioni.
I fatti di Milano e la necessità di capire il disagio giovanile
La fotografia tracciata dalla ricerca assume un significato particolare dopo i recenti episodi di violenza e saccheggio che hanno coinvolto gruppi di giovanissimi nel centro di Milano, durante il fine settimana del 17 e 18 ottobre.
Le cronache hanno riferito di vetrine danneggiate, negozi saccheggiati e scontri con le forze dell’ordine. Secondo le notizie diffuse il 21 ottobre, tra i giovani identificati figuravano numerosi minorenni, compreso un ragazzo di appena 11 anni. Le indagini sono proseguite per ricostruire le responsabilità individuali.
Episodi del genere pongono interrogativi che non possono essere liquidati soltanto attraverso il richiamo all’ordine pubblico, pur indispensabile quando vengono commessi reati e danneggiati beni pubblici o privati. Occorre anche interrogarsi sulle ragioni per cui alcuni giovanissimi arrivano a partecipare ad azioni violente, sulla loro percezione delle regole, sul ruolo dei gruppi e dei social network e sulla capacità degli adulti di intercettare situazioni di disagio.
È importante, tuttavia, non confondere i fenomeni né stabilire un rapporto di causa ed effetto che la ricerca non dimostra. I dati di AstraRicerche riguardano le preoccupazioni, il benessere e la qualità della vita dei giovani europei; non spiegano direttamente le ragioni dei disordini di Milano e non autorizzano a considerare la precarietà economica o il disagio psicologico come cause automatiche della violenza.
La maggior parte dei giovani che affrontano difficoltà economiche, stress o solitudine non ricorre a comportamenti violenti. Proprio per questo è necessario distinguere tra chi commette reati e l’insieme delle nuove generazioni, evitando generalizzazioni che rischiano di trasformare un problema complesso in uno scontro tra adulti e ragazzi.
I fatti di Milano rendono comunque urgente una riflessione più ampia: accanto alla prevenzione e all’applicazione delle regole, servono strumenti per comprendere le fragilità, favorire l’inclusione e creare occasioni concrete di partecipazione. Ascoltare i giovani non significa giustificare la violenza, ma cercare di comprenderne i contesti e prevenire il ripetersi di comportamenti distruttivi.
Parma 2027, un laboratorio europeo per ascoltare le nuove generazioni
È in questo contesto che si inserisce Beautiful Life – Youth, Beauty and Well-being in the New European Bauhaus Perspective, l’incontro in programma domani, 23 ottobre, a Parma, presso Manzini Off – WOPA, dalle 10 alle 17.30. L’iniziativa fa parte del percorso verso Parma Capitale europea dei giovani 2027 ed è sviluppata nella prospettiva del New European Bauhaus, l’iniziativa europea che promuove luoghi di vita più sostenibili, inclusivi e capaci di migliorare il benessere delle persone.
Il programma prevede dibattiti, laboratori partecipativi e una NEB Youth Fair, dedicata alla presentazione di progetti ed esperienze europee. I lavori si concentreranno su quattro grandi temi: la relazione tra spazi pubblici, bellezza e benessere; la sostenibilità e la rigenerazione urbana; la partecipazione democratica e l’inclusione; il contributo delle competenze e della creatività giovanile alla costruzione del futuro europeo.
L’obiettivo è raccogliere idee e proposte da sviluppare nel percorso che proseguirà nel 2027, coinvolgendo giovani, organizzazioni e città europee. Tra le prospettive indicate figura la costruzione di un NEB Youth Manifesto, un documento partecipato che raccolga priorità e raccomandazioni delle nuove generazioni per comunità più vivibili, sostenibili e inclusive.
Dal disagio alle proposte: la qualità della vita come responsabilità collettiva
I risultati dell’indagine di AstraRicerche indicano che le aspettative dei giovani non riguardano soltanto il lavoro o il reddito. Casa, salute psicologica, relazioni, tempo libero e possibilità di partecipare alla vita collettiva concorrono a definire la qualità della vita e la fiducia nel futuro.
La sfida per le istituzioni è trasformare queste preoccupazioni in politiche concrete: rendere più accessibile l’abitazione, favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, rafforzare i servizi di sostegno psicologico e creare spazi nei quali i giovani possano esprimersi e contribuire alle decisioni che li riguardano.
Anche la prevenzione del disagio e dei comportamenti violenti richiede un impegno che affianchi alle misure di sicurezza opportunità educative, relazionali e sociali, senza confondere le difficoltà vissute da molti ragazzi con le responsabilità di chi commette reati.
Il percorso avviato a Parma punta proprio a favorire questo confronto tra esperienze giovanili e politiche pubbliche. La ricerca offre una base per individuare le priorità; l’incontro del 23 ottobre vuole aprire uno spazio nel quale discutere le possibili risposte.
La questione centrale, in definitiva, è se l’Europa saprà offrire alle nuove generazioni condizioni reali per costruire il proprio futuro. Perché una vita migliore non dipende soltanto dalle aspirazioni individuali, ma anche dalla possibilità di trovare una casa, un lavoro dignitoso, relazioni significative e una comunità nella quale sentirsi parte attiva.
(Redazione/Fonte:Askanews)
