Elezioni Usa, Trump evoca il caos francese mentre cala il suo consenso

In una foto d'archivio Donald Trump durante il suo intervento all'Onu

Sondaggio Reuters/Ipsos: i Democratici sono avanti di 12 punti in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Trump promette oltre 400 milioni di dollari per sostenere i Repubblicani e usa le proteste in Francia per mettere in guardia gli elettori sulle conseguenze di una vittoria dell’opposizione.


NEW YORK. – Il consenso nei confronti di Donald Trump continua a diminuire proprio mentre gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni di metà mandato, in programma il 3 novembre. Secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, soltanto il 31% degli americani approva l’operato del presidente, un punto in meno rispetto a due settimane prima. Si tratta del livello più basso registrato durante i suoi due mandati alla Casa Bianca.

Il dato arriva in un momento delicato per il Partito repubblicano, che rischia di perdere il controllo del Congresso. A meno di due settimane dal voto, infatti, i Democratici hanno ampliato il loro vantaggio nelle intenzioni di voto, mentre l’economia, il costo della vita e le politiche migratorie restano al centro del confronto politico.

Trump reagisce intensificando la campagna elettorale e annunciando investimenti superiori a 400 milioni di dollari a sostegno dei Repubblicani. Nel tentativo di mobilitare la propria base, il presidente richiama anche le proteste e gli episodi di violenza registrati in Francia, presentandoli come un possibile scenario per gli Stati Uniti nel caso di una vittoria democratica.

Democratici avanti di 12 punti: cresce il rischio per i Repubblicani

Il dato più significativo del sondaggio riguarda le intenzioni di voto per il Congresso. Alla domanda su quale partito sceglierebbero se le elezioni si svolgessero oggi, il 47% degli elettori registrati indica i Democratici, contro il 35% che preferisce i Repubblicani.

Il divario è quindi di 12 punti percentuali, il più ampio registrato in questo ciclo elettorale. Due settimane prima, il rapporto era del 44% per i Democratici e del 37% per i Repubblicani: in poco tempo, il vantaggio dell’opposizione è cresciuto di cinque punti.

Il risultato alimenta le aspettative dei Democratici di conquistare la maggioranza sia alla Camera dei rappresentanti sia al Senato. Attualmente, i Repubblicani dispongono di maggioranze ristrette in entrambi i rami del Congresso e una sconfitta potrebbe rendere più difficile per Trump portare avanti il proprio programma negli ultimi due anni del mandato.

Il sondaggio nazionale, tuttavia, non consente da solo di prevedere con certezza il risultato finale. La distribuzione dei seggi e le caratteristiche delle singole competizioni, soprattutto al Senato, possono fare la differenza anche quando le intenzioni di voto a livello nazionale mostrano un vantaggio netto per uno dei due partiti.

Il costo della vita pesa sul giudizio degli elettori

Tra i fattori che contribuiscono alla perdita di consenso di Trump figurano le preoccupazioni economiche. Il prezzo della benzina, il costo degli alimenti e le spese per la casa sono diventati temi centrali per molte famiglie, che chiedono risultati concreti dopo le promesse della campagna presidenziale.

L’insoddisfazione riguarda anche la gestione complessiva dell’economia. Secondo il sondaggio Reuters/Ipsos, il 68% degli intervistati disapprova l’operato del presidente in questo ambito, compreso il 37% degli elettori repubblicani.

Il dato evidenzia una difficoltà per la Casa Bianca: anche una parte dell’elettorato tradizionalmente vicino al Partito repubblicano manifesta riserve sulle scelte economiche dell’amministrazione.

Le elezioni di metà mandato rappresentano tradizionalmente un momento di verifica per il presidente in carica. Gli elettori possono utilizzarle per confermare il proprio sostegno oppure per esprimere insoddisfazione nei confronti del governo, modificando gli equilibri del Congresso.

Le donne si orientano verso i Democratici

Il vantaggio democratico è particolarmente marcato tra le donne. Secondo i dati diffusi insieme al sondaggio, il 50% delle elettrici registrate sceglierebbe i Democratici, contro il 32% orientato verso i Repubblicani.

Anche tra gli uomini emerge una preferenza per l’opposizione, sebbene più contenuta. Sul tema della gestione dell’economia, il 40% degli intervistati di sesso maschile preferisce i Democratici, mentre il 33% indica i Repubblicani.

Questi risultati suggeriscono che la difficoltà del partito di Trump non riguarda soltanto un singolo gruppo di elettori. Il malcontento economico e il giudizio sull’operato della Casa Bianca sembrano incidere su fasce diverse della popolazione, seppure con intensità differenti.

Per i Democratici, la sfida sarà trasformare questo vantaggio nei sondaggi in voti effettivi, soprattutto negli Stati e nei collegi in cui la competizione è più serrata.

Trump promette oltre 400 milioni di dollari per le elezioni

Di fronte ai segnali di difficoltà, Trump ha annunciato che la sua organizzazione politica investirà oltre 400 milioni di dollari entro il giorno delle elezioni per sostenere il Partito repubblicano.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha spiegato che più di 300 milioni sono già stati destinati alla pubblicità, ai contatti con gli elettori, ai comizi, alle iniziative per favorire la partecipazione al voto e alle attività legate alla sicurezza elettorale.

La somma, secondo quanto riportato dal Washington Post, proviene dal super PAC MAGA Inc. e dall’organizzazione non profit collegata Securing American Greatness. Non si tratta quindi necessariamente di denaro personale del presidente, ma di risorse mobilitate attraverso strutture politiche a lui vicine.

Trump ha definito le prossime elezioni di metà mandato le più importanti nella storia degli Stati Uniti, ribadendo la propria fiducia nel Partito repubblicano e nelle sue politiche.

La scelta di impegnarsi direttamente nella campagna è però un’arma a doppio taglio. Da una parte, la presenza del presidente può rafforzare la mobilitazione dei suoi sostenitori; dall’altra, il suo basso livello di approvazione rischia di trasformare il voto in un giudizio diretto sull’operato della Casa Bianca.

Le proteste in Francia diventano un argomento della campagna americana

A rendere ancora più acceso il confronto è l’uso politico che Trump sta facendo delle proteste e degli episodi di violenza verificatisi in Francia. Durante un comizio in Kansas, il presidente ha invitato gli americani a guardare a quanto sta accadendo in Europa per comprendere, a suo giudizio, i rischi di una vittoria democratica negli Stati Uniti.

Trump ha descritto la Francia come una nazione un tempo grande, ora «conquistata, saccheggiata e data alle fiamme» da migranti, jihadisti e comunisti ostili al cristianesimo e alla civiltà occidentale. Il presidente ha quindi collegato gli avvenimenti europei alle politiche migratorie e alle posizioni dei Democratici americani.

Le sue dichiarazioni si inseriscono in una strategia elettorale che mette al centro l’immigrazione, la sicurezza e la difesa dell’identità nazionale. Il messaggio rivolto agli elettori è chiaro: una vittoria dell’opposizione potrebbe, secondo Trump, aprire la strada a situazioni analoghe a quelle osservate nelle città europee.

Tuttavia, questa ricostruzione è contestata. Secondo un’analisi dell’Associated Press, le autorità francesi non hanno attribuito agli immigrati la responsabilità generale delle violenze. Le manifestazioni erano inizialmente legate soprattutto al costo della vita e alle rivendicazioni degli studenti per il finanziamento delle scuole; alcuni gruppi di manifestanti hanno poi compiuto saccheggi e atti di vandalismo, scontrandosi con le forze dell’ordine.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto le affermazioni secondo cui il Paese sarebbe stato invaso da orde di migranti e islamisti, definendole false e denunciando l’uso della situazione francese nelle campagne politiche straniere.

Il voto del 3 novembre sarà decisivo per il futuro della presidenza

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre rinnoveranno tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e una parte del Senato. Il loro esito determinerà gli equilibri del Congresso e la capacità dell’amministrazione Trump di approvare leggi, finanziare le proprie priorità e portare avanti il programma presidenziale.

Secondo Reuters, i Repubblicani hanno maggioranze ristrette in entrambe le Camere e i Democratici devono conquistare un saldo positivo di quattro seggi in ciascuna per ottenere il controllo. Il risultato dipenderà soprattutto da un numero limitato di competizioni particolarmente combattute.

Se i Democratici conquistassero almeno una delle due Camere, potrebbero aumentare il controllo parlamentare sull’amministrazione, avviare indagini e ostacolare alcune iniziative legislative del presidente. Una vittoria repubblicana, al contrario, consentirebbe a Trump di affrontare con maggiori possibilità gli ultimi due anni del mandato.

Per ora, il sondaggio Reuters/Ipsos fotografa un presidente in difficoltà, con un consenso sceso al 31% e un’opposizione in crescita nelle intenzioni di voto. Non è ancora una previsione definitiva del risultato elettorale, ma rappresenta un segnale d’allarme per la Casa Bianca.

La decisione di Trump di investire ingenti risorse nella campagna e di richiamare le proteste europee dimostra quanto la posta in gioco sia alta. Resta da capire se la strategia riuscirà a riportare alle urne gli elettori repubblicani e a convincere gli indecisi oppure se il malcontento economico finirà per favorire i Democratici.

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