Unimpresa Sicilia e Uci chiedono un tavolo tecnico entro 48 ore per affrontare il caro carburanti, il peso delle tasse e i prezzi riconosciuti ai produttori. Le due organizzazioni sollecitano interventi urgenti per salvaguardare migliaia di imprese e posti di lavoro lungo tutta la filiera agroalimentare.
MADRID. – Il blocco dell’autotrasporto in Sicilia riporta al centro dell’attenzione una crisi che, secondo le organizzazioni di categoria, non riguarda soltanto i costi del carburante, ma coinvolge l’intero sistema agroalimentare dell’Isola. Agricoltura, trasporti e pesca devono fare i conti con spese crescenti, ricavi insufficienti e difficoltà che si trascinano da anni.
A lanciare l’allarme sono Unimpresa Sicilia e Unione coltivatori italiani (Uci) Sicilia, che chiedono alla Regione un intervento immediato e la convocazione, entro 48 ore, di un tavolo tecnico con agricoltori, autotrasportatori, pescatori e rappresentanti della grande distribuzione organizzata (Gdo).
Le due organizzazioni, che dichiarano di rappresentare complessivamente 15 mila partite Iva agricole, sostengono le ragioni della mobilitazione degli autotrasportatori. Allo stesso tempo, apprezzano la decisione di consentire la movimentazione delle merci deperibili, così da limitare i danni alle aziende e contenere le conseguenze per i consumatori.
«Il caro carburante è soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso», affermano le organizzazioni, secondo le quali non sono più sufficienti interventi occasionali: occorre una strategia capace di affrontare le difficoltà economiche dell’intera filiera.
Carburanti e fisco, le richieste al Governo
Tra le principali richieste rivolte ai governi nazionale e regionale figurano misure straordinarie per ridurre il peso fiscale sui carburanti. Unimpresa e Uci chiedono interventi sulle accise e sulla componente fiscale, compresa l’Iva applicata alle accise.
Le organizzazioni sollecitano inoltre la sospensione o il differimento degli adempimenti fiscali per almeno dodici mesi a favore delle imprese agricole e dell’autotrasporto maggiormente colpite dalla crisi, con l’estensione delle misure anche al settore della pesca.
L’obiettivo è alleggerire la pressione finanziaria sulle aziende, che devono sostenere costi elevati per energia, materie prime, trasporti e forniture, spesso senza riuscire a recuperare queste spese attraverso i prezzi di vendita.
«Come organizzazioni datoriali abbiamo il dovere di tutelare i posti di lavoro di chi produce, di chi trasporta e di chi vende», dichiarano Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia, e Antonino Bongiovanni, presidente regionale di Uci.
Le due associazioni chiedono anche sostegni economici adeguati, maggiore chiarezza sui ristori per i danni provocati dalle calamità naturali e tempi certi per l’erogazione degli aiuti promessi alle aziende.
Il nodo della grande distribuzione
Al centro della protesta c’è anche il rapporto tra produttori agricoli e grande distribuzione organizzata. Secondo Unimpresa e Uci, il potere contrattuale si è progressivamente concentrato nelle mani di pochi grandi operatori, mentre gli agricoltori hanno sempre meno possibilità di negoziare condizioni di vendita remunerative.
Il risultato, sostengono le associazioni, è una situazione in cui i produttori possono essere costretti a vendere sottocosto, senza che ciò si traduca necessariamente in una riduzione dei prezzi pagati dai consumatori.
«Il risultato è che gli agricoltori vendono spesso sottocosto, mentre i consumatori continuano a pagare prezzi elevati. A perdere sono entrambi», afferma Spadafora.
Le organizzazioni chiedono quindi di affrontare il tema dei contratti tra produttori e distributori, prendendo in considerazione anche il modello spagnolo, che prevede il divieto di acquistare prodotti agricoli a prezzi inferiori ai costi effettivi di produzione.
Un eventuale intervento dovrebbe contribuire a rendere più equilibrati i rapporti commerciali, garantendo una remunerazione adeguata a chi produce e maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi lungo la filiera.
Anche la pesca è in difficoltà
L’allarme riguarda anche il comparto ittico, alle prese con un aumento significativo dei costi operativi. Bongiovanni richiama in particolare la situazione della flotta di Mazara del Vallo, dove il prezzo del carburante rappresenta una voce determinante per la sostenibilità delle attività.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il rifornimento di un motopeschereccio di medie dimensioni, che due anni fa costava circa 40 mila euro, oggi può arrivare a 80 mila euro.
A questi costi si aggiungono le difficoltà legate ai periodi di fermo pesca, che limitano i giorni di attività e incidono ulteriormente sui ricavi. I pescatori siciliani devono inoltre confrontarsi con concorrenti stranieri che possono sostenere costi differenti.
Per questo Unimpresa e Uci chiedono che il tavolo tecnico regionale coinvolga anche il settore della pesca, evitando interventi limitati all’autotrasporto o all’agricoltura.
La richiesta alla Regione: un tavolo entro 48 ore
Unimpresa Sicilia e Uci chiedono all’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, di convocare entro 48 ore un confronto operativo con tutte le categorie interessate.
Il tavolo dovrebbe individuare misure concrete per ridurre l’impatto dei costi energetici, sostenere le imprese più in difficoltà, riequilibrare i rapporti tra produttori e grande distribuzione e garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.
La priorità è evitare che la protesta dei trasportatori si trasformi in un danno ancora più grave per l’economia dell’Isola, compromettendo la distribuzione delle merci, la continuità delle attività produttive e l’occupazione.
«Non chiediamo privilegi né assistenzialismo», concludono Spadafora e Bongiovanni, richiamando il ruolo strategico di agricoltura, autotrasporto e pesca per l’economia e la sicurezza alimentare del Paese.
La richiesta delle due organizzazioni è chiara: affrontare non soltanto l’emergenza del momento, ma anche le cause strutturali di una crisi che rischia di mettere in difficoltà migliaia di imprese siciliane.
