Domani, 17 ottobre, si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Secondo le stime Istat citate per il 2025, oltre 2,1 milioni di famiglie vivono in povertà assoluta. La Fondazione l’Albero della Vita richiama l’attenzione sulle disuguaglianze, sull’esclusione sociale e sulla necessità di garantire ai minori opportunità concrete di crescita.
MADRID. – La povertà non si misura soltanto con il reddito disponibile o con la difficoltà di arrivare alla fine del mese. Significa anche rinunciare a opportunità educative, incontrare ostacoli nell’accesso ai servizi, avere meno possibilità di partecipare alla vita sociale e rischiare di trasmettere ai propri figli le stesse condizioni di svantaggio. È un circolo vizioso che, se non viene affrontato con interventi costanti, può trasformare una difficoltà economica in una forma di esclusione destinata a durare nel tempo.
È questo il tema al centro della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, che si celebra ogni anno il 17 ottobre. Un appuntamento che invita governi, istituzioni e società civile a riflettere non soltanto sulle dimensioni del fenomeno, ma anche sulle responsabilità collettive e sulle misure necessarie per contrastarlo.
In Italia, i dati diffusi dall’Istat e richiamati dalla Fondazione l’Albero della Vita delineano una situazione preoccupante: nel 2025 si stimano oltre 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di circa 5,4 milioni di persone. Tra queste, 1 milione e 136mila sono minorenni. Numeri che mostrano quanto il problema coinvolga anche le nuove generazioni, condizionandone il percorso scolastico, le relazioni e le prospettive future.
Povertà minorile, un futuro che rischia di essere compromesso
La povertà che colpisce bambini e adolescenti rappresenta una delle emergenze sociali più delicate. Crescere in una famiglia che non dispone di risorse sufficienti può significare avere meno occasioni per studiare, praticare sport, partecipare ad attività culturali e sviluppare le proprie capacità.
Le conseguenze non si limitano alle privazioni materiali. Le difficoltà economiche possono incidere sull’autostima, sulle relazioni con i coetanei e sul senso di appartenenza alla comunità. Un bambino che non può partecipare alle stesse attività dei compagni o che si sente escluso a causa delle condizioni della propria famiglia rischia di vivere la povertà anche come uno stigma sociale.
Il problema è aggravato dal fatto che lo svantaggio può trasmettersi da una generazione all’altra. Quando mancano servizi adeguati, sostegno educativo e opportunità di inserimento sociale, diventa più difficile interrompere il legame tra le condizioni economiche della famiglia di origine e le possibilità di realizzazione dei figli.
Contrastare la povertà minorile significa quindi intervenire tempestivamente, sostenere i genitori e garantire a tutti i bambini condizioni che permettano loro di crescere, apprendere e costruire il proprio futuro senza essere penalizzati dalla situazione di partenza.
Non soltanto mancanza di denaro: il peso dell’esclusione
La dimensione economica, pur fondamentale, non racconta da sola tutte le conseguenze della povertà. A evidenziarlo è anche Eurostat, che in una pubblicazione del 28 luglio 2025 ha segnalato una maggiore frequenza di esperienze di discriminazione percepita tra le persone a rischio di povertà o esclusione sociale rispetto a quelle che non si trovano in questa condizione.
Le differenze riguardano diversi aspetti della vita quotidiana, tra cui la ricerca di un’abitazione, i rapporti con i servizi pubblici e le amministrazioni, l’utilizzo degli spazi pubblici e l’istruzione. Si tratta di esperienze riferite dagli intervistati, che descrivono la percezione della discriminazione e non costituiscono, di per sé, una verifica diretta di singoli episodi.
Questi elementi aiutano a comprendere come la povertà possa diventare una barriera anche sul piano delle relazioni e della partecipazione sociale. Chi vive in condizioni di fragilità economica può incontrare maggiori difficoltà nell’accedere alle opportunità disponibili e sentirsi progressivamente ai margini della comunità.
Per questo, le politiche di contrasto non possono limitarsi agli aiuti economici, pur indispensabili. Occorre affiancarli a servizi educativi, sostegno psicologico, accompagnamento delle famiglie e percorsi che favoriscano l’autonomia e l’inclusione.
L’Albero della Vita: sostegno continuativo a famiglie e minori
Da quasi trent’anni la Fondazione l’Albero della Vita opera accanto a bambini, ragazzi e famiglie che attraversano situazioni di vulnerabilità. La sua attività si sviluppa attraverso Centri Educativi presenti in sei città italiane, con uno staff di oltre 90 persone tra psicologi, educatori e altri professionisti.
Il modello di intervento si basa sulla presenza costante nei territori e sulla costruzione di rapporti di fiducia con le persone coinvolte. Conoscere le famiglie, comprendere i loro bisogni e accompagnarle nel tempo consente di progettare risposte più efficaci rispetto a interventi occasionali, che rischiano di affrontare soltanto le conseguenze immediate delle difficoltà.
Le attività comprendono laboratori tematici, contributi per praticare sport, kit scolastici, percorsi di educazione finanziaria, sostegno alla genitorialità, orientamento al lavoro e supporto psicologico. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per affrontare le difficoltà quotidiane e favorire lo sviluppo delle capacità individuali.
I Centri Educativi rappresentano inoltre luoghi di protezione e crescita, nei quali bambini e adolescenti possono trovare riferimenti adulti, occasioni di apprendimento e opportunità per rafforzare le proprie competenze. Un lavoro che mira anche a prevenire l’abbandono scolastico e l’esclusione sociale.
«Il futuro di un bambino non deve dipendere dalla sua condizione di partenza»
«I numeri raccontano quanti sono i bambini in povertà, ma non quanto pesi crescere sentendosi meno degli altri. È lì che la povertà smette di essere una condizione economica e diventa uno stigma che si tramanda», ha dichiarato Salvatore Angelico, presidente della Fondazione l’Albero della Vita.
Angelico sottolinea l’importanza di non limitarsi a ricordare il problema in occasione di una ricorrenza annuale. «Uscirne dipende dalle opportunità che una comunità sceglie di garantire, e dalla costanza con cui lo fa», ha aggiunto, evidenziando che il cambiamento richiede una presenza quotidiana e un accompagnamento capace di durare nel tempo.
Il messaggio è che nessun bambino dovrebbe essere definito dalla situazione economica della propria famiglia. Per offrire prospettive diverse, non bastano interventi sporadici: servono relazioni stabili, servizi accessibili e occasioni concrete per scoprire e valorizzare le proprie capacità.
La campagna «Il Segno»: esserci ogni giorno
L’importanza della continuità è al centro anche della campagna «Il Segno», realizzata dalla Fondazione l’Albero della Vita insieme all’attore Fabio Troiano e trasmessa su La7 dall’11 al 31 ottobre.
La campagna richiama l’attenzione sulla necessità di restare accanto alle comunità più fragili, affinché il sostegno non si esaurisca in un aiuto occasionale, ma diventi un percorso in grado di produrre cambiamenti duraturi.
Essere presenti significa riconoscere tempestivamente le difficoltà, costruire legami di fiducia e accompagnare bambini e famiglie nella ricerca di nuove possibilità. È attraverso questa continuità che gli interventi sociali possono contribuire a interrompere il meccanismo che alimenta la povertà e ne favorisce la trasmissione tra generazioni.
La Giornata internazionale del 17 ottobre ricorda, dunque, che la lotta alla povertà non riguarda soltanto la disponibilità di risorse economiche. Riguarda anche il diritto di ogni persona a partecipare pienamente alla vita della comunità e quello di ogni bambino a crescere con opportunità reali, indipendentemente dalle condizioni della famiglia in cui è nato. Un impegno che richiede politiche pubbliche efficaci, servizi adeguati e una responsabilità condivisa, da rinnovare ogni giorno.
