Troppe giornate nazionali, Mattarella richiama il Parlamento


Si istituisce una ricorrenza e si invitano amministrazioni pubbliche, scuole e, talvolta, università a organizzare iniziative didattiche, attività divulgative, incontri e momenti di approfondimento e “le scuole non possono farsi carico di tutto”


MADRID.- Cinquantuno giornate nazionali, praticamente una alla settimana. Trentasei istituite nelle ultime tre legislature, venti soltanto in quella attuale. Un proliferare di ricorrenze dedicate a valori, eventi, emozioni e aspetti della vita quotidiana che rischia di trasformare uno strumento di sensibilizzazione in un esercizio puramente formale. A richiamare il Parlamento alla misura è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha accompagnato la promulgazione della legge istitutiva della Giornata nazionale del riciclo della carta con una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.

Non è una bocciatura della legge, né una contestazione del valore del riciclo. Il capo dello Stato ha promulgato il provvedimento perché, come precisa nella lettera, non sussistono “profili evidenti di incostituzionalità”. Lo stesso aveva fatto pochi giorni prima con la legge che istituisce la Giornata nazionale della meraviglia. Ma proprio la successione ravvicinata di iniziative legislative analoghe lo ha indotto a intervenire, sollevando una questione che riguarda il funzionamento delle istituzioni, la qualità della produzione normativa e, soprattutto, il ruolo della scuola.

“Il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando”, osserva Mattarella, sottolineando come questa crescita non sia stata accompagnata dall’individuazione di criteri omogenei.

Il problema, dunque, non è soltanto quantitativo. È anche una questione di priorità e di efficacia. Se ogni causa meritevole, ogni valore condivisibile e ogni iniziativa di sensibilizzazione diventano oggetto di una legge e di una giornata nazionale, il rischio è che tutte finiscano per perdere visibilità e significato.

Non tutte le ricorrenze hanno la stessa levatura

Mattarella riconosce che alcune ricorrenze svolgono un’importante funzione di memoria collettiva o trasmettono messaggi di particolare valore civile. Ma aggiunge, con una valutazione insolitamente esplicita, che “non tutte appaiono avere la stessa levatura”.

È un passaggio significativo. Il presidente non contesta il diritto del Parlamento di istituire nuove ricorrenze, ma invita a esercitarlo con maggiore discernimento, distinguendo tra ciò che merita un riconoscimento legislativo nazionale e ciò che potrebbe essere promosso attraverso strumenti diversi.

Al centro del richiamo presidenziale c’è soprattutto la scuola, destinataria di una parte considerevole degli obblighi previsti da queste leggi.

La maggioranza delle giornate nazionali, infatti, segue uno schema sostanzialmente identico: si istituisce una ricorrenza e si invitano amministrazioni pubbliche, scuole e, talvolta, università a organizzare iniziative didattiche, attività divulgative, incontri e momenti di approfondimento.

Singolarmente, ciascuna proposta può apparire ragionevole. Il problema nasce quando si sommano decine di disposizioni che chiedono agli istituti scolastici di occuparsi di temi sempre nuovi, senza considerare i limiti del calendario e le responsabilità educative già esistenti.

“Diventa inoltre sempre più difficile, addirittura inverosimile, richiedere che le scuole possano assolvere tutti i compiti che vengono loro affidati”, scrive il presidente, mettendo in guardia dal rischio che tali attività finiscano per sottrarre tempo all’insegnamento delle materie scolastiche.

È probabilmente il punto più concreto e politicamente rilevante del suo intervento. La scuola viene spesso chiamata a rispondere a ogni nuova emergenza sociale, culturale o civile. Le si chiede di educare alla legalità, alla sostenibilità ambientale, alla solidarietà, al rispetto, alla salute e alla cittadinanza. Obiettivi importanti, che tuttavia richiedono programmi coerenti, continuità educativa, risorse e personale adeguatamente preparato.

Non basta aggiungere una ricorrenza al calendario per garantire che un tema venga realmente approfondito. E soprattutto non si può continuare ad affidare alla scuola nuove responsabilità senza interrogarsi su come queste possano essere integrate nell’attività didattica ordinaria.

Il rischio è che l’istituzione di una giornata nazionale finisca per rappresentare un risultato politico in sé, indipendentemente dalla sua effettiva realizzazione. Si approva una legge, si celebra una ricorrenza, si moltiplicano dichiarazioni e iniziative simboliche. Ma resta da verificare quanto tutto questo incida concretamente sui comportamenti, sulla consapevolezza dei cittadini e sulla diffusione dei valori che si intendono promuovere. È proprio questa distanza tra intenzioni e risultati che Mattarella invita a considerare.

Non è la prima volta che il presidente della Repubblica richiama l’attenzione del legislatore sulle conseguenze pratiche di provvedimenti legati alle ricorrenze civili e religiose. Già in passato aveva segnalato problemi di coordinamento normativo riguardanti il 4 ottobre, giornata dedicata a San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, e le iniziative connesse alle celebrazioni nazionali.

Anche questa volta il suo intervento mantiene un tono istituzionale, ma il messaggio è netto. La promulgazione di una legge non implica che il capo dello Stato debba rinunciare a segnalare criticità che, pur non configurando un’evidente incostituzionalità, possono compromettere la ragionevolezza e l’efficacia dell’azione legislativa.

Nella conclusione della lettera, Mattarella esorta infatti a “contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati”, osservando che il loro numero rende ormai “sostanzialmente impossibile nei fatti un’autentica efficacia delle loro previsioni”. E suggerisce anche una strada alternativa: perseguire gli stessi obiettivi attraverso strumenti diversi dalla legge.

Un invito alla sobrietà legislativa

È un invito a riflettere sulla funzione stessa del Parlamento. Non ogni iniziativa meritevole deve necessariamente tradursi in una nuova norma. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la promozione di valori condivisi e la valorizzazione di temi socialmente rilevanti possono trovare spazio anche attraverso programmi educativi, campagne istituzionali e iniziative culturali capaci di produrre risultati concreti.

La questione sollevata dal Quirinale va quindi ben oltre il calendario delle celebrazioni. Riguarda la capacità delle istituzioni di distinguere tra l’importanza di un obiettivo e l’utilità dello strumento scelto per raggiungerlo.

Perché una giornata nazionale ha senso se riesce a lasciare un segno nella coscienza collettiva. Se invece diventa soltanto un’altra data da ricordare, rischia di trasformarsi in un adempimento burocratico o in una celebrazione destinata a passare inosservata.

Il richiamo di Mattarella è, in definitiva, un invito alla sobrietà legislativa e al rispetto delle priorità educative. Un Parlamento che voglia valorizzare davvero determinati principi dovrebbe preoccuparsi non soltanto di istituire giornate per celebrarli, ma anche di creare le condizioni perché possano essere concretamente conosciuti, condivisi e praticati.

Perché il valore di una ricorrenza non si misura dalla legge che la istituisce, ma dalla capacità di dare significato e continuità al messaggio che intende trasmettere.

(Redazione)

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