L’affondo del Nobel Navi Pillay: “Attacchi alla giustizia illegali, non si possono sanzionare i giudici”

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Il Premio Nobel per la Pace e giurista risponde alle accuse di Israele e difende la Corte Penale Internazionale: “Analizziamo solo i fatti, le sanzioni ai giudici sono illegali”.


MADRID. – Non vuole essere trasformata nel simbolo di una contrapposizione politica, né tantomeno ridurre il suo operato a un duello personale con la Casa Bianca. Navi Pillay, Premio Nobel per la Pace e figura di spicco della giustizia internazionale, fa chiarezza sulla centralità del proprio ruolo e sulla natura del lavoro svolto a tutela dei diritti umani nel mondo.

“Non ho mai aspirato al ruolo di icona anti-Trump”, ha dichiarato la giurista in un’intervista al Corriere della Sera, sottolineando come la priorità rimanga l’impegno di una vita spesa tra le aule di tribunale e le istituzioni internazionali. “Loro hanno tutto il potere, io rappresento la società civile. La cosa fondamentale resta quella indicata dal Comitato del Nobel: il lavoro sul campo”.

L’inchiesta su Gaza e la replica a Tel Aviv

Tra i punti più caldi dell’intervento di Pillay figura la dura reazione delle autorità israeliane contro il rapporto della commissione d’inchiesta dell’ONU da lei presieduta sulla situazione a Gaza. Di fronte ad attacchi che hanno evocato paragoni con l’era nazista, la giurista respinge al mittente le accuse, definendole “offensive e del tutto infondate”.

Pillay ha ribadito il carattere strettamente giudiziario e imparziale del lavoro svolto: “Abbiamo ascoltato testimoni, tenuto audizioni e analizzato immagini satellitari. Non c’è una singola affermazione nel nostro rapporto che non sia stata verificata. Se pensano che siamo stati di parte, ci mostrino dove e ci facciano entrare in Israele per ascoltare direttamente la loro versione”.

La difesa della Corte Penale Internazionale sotto attacco

Oltre alla questione mediorientale, il Premio Nobel ha espresso forte preoccupazione per le pressioni e le sanzioni che stanno colpendo la Corte Penale Internazionale (CPI), finita nel mirino di Washington e Mosca. Secondo Pillay, colpire i magistrati per l’emissione di ordinanze legittime rappresenta un atto illegale che mina l’accesso alla giustizia per le vittime dei crimini più gravi.

“La CPI non è un’organizzazione politica, appartiene ai cittadini e alla società civile”, ha ricordato l’ex Alto Commissario ONU, evidenziando come la Corte intervenga esclusivamente quando i singoli Stati non intendono o non possono perseguire i crimini commessi sul proprio territorio. “Non scomparirà solo perché qualcuno ha paura di essere incriminato in base alla legge”.

Il richiamo alla storia e il monito a Mosca

Invitata a commentare l’ipotesi di negoziati con Vladimir Putin — su cui pende un mandato di cattura della CPI —, Pillay ha evitato sconfinamenti politici, proponendo tuttavia una riflessione di carattere storico e giuridico.

Ricordando il contributo storico fornito da Mosca alla costruzione della giustizia internazionale dopo il secondo conflitto mondiale, Pillay ha concluso con un monito rivolto alla leadership russa: “I leader dovrebbero ricordarsi quali fossero i valori e i principi che la Russia stessa difendeva nel dopoguerra”.

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