Il contratto per un ufficio a New York dura oltre sette anni e riguarda uno spazio utilizzato raramente. La decisione sarebbe stata voluta dal presidente della Fifa per rafforzare i rapporti con Donald Trump. La federazione sostiene che il canone sia in linea con i prezzi di mercato.
NEW YORK. – Un contratto d’affitto da circa 4 milioni di dollari per un ufficio utilizzato raramente, situato in un edificio legato agli interessi economici della famiglia del presidente degli Stati Uniti. È quanto emerge da un’inchiesta del New York Times sul rapporto tra Gianni Infantino, presidente della Fifa, e Donald Trump.
Secondo il quotidiano statunitense, la federazione internazionale che governa il calcio ha sottoscritto un contratto di locazione di oltre sette anni per uno spazio al 17° piano della Trump Tower, a Manhattan. L’accordo, del valore complessivo di circa 4 milioni di dollari, avrebbe suscitato perplessità all’interno dell’organizzazione, sia per l’entità della spesa sia per la necessità effettiva di disporre di una sede nella proprietà legata al presidente americano.
La questione si inserisce nel contesto dei rapporti sempre più stretti tra Infantino e Trump, consolidati in vista dei grandi appuntamenti calcistici ospitati dagli Stati Uniti. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la scelta di affittare i locali sarebbe stata presa su iniziativa dello stesso presidente della Fifa.
Un ufficio spesso vuoto e i dubbi sulla sua utilità
Uno degli aspetti che hanno attirato l’attenzione del New York Times è il limitato utilizzo degli spazi. Secondo le fonti citate dal giornale, l’ufficio sarebbe rimasto per gran parte del tempo sostanzialmente vuoto, alimentando interrogativi sulla convenienza dell’operazione.
La Fifa dispone già di una sede operativa a Miami, in Florida, e la decisione di aggiungere una presenza nella Trump Tower avrebbe sollevato dubbi tra alcuni dirigenti, che avrebbero chiesto chiarimenti sulla necessità di sostenere un ulteriore costo immobiliare.
L’accordo assume un significato particolare perché il canone viene corrisposto a una società collegata agli interessi immobiliari della famiglia Trump. Non si tratta, dunque, soltanto di una scelta logistica: la vicenda riporta al centro del dibattito il rapporto tra gestione dello sport internazionale, interessi economici e relazioni politiche.
Il contratto e le verifiche sui prezzi di mercato
Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, la Fifa ha incaricato una società internazionale di consulenza immobiliare di verificare se le condizioni economiche dell’accordo fossero in linea con i prezzi di mercato. La federazione avrebbe inoltre lavorato con i propri legali per stabilire che nei locali non venissero svolte attività commerciali o imprenditoriali, così da evitare ulteriori obblighi fiscali nello Stato di New York.
L’ufficio, che si estende per circa 460 metri quadrati, sarebbe destinato soprattutto a incontri istituzionali, riunioni con rappresentanti delle federazioni calcistiche ed eventi speciali. La Fifa ha spiegato che lo spazio viene utilizzato anche in occasione dell’Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite.
Interpellata sulla vicenda, l’organizzazione ha difeso la scelta, affermando che il canone è conforme ai valori di mercato e che il contratto è stato sottoscritto nel rispetto delle procedure interne e della legislazione locale.
La federazione sostiene inoltre che la presenza a New York sia coerente con il proprio carattere internazionale. Restano tuttavia gli interrogativi sulla convenienza di un impegno economico pluriennale per un ufficio che, secondo le fonti citate dal giornale, non sarebbe destinato a ospitare stabilmente un gruppo di dipendenti.
I rapporti tra Infantino e Trump sotto osservazione
La vicenda si inserisce in un rapporto politico e istituzionale che negli ultimi anni si è fatto sempre più stretto. Infantino ha manifestato pubblicamente la propria vicinanza a Trump, anche attraverso elogi e iniziative simboliche, mentre la Fifa ha intensificato i contatti con l’amministrazione statunitense in vista dei grandi eventi calcistici organizzati nel Paese.
Gli Stati Uniti hanno ospitato il Mondiale per club nel 2025 e sono stati uno dei tre Paesi organizzatori della Coppa del mondo del 2026, insieme a Canada e Messico. In questo contesto, mantenere rapporti diretti con le autorità americane può rappresentare un vantaggio operativo per l’organizzazione calcistica internazionale.
Il problema, secondo i critici, è stabilire dove finisca la normale collaborazione istituzionale e dove comincino i rischi di conflitto d’interessi. La scelta di prendere in affitto uno spazio in un immobile collegato alla famiglia del presidente americano alimenta proprio questo interrogativo.
La questione non dimostra, di per sé, l’esistenza di un illecito. Solleva però dubbi sull’opportunità della decisione, sull’utilizzo delle risorse della federazione e sulla necessità di garantire trasparenza nelle scelte economiche di un organismo che rappresenta il calcio mondiale.
Trasparenza e governance al centro del dibattito
La Fifa è chiamata a gestire risorse considerevoli e a rappresentare centinaia di federazioni nazionali. Per questo motivo, le sue decisioni finanziarie e i rapporti con i governi dei Paesi ospitanti sono sottoposti a un’attenzione particolare.
Il contratto della Trump Tower riapre il dibattito sull’indipendenza dello sport dalla politica e sull’importanza di procedure di controllo capaci di garantire che le scelte economiche rispondano a esigenze concrete dell’organizzazione.
La vicenda, resa nota dal New York Times, mette così in evidenza una questione che va oltre il valore dell’affitto: la necessità di mantenere una distinzione chiara tra gli interessi istituzionali della Fifa e quelli economici o politici dei suoi interlocutori.
