Affitti sempre più onerosi, prezzi delle abitazioni in crescita e scarsità di alloggi accessibili mettono in difficoltà giovani, famiglie e lavoratori. Il 15 ottobre il PD Mondo e vari circoli europei organizzano un confronto online con Pierfrancesco Majorino e Irene Tinagli, e con la partecipazione di Luciano Vecchi.
MADRID.- La casa è un diritto. Ma in troppe città europee sta diventando un privilegio. È questo il punto di partenza di una crisi che investe Bruxelles, Parigi, Londra, Vienna, Madrid e numerosi centri italiani, mettendo in discussione la possibilità stessa di costruire una vita autonoma, accettare un lavoro, formare una famiglia o restare nei quartieri in cui si è cresciuti.
Non si tratta soltanto di un problema immobiliare. Quando una quota crescente del reddito viene assorbita dall’affitto o dal mutuo, diminuiscono le risorse disponibili per tutto il resto: alimentazione, salute, istruzione, trasporti e risparmio. Per molti giovani, anche con un lavoro, lasciare la casa dei genitori diventa sempre più difficile. Per chi lavora nei servizi essenziali, vivere vicino al luogo di lavoro può trasformarsi in un lusso. E per le famiglie a reddito medio e basso, l’aumento dei costi può significare trasferirsi lontano dai servizi, affrontare spostamenti più lunghi o rinunciare a opportunità professionali.
I numeri di una crisi europea
I dati europei confermano la portata della crisi abitativa. Secondo Eurostat, nel terzo trimestre del 2025 i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea erano aumentati del 63,6% rispetto al 2015, mentre gli affitti erano cresciuti del 21,1%. Nel solo terzo trimestre del 2025, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i prezzi delle case erano saliti del 5,5% e i canoni del 3,1%. https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260109-1
Dietro la media europea si nascondono situazioni nazionali molto diverse, ma una tendenza comune: in numerosi mercati urbani, il costo dell’abitare cresce più rapidamente della capacità economica di una parte della popolazione. Tra il 2015 e il terzo trimestre del 2025, i prezzi delle case sono aumentati del 169% in Portogallo, del 162% in Lituania e del 156% in Bulgaria. Per gli affitti, gli incrementi maggiori nello stesso periodo sono stati registrati in Ungheria (+107%), Lituania (+85%), Slovenia (+76%), Polonia (+75%) e Irlanda (+74%).
La crisi assume forme differenti da una città all’altra. A Londra, Parigi e Dublino pesa il costo elevato degli alloggi; in città come Madrid e Barcellona, la pressione della domanda si combina con una disponibilità insufficiente di abitazioni accessibili e con il peso degli affitti turistici in alcune aree. In altre realtà europee, la difficoltà è aggravata dalla distanza tra i luoghi in cui si concentrano le opportunità di lavoro e quelli in cui è ancora possibile trovare una casa a prezzi sostenibili.
Il problema non riguarda soltanto chi è in condizioni di povertà. Colpisce anche lavoratori con redditi regolari, insegnanti, infermieri, giovani professionisti, personale dei servizi e famiglie che fino a pochi anni fa potevano considerare la casa un obiettivo raggiungibile. La precarietà abitativa rischia così di diventare una componente strutturale della disuguaglianza sociale.
Una crisi globale, con conseguenze ancora più drammatiche
Fuori dall’Europa, la crisi abitativa raggiunge dimensioni enormi. Il rapporto World Cities Report 2026 di UN-Habitat stima che fino a 3,4 miliardi di persone non abbiano accesso a un alloggio sicuro, adeguato e stabile. Il rapporto segnala inoltre che il deficit abitativo globale è passato da 251 milioni di unità nel 2010 a 288 milioni nel 2023. Oltre un miliardo di persone vive in insediamenti informali o baraccopoli, spesso senza servizi essenziali e in condizioni di sovraffollamento o insicurezza.
Le cause sono molteplici: urbanizzazione rapida, insufficienza degli investimenti, povertà, conflitti, disastri naturali e spostamenti forzati della popolazione. In numerosi Paesi, il problema non è soltanto riuscire a pagare una casa, ma disporre di un riparo che garantisca acqua, servizi igienici, sicurezza e protezione dagli eventi climatici estremi.
Le Nazioni Unite hanno inoltre evidenziato come il peso dei costi abitativi sia particolarmente elevato per le famiglie con redditi bassi. La questione coinvolge quindi non soltanto il mercato, ma anche la salute, l’istruzione, la protezione dei minori, l’inclusione delle persone con disabilità e la possibilità di uscire dalla povertà.
La dimensione globale aiuta a comprendere che, pur nella diversità delle condizioni, esiste un filo comune: quando l’abitazione è lasciata esclusivamente alle capacità economiche individuali, una parte crescente della popolazione rischia di essere esclusa da un bisogno essenziale.
Dall’emergenza alle politiche pubbliche
La gravità della situazione ha spinto anche l’Unione europea a intervenire con maggiore decisione. Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile, concentrato sull’aumento dell’offerta, sulla mobilitazione degli investimenti, sulla riforma delle procedure autorizzative e sul sostegno alle persone maggiormente colpite. Il piano affronta anche la questione degli affitti di breve durata nelle aree sottoposte a forte pressione abitativa e prevede strumenti per sostenere l’edilizia sociale e studentesca.
L’iniziativa europea riconosce che la crisi non può essere affrontata soltanto attraverso interventi nazionali isolati. Le istituzioni europee, gli Stati, le regioni e i comuni hanno competenze e responsabilità differenti, ma devono lavorare in modo coordinato. Servono più abitazioni accessibili, un patrimonio pubblico e sociale adeguato, il recupero degli immobili inutilizzati, investimenti nella rigenerazione urbana e politiche che evitino di espellere dai centri cittadini le persone che vi abitano e lavorano.
È altrettanto importante valutare con attenzione gli effetti delle diverse misure. Il controllo degli affitti, gli incentivi alla costruzione, la regolazione degli affitti brevi, le garanzie per gli inquilini e l’ampliamento dell’edilizia pubblica possono rispondere a esigenze differenti. La loro efficacia dipende dal contesto, dalla capacità di attuazione e dal coordinamento tra politiche abitative, urbanistiche, fiscali e sociali.
Il punto decisivo è evitare che il diritto alla casa venga ridotto a una promessa senza strumenti concreti. Una politica abitativa efficace deve consentire alle persone non soltanto di trovare un tetto, ma di accedere a un’abitazione dignitosa, sostenibile economicamente e situata in un contesto dotato di servizi, trasporti e opportunità.
Il 15 ottobre, un confronto europeo sulla casa
È in questo scenario che si inserisce l’iniziativa promossa dal Partito Democratico (tramite PD Mondo e le sezioni europee, tra cui PD Londra e PD Regno Unito PD) per giovedì 15 ottobre, dalle 20 alle 21.30 CEST, dedicata alla crisi abitativa in Europa. Collegamento Zoom: us02web.zoom.us/j/83122242672
All’incontro online parteciperanno Pierfrancesco Majorino, Responsabile Politiche Migratorie e Diritto alla Casa del Partito Democratico e Irene Tinagli, europarlamentare Presidenta della Commissione Speciale sulla Crisi degli Alloggi nell’Unione Europea, insieme a Luciano Vecchi, responsabile per gli italiani all’estero del Partito Democratico e alle testimonianze e alle proposte di militanti dei circoli europei. Il confronto vuole mettere in relazione esperienze territoriali differenti, facendo emergere problemi comuni e possibili risposte politiche.
Bruxelles, Parigi, Londra, Vienna, Madrid e le città italiane saranno il riferimento di una discussione che riguarda milioni di persone: giovani che non riescono a diventare autonomi, lavoratori costretti a vivere lontano dal proprio impiego, famiglie che spendono una parte eccessiva del reddito per l’affitto e cittadini esposti al rischio di perdere la propria casa.
La partecipazione di militanti che vivono in Paesi diversi può contribuire a individuare non soltanto le differenze tra i sistemi nazionali, ma anche le esperienze che possono essere condivise e adattate. Perché la crisi abitativa non si risolve con slogan o interventi temporanei: richiede continuità, risorse, obiettivi verificabili e una chiara assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni.
La casa è molto più di un bene immobiliare. È il luogo da cui partire per costruire una vita, il presupposto dell’autonomia personale e una condizione essenziale per partecipare pienamente alla società. Quando il costo dell’abitare impedisce ai giovani di emanciparsi, ai lavoratori di vivere vicino al proprio impiego e alle famiglie di restare nei quartieri in cui hanno costruito le proprie relazioni, la crisi non è soltanto economica: diventa democratica e sociale.
La domanda che l’incontro del 15 ottobre intende porre è dunque essenziale: quale modello di città e di società vogliamo costruire, se chi lavora, studia e contribuisce alla vita collettiva non può più permettersi di abitarvi?
(Redazione)
