Mattarella: “L’economia cooperativa è un agente della Costituzione”


Alla Biennale dell’Economia Cooperativa, che celebra i 140 anni di Legacoop, il Presidente della Repubblica richiama i valori costituzionali di solidarietà, uguaglianza e partecipazione. Meloni annuncia l’impegno a rendere operativo il Piano nazionale per l’economia sociale, mentre Papa Leone XIV invita a costruire un’economia a misura d’uomo.


MADRID.- Non soltanto un modello di impresa, ma uno strumento capace di dare concretezza ai principi fondamentali della Costituzione, rafforzare i diritti sociali e contribuire alla tenuta democratica del Paese. È il riconoscimento che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto al movimento cooperativo italiano in occasione della Biennale dell’Economia Cooperativa, inaugurata a Milano nel 140° anniversario della fondazione della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue.

Un messaggio che va ben oltre la celebrazione di una lunga storia imprenditoriale e sociale. Nelle parole del Capo dello Stato, la cooperazione assume il significato di una scelta economica profondamente legata ai valori della Repubblica: un modo di produrre ricchezza che non separa l’attività imprenditoriale dalla responsabilità collettiva e che considera il lavoro, la partecipazione e la solidarietà elementi essenziali dello sviluppo.

«I principi del movimento cooperativo di solidarietà, uguaglianza, partecipazione, applicano e danno concretezza ai fondamenti della Costituzione», ha affermato Mattarella nel messaggio inviato al presidente di Legacoop, Simone Gamberini.

Da qui una definizione particolarmente significativa: «L’economia cooperativa, nelle plurime attività che la caratterizzano, opera, quindi, come agente della Costituzione, nel raggiungimento di finalità di progresso e coesione sociale».

Il Presidente ha sottolineato come l’impresa cooperativa, fondata sul principio dell’utilità sociale, sia capace di generare benefici che vanno oltre i risultati economici, coinvolgendo lavoratori, consumatori, territori e comunità.

Un modello che produce effetti positivi anche sul piano ambientale, civile e sociale, incidendo direttamente sulla qualità della vita.

«Nell’ottantesimo anniversario della scelta del popolo italiano, mi è grato esprimere l’apprezzamento della Repubblica al movimento cooperativo per il contributo che ha recato e reca all’affermazione dei diritti sociali nel nostro Paese e, con essa, al consolidamento delle istituzioni democratiche», ha concluso Mattarella, richiamando idealmente il percorso democratico avviato con il referendum istituzionale del 1946.

La cooperazione e il valore sociale dell’impresa

Il richiamo del Presidente della Repubblica trova un fondamento preciso nell’articolo 45 della Costituzione, che riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

Una disposizione che esprime una concezione dell’economia nella quale l’iniziativa imprenditoriale non viene considerata esclusivamente come strumento di profitto individuale, ma anche come possibile veicolo di emancipazione, partecipazione e benessere collettivo.

La cooperazione si distingue infatti per un principio fondamentale: mettere insieme risorse, competenze e capacità di persone che, individualmente, potrebbero incontrare maggiori difficoltà ad accedere al mercato, al lavoro, ai servizi o alla produzione.

È un modello che consente di condividere rischi e responsabilità, valorizzando la partecipazione dei soci alle decisioni e destinando il valore prodotto anche alla continuità dell’impresa e ai bisogni della comunità.

Non si tratta di contrapporre l’efficienza economica alla solidarietà, ma di dimostrare che le due dimensioni possono convivere e rafforzarsi reciprocamente.

È proprio questo il significato più profondo del riconoscimento di Mattarella: la cooperazione, quando rimane fedele ai suoi principi, contribuisce a trasformare valori costituzionali apparentemente astratti in pratiche economiche e sociali concrete.

Gamberini: «La mutualità non appartiene al passato»

La Biennale dell’Economia Cooperativa rappresenta per Legacoop un’occasione per guardare al futuro, più che per celebrare i risultati del passato.

Il presidente Simone Gamberini ha presentato un Manifesto che punta a rilanciare il ruolo della cooperazione nelle politiche di sviluppo nazionale, proponendo un nuovo patto tra istituzioni, imprese e comunità.

«Abbiamo bisogno di un nuovo modello di sviluppo sostenibile», ha sottolineato, rivendicando l’attualità della mutualità di fronte alle trasformazioni economiche e sociali in corso.

Il messaggio è chiaro: la cooperazione non deve essere considerata un’esperienza storica da conservare, ma una possibile risposta alle sfide contemporanee, dalle disuguaglianze all’emergenza abitativa, dall’invecchiamento della popolazione allo spopolamento delle aree interne, fino alle trasformazioni del lavoro e dell’economia digitale.

Per Gamberini, sostenere la mutualità significa promuovere un modello nel quale il potere economico non si concentri esclusivamente nelle mani di pochi, ma venga condiviso attraverso forme di partecipazione democratica.

Significa anche garantire che una parte importante del valore prodotto ritorni ai soci, ai lavoratori e alle comunità. Il nuovo patto proposto da Legacoop comporta tuttavia responsabilità reciproche.

Alle istituzioni viene chiesto di creare condizioni favorevoli allo sviluppo della cooperazione, attraverso strumenti normativi, finanziari e organizzativi adeguati.

Alle cooperative spetta invece il compito di dimostrare quotidianamente la coerenza tra i principi dichiarati e le pratiche adottate. Su questo punto Gamberini è stato particolarmente netto: «Non è cooperazione quella che comprime i salari, nega diritti, aggira le regole o usa la mutualità come copertura di interessi speculativi».

Un’affermazione importante perché ricorda che la forma giuridica cooperativa, da sola, non garantisce automaticamente comportamenti socialmente responsabili.

La qualità del lavoro, la legalità, la trasparenza, la democrazia interna e la partecipazione effettiva dei soci restano condizioni indispensabili per distinguere la cooperazione autentica da pratiche che ne utilizzano impropriamente il nome.

Dalla casa al welfare, le proposte per un nuovo modello di sviluppo

Il Manifesto presentato da Legacoop individua diversi ambiti nei quali il movimento cooperativo può svolgere un ruolo strategico.

Uno dei principali riguarda l’emergenza abitativa, che interessa ormai non soltanto le famiglie economicamente più fragili, ma anche giovani, lavoratori e nuclei con redditi medi, soprattutto nelle grandi città. La proposta è sviluppare nuove forme di abitare cooperativo, capaci di ampliare l’offerta di alloggi accessibili e favorire modelli residenziali basati sulla condivisione di servizi e responsabilità.

Un secondo ambito riguarda il sistema di cura e assistenza territoriale. L’invecchiamento della popolazione, la crescente domanda di servizi sociosanitari e le difficoltà delle famiglie nel sostenere il lavoro di cura rendono necessario rafforzare le reti di prossimità.

Le cooperative sociali possono contribuire a costruire risposte integrate, valorizzando il rapporto diretto con le comunità e con le persone che utilizzano i servizi.

Un’altra priorità è rappresentata dalle filiere agroalimentari, nelle quali la cooperazione può favorire una distribuzione più equilibrata del valore tra produttori, trasformatori e consumatori.

Particolare attenzione viene inoltre riservata alle aree interne, dove lo spopolamento e la progressiva scomparsa di servizi essenziali rischiano di compromettere la vitalità economica e sociale di interi territori. In questi contesti, le cooperative di comunità possono rappresentare uno strumento per mantenere attività economiche, servizi e opportunità occupazionali che il mercato tradizionale non sempre riesce a garantire.

Il Manifesto richiama anche l’importanza dei Workers Buy Out, le operazioni attraverso le quali lavoratrici e lavoratori rilevano un’impresa in difficoltà e ne proseguono l’attività in forma cooperativa.

Si tratta di esperienze che possono contribuire a salvaguardare posti di lavoro, competenze produttive e patrimonio industriale, trasformando situazioni di crisi in opportunità di partecipazione imprenditoriale.

L’economia digitale e il rischio di concentrazione del potere

Tra gli aspetti più innovativi dell’intervento di Gamberini emerge anche una riflessione sul rapporto tra cooperazione e nuove tecnologie.

La trasformazione digitale apre grandi possibilità per la produttività e l’innovazione, ma pone interrogativi sulla concentrazione del potere economico e sul controllo dei dati.

Il presidente di Legacoop ha messo in guardia contro il rischio che le persone vengano ridotte a semplici fornitori di informazioni per grandi piattaforme digitali, senza alcuna possibilità di incidere sulle decisioni che riguardano l’utilizzo dei loro dati. La perdita del controllo sui dati personali e collettivi può infatti tradursi anche in una perdita di autonomia.

In questo scenario, la cooperazione potrebbe offrire modelli alternativi di gestione delle piattaforme, delle informazioni e delle infrastrutture digitali, fondati sulla partecipazione e sulla condivisione dei benefici.

È una prospettiva che estende il principio mutualistico a un settore nel quale la concentrazione delle risorse tecnologiche e informative rappresenta una delle grandi questioni economiche contemporanee.

Meloni: «La cooperazione è un pilastro per un’Italia più giusta e coesa»

Alla Biennale è intervenuta, attraverso un videomessaggio, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha riconosciuto il ruolo centrale della cooperazione nell’economia italiana.

«Siete uno dei pilastri del sistema cooperativo italiano e di quel modello, tutto nostro, riconosciuto e protetto dalla Costituzione e che, come ha ricordato anche il presidente Mattarella, unisce libertà di impresa e principio di uguaglianza», ha dichiarato rivolgendosi a Legacoop.

Secondo Meloni, la cooperazione dimostra che è possibile fare impresa mettendo al centro la persona, la qualità del lavoro e il bene comune. La presidente del Consiglio ha ricordato il contributo delle cooperative agricole alla valorizzazione delle filiere produttive, quello delle cooperative di lavoro all’occupazione e all’inclusione, il ruolo delle cooperative di comunità nelle aree interne e quello delle cooperative sociali nel sistema di welfare. Ha inoltre rivendicato l’attenzione del Governo verso l’economia sociale, richiamando il Piano nazionale dedicato al settore.

Il programma, ha spiegato, prevede interventi che vanno dalla costruzione di una governance nazionale al rafforzamento dell’accesso al credito, fino alla promozione degli acquisti pubblici socialmente responsabili, il cosiddetto social procurement.

Meloni ha citato anche le misure fiscali adottate a sostegno del Terzo settore e la proroga fino al 2036 del regime di esclusione IVA.

L’obiettivo dichiarato è rendere operativo quanto prima il Piano nazionale e rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori. «Tanto abbiamo fatto ma molto altro rimane da fare», ha riconosciuto, assicurando la disponibilità dell’esecutivo a confrontarsi sulle proposte contenute nel Manifesto della Biennale.

Il passaggio dalla programmazione all’attuazione sarà uno degli elementi decisivi per valutare l’effettiva capacità delle politiche annunciate di sostenere il settore.

Papa Leone XIV: «Un’economia a misura d’uomo»

Anche Papa Leone XIV ha voluto far giungere il proprio messaggio alla Biennale attraverso il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin.

Il Pontefice ha espresso apprezzamento per l’opera svolta dal movimento cooperativo al servizio del bene comune, incoraggiandolo a perseverare nella promozione di un modello di impresa collettiva che ponga al centro la dignità della persona e il primato della solidarietà. L’auspicio è che la manifestazione contribuisca a costruire un’economia «a misura d’uomo».

Il richiamo del Papa si inserisce nella tradizione del pensiero sociale della Chiesa, che attribuisce al lavoro, alla dignità umana e alla responsabilità collettiva un ruolo centrale nell’organizzazione della vita economica.

La convergenza tra il messaggio del Quirinale, quello del Governo e quello del Pontefice mostra come la cooperazione possa essere riconosciuta, pur da prospettive differenti, come una componente significativa dello sviluppo economico e sociale.

Milano città della cooperazione

La Biennale ha visto anche l’intervento del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha annunciato la proclamazione della città come «città della cooperazione» e l’inaugurazione di una targa nel luogo in cui nacque Legacoop.

Sala ha ricordato il contributo del movimento cooperativo alla promozione dei diritti, della sicurezza e della solidarietà, sottolineando in particolare la necessità di affrontare insieme l’emergenza abitativa. Per il sindaco, la collaborazione tra istituzioni locali e imprese cooperative può diventare decisiva in settori come la casa, il welfare e la cultura. «Lavoriamo insieme», è stato il suo appello conclusivo.

Anche Attilio Dadda, vicepresidente nazionale di Legacoop e presidente di Legacoop Lombardia, ha invitato il movimento a rafforzare il dialogo con le istituzioni e a costruire nuove alleanze territoriali.

Alla politica ha chiesto di recuperare uno «spirito costituente», capace di superare le divisioni e concentrarsi sulle grandi sfide collettive. Ai cooperatori ha rivolto invece un invito a mantenere viva la propria identità, con responsabilità, passione e capacità di innovazione.

La sfida: trasformare i valori in risultati concreti

Il 140° anniversario di Legacoop rappresenta dunque un momento di riflessione sul ruolo che la cooperazione può svolgere nell’Italia contemporanea.

La sua storia dimostra che esistono forme di impresa nelle quali l’obiettivo economico può convivere con finalità sociali, partecipazione democratica e responsabilità verso il territorio. Ma le trasformazioni in corso impongono nuove sfide. La precarietà del lavoro, l’aumento delle disuguaglianze, la crisi abitativa, il cambiamento demografico, la transizione ecologica e la concentrazione del potere tecnologico richiedono risposte che difficilmente possono essere affidate a un solo soggetto.

La cooperazione può contribuire a costruirle, ma ha bisogno di condizioni economiche adeguate, accesso alla finanza, competenze professionali, innovazione e un rapporto trasparente con le istituzioni. Soprattutto, deve continuare a dimostrare la propria specificità attraverso la qualità delle pratiche quotidiane.

Non basta dichiararsi cooperativa per realizzare automaticamente un’economia più giusta. Occorre garantire diritti, condizioni di lavoro dignitose, partecipazione effettiva alle decisioni e una distribuzione del valore coerente con i principi mutualistici.

È proprio su questo terreno che il richiamo di Mattarella acquista il suo significato più profondo. Definire l’economia cooperativa un «agente della Costituzione» significa riconoscerle una funzione che supera la dimensione strettamente imprenditoriale.

Significa ricordare che la democrazia non vive soltanto nelle istituzioni rappresentative, ma anche nei luoghi di lavoro, nei rapporti economici, nelle comunità e nelle forme attraverso le quali le persone partecipano alla costruzione del proprio futuro.

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il messaggio del Presidente richiama una delle intuizioni fondamentali della Costituzione italiana: la crescita economica acquista pieno significato quando contribuisce al progresso sociale, all’uguaglianza sostanziale e alla dignità delle persone. La sfida lanciata dalla Biennale di Milano è tradurre questa visione in politiche, imprese e opportunità concrete.

Perché la cooperazione, come ricorda il suo stesso principio fondativo, non consiste semplicemente nel lavorare insieme. Consiste nel riconoscere che il benessere individuale può diventare più solido quando viene costruito attraverso la responsabilità e la partecipazione collettiva.

(Redazione)

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