Non profit, l’Italia che aiuta cresce e crea lavoro: sfiorato il milione di dipendenti


I nuovi dati Istat presentati alle Giornate di Bertinoro mostrano un settore in crescita occupazionale (+2,8%), fondamentale per la coesione sociale ma chiamato a ricucire il tessuto di una partecipazione cittadina in calo.


MADRID. – Il Terzo Settore italiano si conferma uno dei pilastri portanti dell’economia sociale e della vita comunitaria del Paese. A fotografarne lo stato di salute sono i recenti dati del Censimento delle Istituzioni non profit presentati dall’Istat in occasione della 26esima edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile.

I numeri testimoniano una crescita costante e dinamica: nel 2024 le organizzazioni attive in Italia hanno raggiunto quota 372.384 (+0,5% su base annua), mentre la forza lavoro impiegata conta 938.152 dipendenti, segnando un balzo dell’aumento dell’occupazione del 2,8%. Una crescita del personale proporzionalmente superiore a quella delle strutture stesse, a dimostrazione di una progressiva professionalizzazione dei servizi offerti.

Mappa del settore: boom delle fondazioni e spinta dal Mezzogiorno

Dentro la galassia del non profit convivono realtà profondamente diverse per forma giuridica, dimensioni e raggio d’azione. Le associazioni continuano a fare la parte del leone, rappresentando l’85,2% del totale censito. Tuttavia, a registrare l’incremento più marcato sono le fondazioni, che segnano un +8,6% rispetto al 2023, pur costituendo il 2,5% dell’intero comparto.

A livello organizzativo, si nota un’espansione significativa delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) e degli altri Enti del Terzo Settore (ETS), mentre arretrano leggermente le cooperative sociali, le associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD e SSD), le imprese sociali e le Onlus storiche.

Sul piano geografico, la presenza del non profit resta prevalentemente concentrata nelle regioni del Centro-Nord. È al Sud e nelle Isole, però, che si registrano i tassi di sviluppo più vivaci:

Mezzogiorno: incremento del numero di organizzazioni pari al +1,7%.

Isole: primato per l’aumento dell’occupazione, con un picco del +6,3% di dipendenti.

Un ponte verso la comunità: dal sostegno ai vulnerabili alla cura dei beni comuni

Oltre alla valenza economica, la vera natura del settore risiede nella sua missione sociale. Più di 258mila enti (il 70,1% del totale) dichiarano di perseguire finalità di interesse generale. Nel dettaglio:

Ambito d’intervento principale Quota di organizzazioni
Sostegno alle persone vulnerabili o in difficoltà 48,3%
Promozione e tutela dei diritti 43,3%
Cura e sviluppo dei beni comuni 43,1%

(Nota: molte realtà operano contemporaneamente su più ambiti d’intervento).

 

A caratterizzare in modo distintivo l’operato di queste realtà è l’orientamento alla collaborazione: ben il 90,5% delle organizzazioni intrattiene relazioni e reti territoriali con altri soggetti pubblici o privati, condividendo risorse e competenze.

La grande sfida: creare fiducia in una società frammentata

Il ruolo di “collante sociale” del Terzo Settore acquista un valore ancora più strategico di fronte alla stanchezza della partecipazione civica in Italia. Secondo le rilevazioni Istat, nel 2024 solo il 22,5% degli italiani dichiara di nutrire una fiducia generalizzata verso gli altri.

Parallelamente, il coinvolgimento politico e civico si attesta al 59,6%, registrando un calo di 9,1 punti percentuali rispetto al 2013 (quando si attestava al 68,7%). Sebbene la famiglia e gli amici restino punti di riferimento saldi, la fiducia nelle relazioni private fatica a tradursi in impegno collettivo continuativo.

In questo contesto, la ramificata rete del non profit rappresenta uno dei pochi ponti in grado di unire realtà diverse e favorire occasioni di cooperazione al di fuori delle cerchie personali. Resta da verificare se questa capacità di fare rete riuscirà nei fatti a invertire la rotta, rigenerando la fiducia interpersonale e la coesione sociale del Paese.

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