L’Avvocatura dello Stato richiede al Tribunale Supremo il ripristino del suffragio per i discendenti degli esuli, in vista del voto anticipato del ventinove novembre
MADRID – I servizi legali dell’Esecutivo spagnolo hanno chiesto al Tribunale Supremo il ripristino immediato del diritto di voto per i cittadini aventi diritto. Questa istanza istituzionale mira a tutelare le garanzie elettorali dei discendenti di esuli riconosciuti ai sensi della normativa sulla memoria democratica.
L’Avvocatura dello Stato ritiene che risulti “materialmente impossibile” verificare ogni singolo fascicolo entro la data fissata per le prossime consultazioni. Il calendario della tornata elettorale per il rinnovo delle Camere è stato infatti fissato d’urgenza per il ventinove novembre.
Secondo quanto evidenziato nei documenti presentati, la sospensione del diritto di voto penalizza, senza un preventivo dibattimento nel merito, oltre “163.020 spagnoli” residenti all’estero. Tale provvedimento cautelare ha privato improvvisamente delle necessarie prerogative politiche una vasta platea di cittadini già regolarmente iscritti all’anagrafe.
I legali dello Stato hanno inoltre precisato che la partecipazione effettiva dei nuovi elettori “non avrebbe un impatto significativo sui risultati” delle urne. I modelli previsionali e le rilevazioni storiche indicano infatti che i voti effettivi espressi dall’estero ammonteranno complessivamente a sole “14.120 persone”.
La complessa controversia giudiziaria è nata a causa dei ricorsi presentati da due formazioni di destra per bloccare le liste elettorali della circoscrizione estera. Le parti opponenti avevano richiesto provvedimenti d’urgenza volti a impedire la partecipazione dei nuovi cittadini alla votazione prevista per la fine di novembre.
Dall’altro lato, i giudici del Supremo avevano disposto la sospensione cautelare con l’obiettivo dichiarato di tutelare la trasparenza e l’integrità delle procedure. L’incremento dell’elettorato residente al di fuori del territorio nazionale aveva infatti registrato una crescita di oltre quattrocentomila unità rispetto alle consultazioni precedenti.
L’orientamento espresso dal collegio giudicante richiedeva un’attestazione consolare che certificasse la condizione di discendente diretto di perseguitati per motivi politici. Le rappresentanze diplomatiche hanno tuttavia segnalato la carenza di personale necessario per la verifica individuale delle pratiche in tempi così ristretti.
L’Avvocatura dello Stato ha contestato con fermezza la misura, sottolineando come essa “comporti una privazione assoluta del diritto di elettorato attivo” del tutto inattesa. Qualora si provvedesse alla notifica formale in questa fase, i cittadini interessati non disporrebbero comunque del tempo necessario per presentare ricorso.
Nelle conclusioni contenute nel ricorso si ribadisce che “di fronte al rischio del sacrificio immediato di un diritto fondamentale, ciò che deve prevalere è l’esercizio del diritto di partecipare”. La compressione di tali facoltà costituzionali si porrebbe in netto contrasto con l’orientamento normativo consolidato a partire dal 2007.
La decisione definitiva del Supremo in merito a questo articolato contenzioso istituzionale verrà depositata ufficialmente nel corso della prossima settimana. L’incertezza procedurale permane, poiché gli elenchi approvati ad agosto comprendono anche i soggetti sospesi dall’esercizio del voto con il provvedimento successivo.
Il serrato confronto tra gli organi dello Stato evidenzia le difficoltà operative legate alla gestione delle consultazioni elettorali anticipate. Il bilanciamento tra l’esigenza di verifica dei requisiti e la piena tutela dei diritti democratici fondamentali resta al centro del dibattito.
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