Giallo in laboratorio in Siberia: gli USA chiedono dati a Mosca sulla morte di una ricercatrice

Ricercatori in un laboratorio.
(Ansa)

La morte sospetta della scienziata Daria Shipilova ad Irkutsk riaccende le tensioni tra Washington e Mosca sul rispetto dei trattati sulle armi biologiche e sulle emergenze sanitarie.


NEW YORK. – La misteriosa morte di una ricercatrice impiegata in un centro specializzato nello studio della peste in Siberia ha innescato un nuovo caso diplomatico tra Stati Uniti e Russia. Gli USA hanno inviato una comunicazione diplomatica riservata al Cremlino per chiedere ufficialmente spiegazioni dettagliate sul decesso, avvertendo che la scarsa trasparenza delle autorità russe rischia di violare gli obblighi sanitari internazionali.

La vittima è Daria Shipilova, una scienziata in forza all’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, struttura storica fondata nel 1934 che si occupa del monitoraggio e dello studio di agenti patogeni ad alta pericolosità come peste, colera, antrace e brucellosi. La donna è deceduta all’inizio di ottobre dopo una rapida malattia.

La versione di Mosca e i dubbi di Washington

Le autorità sanitarie russe hanno attribuito il decesso a una “polmonite di causa sconosciuta”, senza però specificare quale agente patogeno l’abbia provocata né quali test siano stati condotti. Il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, ha dichiarato che le analisi effettuate sul corpo della donna non avrebbero rilevato “microrganismi collegati alla sua attività professionale”.

Tuttavia, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha sottolineato come le informazioni condivise da Mosca siano “ancora piuttosto limitate”, sollecitando la Russia a una piena trasparenza:

“Incoraggiamo la Russia a condividere maggiori informazioni con il mondo, in modo da poter reagire in maniera appropriata. Forse non c’è nulla, ma forse è qualcosa di più grande di quanto pensiamo. Al momento non lo sappiamo.”

Nel frattempo, le persone entrate in contatto con la ricercatrice sono state messe sotto osservazione medica. Tra queste, secondo le autorità locali, sono stati identificati alcuni casi di Covid-19 e di un virus influenzale comune.

L’ombra delle armi biologiche e i precedenti storici

Il caso ha riacceso i sospetti di Washington riguardo al presunto mantenimento da parte di Mosca di un programma segreto di armi biologiche, in potenziale violazione della Convenzione sulle armi biologiche (BWC). Mosca ha sempre respinto categoricamente ogni accusa.

La vicenda richiama alla memoria quanto accaduto nel 1979 a Sverdlovsk (l’attuale Yekaterinburg), quando una fuoriuscita accidentale di spore di antrace da un impianto militare sovietico causò la morte di decine di persone. All’epoca, le autorità dell’URSS tentarono di coprire l’incidente attribuendo l’epidemia al consumo di carne contaminata.

La valutazione dell’OMS

Nonostante la preoccupazione diplomatica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha valutato come “molto basso” il rischio che l’evento possa avere ripercussioni sanitarie al di fuori della Russia.

In base al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) del 2005, tutti gli Stati membri sono tenuti a segnalare all’OMS entro 24 ore qualsiasi evento suscettibile di trasformarsi in un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. Washington continua a monitorare la situazione “ora per ora”, in attesa di dati di laboratorio ufficiali da parte delle autorità russe.

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