Un telescopio nel ghiaccio per catturare i neutrini: Francis Halzen vince il Nobel per la Fisica 2026

(Immagine generata da intelligenza artificiale a scopo illustrativo)

Il fisico belga premiato per aver ideato l’osservatorio IceCube, il telescopio sepolto tra i ghiacci del Polo Sud che ha aperto una nuova era nell’astronomia cosmica.


MADRID. – Ha trasformato una chilometrica distesa di ghiaccio al Polo Sud nel più grande e originale telescopio del pianeta. Per questa straordinaria intuizione, il Comitato del Nobel dell’Accademia Reale delle Scienze di Stoccolma ha assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2026 allo scienziato belga Francis Halzen.

Il riconoscimento premia i suoi “contributi decisivi all’Osservatorio di neutrini IceCube e alla scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica”. Una motivazione che racchiude quarant’anni di ricerca al confine tra la fisica delle particelle e l’esplorazione dell’universo profondo.

Un’astronomia che guarda verso il basso

Per comprendere la portata dell’opera di Halzen occorre ribaltare l’idea tradizionale di astronomia. I neutrini – definiti spesso “particelle fantasma” – sono mattoni fondamentali della materia, privi di carica elettrica e con una massa quasi nulla. Atraversano la materia ordinaria (compresa la Terra e i nostri corpi) senza interagire quasi mai, rendendoli estremamente difficili da catturare.

Negli anni ’80, mentre lavorava all’Università del Wisconsin-Madison (dove si era trasferito poco dopo il dottorato ottenuto in Belgio), Halzen intese il potenziale nascosto del cosmo. Ispirato da un progetto di ricercatori sovietici che volevano captare onde radio prodotte dalle collisioni dei neutrini nel ghiaccio antartico, ebbe un’intuizione diversa ma geniale: immergere sensori di luce direttamente nelle profondità del ghiacciaio per rilevare i piccolissimi lampi luminosi generati quando un neutrino ad alta energia si scontra con un nucleo atomico.

Perché proprio il Polo Sud?

Scegliere il Polo Sud geografico non è stata solo un’impresa scientifica, ma anche una mossa strategica. Halzen intuì i vantaggi unici del ghiaccio antartico ad elevate profondità:

Buio e trasparenza assoluti: assenza di luce solare e costante oscurità.

Ambiente privo di disturbi: a differenza degli oceani, nel ghiaccio non ci sono organismi viventi bioluminescenti o correnti che possano falsare i dati.

Stabilita e sicurezza: assenza di attività sismica e una solida superficie d’appoggio per i ricercatori, unita alla presenza della vicina stazione di ricerca Amundsen-Scott per il supporto logistico.

IceCube: un gigante incastonato nel ghiaccio

Il sogno di Halzen si è concretizzato nel gigantesco IceCube Neutrino Observatory, completato nel 2011. L’esperimento comprende 5.160 sensori ottici distribuiti lungo 86 cavi calati in pozzi profondi tra i 1.450 e i 2.450 metri sotto la superficie del ghiaccio.

Grazie a questa trappola tecnologica grande un chilometro cubo, la comunità scientifica ha oggi una finestra completamente nuova sull’Universo, capace di tracciare l’origine dei neutrini provenienti dai fenomeni più violenti del cosmo, come i buchi neri supermassicci, le supernove e i blazar.

(Redazione)

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