La segretaria dem cambia passo in Direzione del Pd e replica agli attacchi del leader M5s: «Generosi sì, ingenui no. Pronto il tavolo sulla coalizione, ma la guida spetta al partito maggiore o decideranno le primarie».
MADRID. – Niente più silenzi o diplomazia di maniera. Elly Schlein sceglie la platea della Direzione nazionale del Partito Democratico al Nazareno per cambiare registro e rispondere colpo su colpo alle continue punzecchiature ed stoccate di Giuseppe Conte. Un cambio di passo secco da parte della segretaria dem, solitamente restia alle polemiche di cortile nel campo progressista, dettato da un clima politico ormai rovente in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
Il messaggio inviato a tutti gli alleati — e in primis al leader del Movimento 5 Stelle — è tanto diretto quanto perentorio: «Generosi sì, ingenui no». E sul peso delle singole forze al tavolo della coalizione chiarisce senza mezzi termini che «uno non vale uno».
«Il Pd è pronto da novembre»: la replica sul programma
La leader dem smentisce prima di tutto le ricostruzioni giornalistiche e le accuse di lentezza arrivate dal Movimento. Sulla preparazione della piattaforma programmatica dell’alternativa alla destra, Schlein rivendica di aver fatto la prima mossa già nell’autunno scorso:
«Leggo sulle testate ricostruzioni fantasiose, ma vorrei chiarire un punto una volta per tutte: noi siamo pronti. Possiamo partire anche subito. Basta che ci siamo tutti e che non partiamo da soli. Il programma si costruisce insieme a tutta l’alleanza progressista che governa già bene nei territori. È ciò che ho proposto agli alleati a novembre del 2025. Se non ci siamo ancora seduti a un tavolo ufficiale è solo perché c’è chi ha preferito concludere prima un proprio percorso autonomo».
Leadership e primarie: «In Europa guiderebbe il primo partito»
L’affondo più duro riguarda il tema della premiership della coalizione di centrosinistra e la recente ipotesi avanzata da Conte di individuare un “terzo nome” per superare le divisioni. Su questo punto la segretaria del Pd non arretra di un millimetro:
«In qualsiasi altro Paese europeo non ci sarebbe neanche una discussione su questo: è naturale e fisiologico che la guida spetti al partito che prende un voto in più. Non si tratta di egemonia, si chiama democrazia».
Poi la sfida aperta a chi rifiuta la candidatura naturale del Pd al Nazareno: se le regole democratiche della coalizione non bastano, si ricorrerà alle consultazioni popolari. «Se qualcuno non riconosce questo principio, noi siamo disponibili e pronti alle primarie. E le faremo e le vinceremo insieme», rassicurando così anche la minoranza interna del partito più preoccupata dai possibili rischi del gazebo.
La lezione del 2022 e la sintesi sulla politica estera
Schlein ricorda l’errore strategico compiuto alle elezioni politiche del 2022, quando un centrosinistra frammentato spalancò la strada al governo di Giorgia Meloni. Un passaggio che non dovrà più ripetersi: «Abbiamo davanti mesi decisivi per l’Italia e per l’Europa. Non faremo mai più alla destra il favore di dividerci».
Anche sulle note dolenti di politica estera — a partire dal sostegno all’Ucraina e alla difesa dell’aggredito contro Mosca — la segretaria minimizza le distanze dai pentastellati: «C’è molto più che ci unisce rispetto a ciò che ci divide. Troveremo una sintesi alta coordinando il fermo supporto al popolo ucraino con una più decisa iniziativa diplomatica europea per il negoziato».
«L’establishment vuole il pareggio, ma noi vinciamo il doppio dei voti»
In chiusura del suo discorso, Schlein lancia un avvertimento contro quelli che definisce i tentativi di delegittimazione del Pd messi in atto da una parte dei poteri forti e dei media:
«C’è un pezzo di establishment che tifa per il pareggio, che vorrebbe spingerci alle larghe intese e per questo preferirebbe un leader più accomodante. Mi dispiace deluderli, ma l’impegno preso con gli elettori è chiaro: andremo al governo solo vincendo con la nostra alleanza progressista».
E infine la stoccata finale sui pesi interni alla coalizione: «Il Pd rimarrà testardamente unitario, ma nessuno dimentichi che siamo saldamente il primo partito d’opposizione. Ce lo siamo guadagnati sul campo con il lavoro di tutti i giorni, portando a casa il doppio dei voti rispetto alle altre forze del campo alternativo».
(Redazione)
