Maricarmen, la casa e il diritto di vivere dignitosamente

La protesta continua nella centrica Puerta del Sol di Madrid: oltre 500 tende per manifestare contro gli sfratti, l'incremento degli affitti e i fondi d'investimento

Il Circolo Sandro Pertini – PD di Madrid interviene sulla protesta in corso a Puerta del Sol, dove alcuni cittadini si sono accampati per richiamare l’attenzione sul caso di Maricarmen, un’anziana allontanata dal proprio appartamento, e più in generale sull’aumento dei prezzi degli affitti nella capitale spagnola. Nel comunicato, il Circolo propone una riflessione sulle politiche abitative e sulla necessità di affrontare quella che considera una situazione sempre più difficile per molte famiglie.


 

Madrid, 2 ottobre 2026

MARICARMEN, LA CASA E IL DIRITTO A VIVERE DIGNITOSAMENTE: un caso spagnolo ma che riguarda anche l’Italia

Maricarmen ha 87 anni e da 70 vive nella stessa casa. Dopo l’acquisto dell’edificio da parte di una società immobiliare (Urbagestión) e una lunga battaglia legale durata otto anni, il 23 settembre scorso si è proceduto all’esecuzione forzata dello sfratto. Finalmente, grazie all’enorme pressione generata dalle mobilitazioni sociali, l’immobiliare ha concordato un nuovo contratto e Maricarmen potrà tornare a casa sua.

Nel frattempo, il nome di Maricarmen è diventato in Spagna il volto di un problema che colpisce migliaia di persone, e ha messo in luce un grido d’allarme che da molto tempo la società spagnola chiede che venga ascoltato: il diritto a una casa che, proprio come l’istruzione e la salute, sia universale e garantito a tutte le persone.

Il suo caso ha commosso la società spagnola e ha superato i confini del dibattito strettamente giuridico o amministrativo. In Italia forse non è ancora conosciuto con la stessa intensità, ma da Madrid crediamo questo sia un caso che ci interpella sia come società, sia come forze politiche progressiste anche fuori dalla Spagna.

In questo c’è qualcosa che dovremmo riconoscere con una certa tristezza: a volte la politica ha bisogno che la società scenda in piazza per vedere un problema che è rimasto senza risposte per troppo tempo, pur avendolo davanti agli occhi. Ma le mobilitazioni di questi giorni hanno anche dimostrato qualcosa di profondamente democratico: quando la cittadinanza si organizza, quando un problema smette di essere individuale e si trasforma in una rivendicazione collettiva, la politica deve ascoltare. Perché Maricarmen non rappresenta solo una situazione individuale, Maricarmen rappresenta la nostra gente, quella che per molto tempo non abbiamo ascoltato con la dovuta attenzione e che ora ci chiede azioni rapide, concrete e durature.

Questo caso ci interpella ponendo sul tavolo una domanda politica: che cosa significa realmente il diritto alla casa?

La risposta della società spagnola è stata straordinaria. Migliaia di persone si sono mobilitate a Madrid, alla Puerta del Sol, e in diverse città della Spagna per chiedere che la casa torni a occupare il posto che le spetta in una democrazia: quello di un diritto e non solo di un bene di mercato. In questo contesto, martedì scorso il governo progressista spagnolo ha approvato due decreti-legge con nuove misure in materia di edilizia abitativa: tra queste figurano l’estensione di alcune misure di protezione contro gli sfratti per le persone vulnerabili senza alternativa abitativa, la proroga straordinaria di determinati contratti di locazione, misure sugli aggiornamenti dei canoni e nuove garanzie contro l’uso abusivo di alcune modalità di affitto e di affitto turistico.

Il Governo ha dimostrato, pertanto, un ascolto serio del problema e ha agito.

Tuttavia, oggi il Parlamento, con i voti della destra catalana di Junts, dell’estrema destra di Vox e del Partito Popolare, ha bocciato i decreti e, con essi, la possibilità di dare risposte a questo problema.

Va ricordato che le misure che la Spagna sta adottando non sono un’anomalia europea; tuttavia, per alcuni settori politici e per buona parte del tessuto imprenditoriale, rappresentano ancora, anche di fronte a ciò che sta accadendo in questi giorni, un tabù ideologico. In diversi Paesi europei, compresi Stati governati da forze liberali o di centro-destra, i poteri pubblici sono intervenuti in modi differenti sul mercato immobiliare quando hanno ritenuto che l’accesso a una casa a prezzi accessibili e la tutela degli inquilini lo richiedessero. Lo vediamo sia in termini di proposte di azione politica con le recenti elezioni a Berlino, dove il partito vincitore Die Linke vuole riformare profondamente l’accesso alla casa, sia in Paesi con governi di segno opposto, come le iniziative di costruzione di alloggi pubblici da parte del nuovo governo dei Paesi Bassi.

Regolare il mercato degli affitti, proteggere le persone vulnerabili, promuovere l’edilizia pubblica o intervenire su determinati comportamenti speculativi non significa abolire il mercato; significa riconoscere che il mercato, da solo, non può raggiungere un equilibrio giusto e che per questo l’intervento dello Stato è fondamentale e necessario.

Il diritto a una casa dignitosa come parte fondamentale della vita di ogni cittadina e cittadino è un diritto che acquisisce una rilevanza pubblica riconosciuta nelle carte costituzionali sia in Spagna che in Italia.

La Costituzione spagnola lo esprime nell’articolo 47, stabilendo “il diritto di tutti gli spagnoli a godere di una casa dignitosa e adeguata” e affidando ai poteri pubblici il compito di promuovere le condizioni necessarie per renderlo effettivo. L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana contiene una delle affermazioni più profonde del nostro ordinamento democratico: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Nel suo articolo 47, la stessa Costituzione italiana contempla l’accesso alla casa tra le finalità che la Repubblica deve favorire. E la Corte Costituzionale italiana ha riconosciuto nella sua giurisprudenza la rilevanza fondamentale dell’abitazione, legandola alla dignità della persona e alle condizioni materiali necessarie per esercitare altri diritti.

Il messaggio costituzionale è, perciò, molto più profondo di una questione immobiliare: ci dice che l’uguaglianza formale non è sufficiente quando esistono ostacoli economici che impediscono alle persone di sviluppare realmente la propria libertà. È proprio qui che troviamo un punto di riferimento molto chiaro di ciò che dovrebbe significare una politica progressista. Perché una persona non può sviluppare pienamente la propria libertà se non ha un posto in cui vivere. Non può esercitare pienamente le proprie opportunità se non può emanciparsi. Non può costruire con tranquillità il proprio progetto di vita se vive sotto la minaccia permanente di perdere la propria casa.

E c’è un’ulteriore questione che vogliamo sottolineare, specialmente perché spesso scompare dal dibattito: senza casa non esiste nemmeno una vera uguaglianza nell’accesso agli studi.

Come ha evidenziato in diverse occasioni la nostra Segretaria Generale nazionale Elly Schlein: senza casa non c’è uguaglianza educativa. Un giovane che vive in un piccolo paese e vuole studiare a Madrid, Barcellona, Milano, Bologna o in qualsiasi altra città ha bisogno di qualcosa in più di una semplice immatricolazione: un giovane ha bisogno di un posto in cui vivere, e questo significa pagare un affitto, una stanza, le utenze, i trasporti e altre spese.

Ebbene, una società veramente egualitaria deve garantire che un giovane possa lasciare il proprio paese per studiare senza che il suo futuro dipenda esclusivamente dalla capacità economica dei genitori. Il luogo in cui sei nato o il reddito della tua famiglia non dovrebbero determinare le tue possibilità di studio.

Non prendere sul serio questo tema significa continuare a perpetrare una barriera economica alla conoscenza, all’istruzione e alla mobilità sociale. Parlare di casa e risolvere i problemi di migliaia di persone in situazione di precarietà significa scommettere sul futuro dei nostri Paesi.

Si tratta allora di porre una domanda semplice al centro della nostra azione politica: per chi e perché governiamo?

La nostra risposta non può lasciare spazio a dubbi: Governiamo affinché le persone possano vivere. Affinché possano studiare.

Affinché possano sviluppare i loro affetti e i loro progetti. Affinché possano formare una famiglia. Affinché possano prendersi cura ed essere curate. Affinché possano costruire liberamente le loro vite.

Il nostro appello da Madrid è che questo esempio scuota anche l’Italia. Alle nostre forze politiche chiediamo che la casa sia in cima alla nostra agenda sociale.

La politica non aspetti che ci siano altre Maricarmen per occuparsi dei problemi della gente. La politica non deve aspettare che la gente scenda in piazza. La politica ha il dovere di dare risposte prima che la gente, la nostra gente, ce le chieda.

Il Circolo PD Madrid “Sandro Pertini”

Il Segretario del Circolo

Erik Zanon

La Presidente del Circolo

Simona Denti

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