Marte Group: le nuove frontiere del business tra digitalizzazione e AI


Federico Dolci (Marte Group) spiega come l’Intelligenza Artificiale stia trasformando la gestione societaria e l’organizzazione dei processi aziendali. Dagli stadi all’impatto sulle nuove generazioni: le sfide dell’innovazione tecnologica 


MADRID – Fino a ieri si pensava che il “business” nel mondo del pallone fosse circoscritto ai campi di calcio, ai moderni gladiatori che offrono spettacolo ogni fine settimana alimentando sentimenti contrapposti: allegria e delusione, ammirazione e indifferenza, gioia e tristezza. Insomma, che le società calcistiche, almeno nel Belpaese, rappresentassero una tradizione, una forma di vita, un aspetto culturale, una maniera di esprimere agonismo. Ed è stato così, almeno fino a ieri. Oggi non più. Giusto per fare un esempio, nei giorni scorsi si è svolto il “World Football Summit” di Madrid al quale ha partecipato Federico Dolci, CEO di “Marte Group”, azienda che si occupa della trasformazione digitale nel mondo dello sport. La missione della società è quella di pilotare i club e le PMI verso le nuove realtà di mercato, di aiutarle ad affrontare la trasformazione tecnologica e l’evoluzione digitale.

Federico Dolci, CEO di “Marte Group”

– “Marte Group” è una società tra i servizi e il software – spiega Federico Dolci –. Oggigiorno, grazie all’intelligenza artificiale, i software sono sempre più veloci, più semplici e anche più economici. Quelle che spesso vengono meno sono le competenze. Manca la capacità di comprendere la tecnologia, di comprendere il cambiamento e di metterlo in pratica. “Marte Group” – prosegue – ha un “team” molto competente, che ha vissuto già determinate avventure. Quindi, può offrire la sua “expertise”. Non si tratta della classica consulenza. Non è un gruppo di persone che lascia una soluzione e fugge. No. È un gruppo di persone che propone soluzioni e  accompagna l’azienda nel processo di cambiamento.

Il “background” di Dolci è già di per sé una garanzia. Non è l’ultimo arrivato. Da oltre 10 anni naviga nelle acque agitate dell’innovazione, la cui evoluzione scorre a ritmi sempre più veloci. Sono ritmi incalzanti ai quali solo pochi riescono a tener il passo. Sopravvive chi riesce a mantenersi aggiornato; chi mostra determinazione e capacità di adattamento alle novità del mercato. “Marte Group”, come spiega Dolci, è la somma di conoscenze empiriche e di quelle che si fondano su modelli logico-deduttivi. La digitalizzazione e l’Intelligenza Artificiale sono l’ambito di competenze che meglio definisce “Marte Group” di cui Dolci è CEO.

– Sono aziende intrappolate in un contesto caratterizzato dal vortice del cambiamento; che si trovano a fare i conti con la diffusione dell’Intelligenza Artificiale  e della competizione sempre più globale. Sono aziende già sul mercato da 10, 20 e anche 30 anni. Eppure, non hanno avuto il tempo, o forse l’occasione, di sviluppare certe competenze. Noi entriamo in queste aziende, lavoriamo con i loro “team” per creare dei percorsi che consentano loro di essere più competitive.

– “Marte Group” si occupa specialmente delle società sportive, di quelle calcistiche in particolare. Le accompagna non negli aspetti più classici, come si potrebbe pensare. Vale a dire, nell’assetto della squadra o nell’acquisto di un giocatore. Si occupa, invece, di quegli aspetti connessi al mondo dello sport in maniera apparentemente periferica e, per questo, troppe volte trascurati.

– È un mix – spiega –. Lavoriamo con tanti tipi di aziende. Diciamo pure – ci dice sorridendo – che siamo agnostici. Per noi è più importante lavorare sull’intero ecosistema che sul prodotto in sé. Quindi, che tu sia un’azienda manifatturiera o che tu sia una società calcistica non è poi così rilevante. Per intenderci, lavoriamo sui processi aziendali che permettono a te, azienda, di migliorare il prodotto.

Sostiene che il miglior esempio è proprio quello del calcio. Spiega che per “Marte Group” la “società calcistica è, a tutti gli effetti, un’azienda come un’altra, con decine di impiegati e un suo business”.

– Queste società, spesso e volentieri, sono acquistate da fondi di investimento o imprenditori che si attendono un certo tipo di struttura che, in molti casi, non esiste. Quindi, sono chiamati a costruire la società in chiave moderna; a rimodellarla cercando di inserire processi nuovi. Per esempio, l’Intelligenza Artificiale.

– In altre parole, si potrebbe dire che agite sull’indotto… sulle attività derivate che ruotano attorno alla società calcistica…

– Esatto. Si pensa ai giocatori ma non, per esempio, allo stadio che può, anzi deve essere ristrutturato.

– Un po’ quello che ha fatto il Real Madrid, quando ha deciso di investire sull’ammodernamento del Bernabéu…

– Proprio così. Certo, il Bernabéu è la punta di diamante. Le società calcistiche spesso non hanno la forza economica, i dipendenti o le competenze. È normale che poi non riescono a sviluppare gli aspetti di cui stiamo parlando. In Spagna, in Italia ci sono squadre che militano in campionati minori che hanno un potenziale: un “brand”, una cultura, una tradizione, una “fans base” locale che rappresentano una ricchezza inestimabile.

Il “nuovo” Bernabéu, lo stadio del Real Madrid

Porta come esempio virtuoso il caso del Wrexham, assai noto in Inghilterra. La società è stata acquistata dall’attore Ryan Reynolds. La squadra è cresciuta e il suo percorso è stato costruito di vittoria in vittoria, di promozione in promozione.

– Noi, nel nostro piccolo, abbiamo lavorato e lavoriamo con il Pisa. È una società calcistica a cavallo tra la Serie A e la Serie B. Per noi non è calcio, è molto di più.

– Ieri le società calcistiche sognavano la Serie A. Oggi alcune preferiscono mantenersi in campionati minori per evitare investimenti che non sono in grado di affrontare e gestire

– Il calcio oggi non è più compravendita di giocatori o diritti televisivi – precisa Dolci –. C’è il ticketing, c’è la pubblicità, c’è il turismo. Insomma, aspetti importanti che permettono alla società di costruirsi un percorso sostenibile, un progetto che possa sopravvivere nel tempo. Quella calcistica è un’industria che evolve alla velocità della luce. Permette di integrare innovazione, tecnologia, digitalizzazione, Intelligenza Artificiale.

 

L’Intelligenza Artificiale per essere più efficienti

L’Intelligenza artificiale è entrata nella nostra vita in punta di piedi. Senza che ce ne accorgessimo è diventata parte della nostra quotidianità. Ha occupato e continua a occupare sempre più spazi, a poco a poco, senza sosta. Oggi sembra che non ci sia ambito in cui non sia presente, nel bene e nel male. E lo sport, a quanto pare, non fa eccezione. Ce lo conferma Dolci.

– L’Intelligenza Artificiale è poco capita – sostiene convinto –. È la più grande occasione per ordinare il nostro lavoro; per intervenire sul modo in cui le aziende organizzano le proprie informazioni. L’Intelligenza Artificiale è un insieme di   algoritmi che producono contenuti e si autoalimentano.  È come avere un esercito di persone, di operatori, di strumenti che eseguono compiti sulla base della tua knowledge. Nel calcio, organizzare il proprio know-how permette di cambiare, velocizzare e rendere più efficiente il proprio metodo di lavoro. Un esempio è la gestione del ticketing negli stadi. Immaginiamoci tutti i flussi che riguardano il business, i fan, la biglietteria, i turisti, i merchandising, le campagne sui social.  L’Intelligenza Artificiale permette di essere molto più precisi, molto più efficienti.

– Qual è la tipologia di cliente con la quale Marte Group si sente maggiormente a proprio agio?

– Sicuramente lo sport, il calcio. C’è una grande richiesta di supporto. Il calcio muove milioni di persone. È un sodalizio perfetto. Ma iniziamo a guardare anche altri Sport. Il basket, per esempio, ed anche la Formula Uno o il ciclismo.

– E fuori dallo Sport?

– In Italia, in particolare, stiamo lavorando con il manifatturiero e l’industria, definiamola, tradizionale: dall’edilizia al retail. In Italia e nel sud dell’Europa ci sono tante aziende che si trovano a dover affrontare un cambio generazionale. Sono piccole e medie imprese che dopo essere state gestite dai nonni e dai genitori, passano ad una nuova generazione senza avere un ecosistema competitivo da gestire. Da questo punto di vista, noi ci sentiamo abbastanza a nostro agio. Portiamo competenze fresche, nuove, innovative. Aiutiamo l’imprenditore a decifrare questo cambiamento.

– Un’azienda che vuole iniziare questo percorso con Marte Group di quale budget dovrebbe disporre?

 – Innanzitutto, essendo una società a metà tra il servizio e il software, valorizziamo molto l’aspetto umano. Prima vogliamo conoscere l’azienda e, a tale scopo realizziamo incontri che ci permettono di  mappare le sue esigenze. Cerchiamo di capire quali siano le preoccupazioni dell’imprenditore, a medio e lungo termine, e quali le sfide principali. Ciò ci permette di capire, o meglio di farci un’idea, di quanto effettivamente possa essere profondo l’intervento. Abbiamo due modi di lavorare. Il primo, lo chiamiamo “Solution”. Hai un bisogno particolare e  hai il budget. Con quel budget noi cerchiamo di ottenere i risultati desiderati. Oppure, lo preferiamo, gestiamo la funzione insieme. Cioè, come se diventassimo il tuo team, il tuo super team, perché potenziato con l’Intelligenza Artificiale.

– Una specie di socio…

– Più che un socio, un partner. Lavoriamo con te per portare nel medio, lungo termine innovazione sul flusso aziendale. Mettiamo la variabile sul successo dell’operazione.

– Scommettete sulle vostre capacità…

 – Esatto. Si tratta di scommettere insieme: se cresciamo, prendiamo una percentuale di quella crescita insieme a te. È una soluzione che piace perché è nell’ottica imprenditoriale. Fa capire che crediamo in quello che stiamo facendo.

– Operate solamente in Italia?

– L’’80%, il 90% dei nostri clienti è in Italia, La nostra attività è relativamente giovane. Abbiamo due anni di vita. Stiamo iniziando a lavorare in Spagna. Abbiamo dei potenziali clienti che desiderano sondare questo tipo di attività. Diciamo pure che pensiamo che il Sud Europa possa essere in futuro il nostro bacino. Nel Nord Europa, sono un pochino più avanti nella transizione tecnologica.

 

Il futuro con l’Intelligenza Artificiale

Si ritiene che l’Intelligenza Artificiale sia responsabile direttamente e indirettamente della perdita di circa 500 mila posti di lavoro nel mondo. E il suo uso militare sia colpevole delle migliaia di morti lungo la Striscia di Gaza, in Ucraina e in altri teatri di guerra.

C’è chi teme che lo sviluppo accelerato, senza controllo e regolazioni etiche possa arrecare più danni che benefici. A lanciare l’allarme sono stati proprio gli sviluppatori dell’Intelligenza Artificiale: le “sette sorelle” della Silicon Valley, quelle che  comunque continuano a investire miliardi di euro in “data center”. Quanto c’è di vero? Esiste il pericolo reale di perdere il controllo dell’Intelligenza Artificiale?

– C’è da distinguere tra il marketing del capitalismo è la tecnologia. L’Intelligenza Artificiale è una tecnologia che sta avanzando a una velocità incredibile. Per adattare i telefonini al ChatGPT ci sono voluti decenni; ma per raggiungere milioni di utenti ci sono voluti pochi mesi. È come se stessimo correndo a 300 all’ora in autostrada senza saper guidare. L’Intelligenza Artificiale è una tecnologia estremamente democratica, perché la stiamo usando tutti e tutti stiamo riversando i nostri segreti su questa tecnologia. Quindi, secondo me, oggi non c’è una bussola ben chiara. Quello che mi è chiaro, invece, è che è una tecnologia che sta attraendo tantissimi capitali, quindi non sarà una meteora. Resterà con noi, probabilmente in una situazione meno esasperata.

Secondo Dolci ciò che più dovrebbe preoccupare e invitare a una riflessione profonda è l’effetto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro.

– Il trend sta diventando sempre più evidente e i numeri paiono confermarlo: l’Intelligenza Artificiale non andrà a sostituire le professioni qualificate, come temevamo. Pare invece che  stia frenando l’ingresso nel mercato del lavoro delle nuove generazioni, occupando funzioni meno specifiche come quella degli stagisti.  Oggi è più facile, per il professionista, crearsi un modo di lavorare automatico, digitale, piuttosto che infondere conoscenza alle nuove generazioni. Vedremo quale sarà l’evoluzione. Forse obbligherà a cambiare il modo di studiare, di entrare nel mondo del lavoro, di creare percorsi tra il mondo universitario, quello scolastico e quello del lavoro, che è cambiato inevitabilmente. In 5 anni il modo di fare azienda è stato stravolto. Oggi è tutto molto più veloce, più economico, più digitale, più d’impatto.  Quindi ancheil modo  come si portano i giovani all’interno delle aziende e nel tessuto industriale dovrà essere riscritto. Lo sviluppatore di software, fino a 5 o 6 anni fa, era trattato come una star. Era introvabile e costoso. Ora pare che le aziende ne possano fare a meno. Il cambiamento avverrà, ma non sappiamo ancora come.

Mauro Bafile

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