Messico, il governo riapre l’inchiesta sulla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa

Familiari dei 43 studenti di Ayotzinapa durante una manifestazione per chiedere giustizia. Fuente: Miguel Tovar / LatinContent/Getty Images

Video inediti, reperti in un’impresa funebre e analisi forensi ad alta tecnologia riaccendono le indagini sulla strage del 2014. Colpiti anche gli alti livelli politici con l’arresto dell’ex governatore


CARACAS. – A dodici anni di distanza da una delle pagine più buie e dolorose della storia recente del Messico, la verità sulla sorte dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa potrebbe essere più vicina. Il governo messicano ha annunciato una svolta decisiva nell’inchiesta sulla tragedia avvenuta a Iguala nella notte tra il 26 e il 27 settembre 2014, riaprendo e ampliando le indagini sulla base di nuovi elementi emersi grazie all’impiego di tecnologie investigative all’avanguardia.

Ad illustrare i nuovi sviluppi è stato Arturo Medina, sottosegretario ai Diritti Umani e presidente della Commissione per la verità e l’accesso alla giustizia sul caso. “I prossimi passi sono chiari: mantenere e ampliare la ricerca dei giovani, approfondire la pista delle videoregistrazioni per individuarne i destinatari e le responsabilità di ex funzionari, e analizzare a fondo le irregolarità individuate in un’impresa funebre e nel servizio medico-legale di Iguala”, ha dichiarato Medina, assicurando che i familiari delle vittime sono stati informati prima della presentazione pubblica.

Telecamere, celle telefoniche e piste dimenticate

Il nuovo corso delle indagini si poggia sull’impiego di strumenti d’analisi digitale di ultima generazione, che hanno permesso di estrapolare dettagli finora sfuggiti agli inquirenti. Tra le linee d’azione prioritarie figura il riesame sistematico dei dati di traffico telefonico registrati nell’area della strage durante la notte dell’attacco, incrociati con il successivo utilizzo dei cellulari sottratti ad alcuni dei ragazzi.

Sotto la lente d’ingrandimento della Commissione sono finiti anche spezzoni di videoregistrazioni dell’epoca finora mai analizzati e le attività sospette all’interno di un’agenzia funebre locale, sospettata di aver coperto o alterato la gestione di alcuni reperti. L’obiettivo è ricostruire la catena di comando e accertare il ruolo di funzionari pubblici e membri delle forze dell’ordine che nelle prime fasi dell’inchiesta non erano mai stati considerati tra i sospettati.

Gli arresti eccellenti e l’ombra del narcotraffico

La riapertura dell’indagine sta già producendo i primi importanti risvolti sul piano giudiziario. All’inizio di agosto è scattato l’arresto dell’ex governatore dello Stato di Guerrero, Ángel Aguirre Rivero, accusato di aver orchestrato l’occultamento di prove chiave e di aver ostacolato le ricerche subito dopo la scomparsa dei giovani.

Gli investigatori continuano a scavare sulle complicità strutturali tra le istituzioni locali e il cartello della criminalità organizzata dei Guerreros Unidos. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte del 26 settembre 2014 il convoglio di cinque autobus su cui viaggiavano circa cento studenti diretti a Città del Messico fu assalito da pattuglie della polizia municipale a Iguala. Due studenti e quattro passanti morirono sul colpo, mentre 43 ragazzi furono arrestati e successivamente consegnati ai sicari del cartello. L’ipotesi centrale resta che gli autobus fossero stati presi di mira perché uno di essi trasportava a sua insaputa un ingente carico di eroina destinato al mercato statunitense di Chicago.

La sete di verità dei familiari

Ad oggi, nonostante le ricerche condotte negli anni, soltanto i resti ossei di tre dei 43 studenti sono stati identificati con certezza attraverso complesse analisi genetiche su frammenti carbonizzati. Per le famiglie dei restanti 40 ragazzi, l’attesa dura da oltre un decennio tra depistaggi, false piste e la cosiddetta “verità storica” presentata dalle precedenti amministrazioni e poi smentita dagli esperti internazionali.

“Il nostro impegno primario resta quello di trovare i giovani, conoscere l’intera verità e portare davanti alla giustizia tutti i responsabili, indipendentemente dal ruolo che ricoprivano”, ha ribadito Medina. Per il Messico si riapre così un capitolo doloroso ma fondamentale per dimostrare che l’impunità non può avere l’ultima parola.

(Redazione)

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