Da Nixon-Mao a Trump-Xi: oltre mezzo secolo di vertici tra Stati Uniti e Cina

Nixon e Mao a Pechino (1972). Fonte: Wikimedia Commons

Dai diplomatici storici degli anni Settanta fino alle recenti tregue commerciali, la storia delle relazioni tra le due superpotenze passa attraverso il dialogo diretto tra i loro leader.


MADRID. – Il nuovo vertice alla Casa Bianca tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping segna un nuovo capitolo in una lunga e complessa saga diplomatica. L’incontro rappresenta il terzo summit tra i due leader durante il secondo mandato di Trump, dopo le tappe di Busan nell’ottobre 2025 e di Pechino nel maggio 2026. Da oltre cinquant’anni, le relazioni tra Washington e Pechino oscillano tra momenti di distensione strategica, cooperazione globale e accese rivalità economiche e geopolitiche.

La svolta degli anni ’70: dal “disgelo” alla normalizzazione

Il punto di svolta storico risale al febbraio del 1972, quando Richard Nixon divenne il primo presidente americano a visitare la Repubblica Popolare Cinese. L’incontro tra Nixon e Mao Zedong, insieme ai lunghi negoziati condotti dal premier Zhou Enlai, culminò nel famoso Comunicato di Shanghai, che avviò il processo di riavvicinamento pur lasciando irrisolta la delicata questione di Taiwan.

Le relazioni diplomatiche formali vennero stabilite ufficialmente il 1° gennaio 1979 sotto la presidenza di Jimmy Carter. Poche settimane dopo, Deng Xiaoping compì uno storico viaggio negli Stati Uniti, trasformando la riapertura politica in un canale di cooperazione economica e commerciale strutturato.

Dalla Guerra Fredda al post-11 settembre

Durante gli anni ’80 e ’90, le visite reciproche di Ronald Reagan (1984) e George H.W. Bush (1989) consolidarono gli scambi culturali e tecnologici, nonostante le forti tensioni seguite alla repressione delle proteste di Piazza Tiananmen.

Negli anni ’90, con Bill Clinton e Jiang Zemin, le due potenze inaugurarono vertici regolari e una linea telefonica diretta, ponendosi l’obiettivo di una “partnership strategica costruttiva”. All’inizio degli anni 2000, l’amministrazione di George W. Bush e la leadership di Hu Jintao amplificarono l’agenda diplomatica includendo la sicurezza internazionale, la non proliferazione nucleare (con focus su Corea del Nord e Iran) e il contrasto al terrorismo.

L’era di Obama e la nascita della sfida globale

Con Barack Obama e Xi Jinping, gli incontri assunsero una dimensione di governance globale. Dal vertice informale a Sunnylands nel 2013 fino alla visita di Stato di Xi a Washington nel 2015, le trattative affrontarono la sicurezza informatica, il contrasto al furto di segreti commerciali e la storica intesa sul clima che aprì la strada all’Accordo di Parigi.

L’era Trump, la parentesi Biden e i nuovi equilibri

Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017, la dinamica bilaterale si è trasformata in una pragmatica gestione delle tensioni commerciali. Dopo il primo vertice a Mar-a-Lago e la visita a Pechino del 2017, la successiva guerra dei dazi ha visto i due leader negoziare dirette tregue a margine dei summit G20 di Buenos Aires (2018) e Osaka (2019).

Durante la presidenza di Joe Biden, il dialogo si è concentrato sulla gestione responsabile della competizione, culminando nei summit di Bali (2022), Woodside (2023) e Lima (2024), che hanno consentito di riattivare i canali di comunicazione militare e la lotta al traffico di fentanyl.

Con il ritorno di Trump, una nuova fase di forti dazi reciproci ha portato a riallacciare le trattative ad altissimo livello. I vertici di Busan e Pechino hanno stabilito accordi su acquisti agricoli, terre rare e istituzione di organismi bilaterali dedicati al commercio e agli investimenti (Board of Trade e Board of Investment). Il costante ricorso ai vertici personali conferma come, da cinquant’anni a questa parte, la diplomazia al vertice rimanga lo strumento principale per gestire e contenere le crisi tra le due più grandi economie del pianeta.

(Redazione)

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