Teheran riattiva il 50% dell’impianto di South Pars dopo gli attacchi aerei. Intanto sale a 19 il bilancio dei militari americani morti e un mercantile finisce in fiamme nello Stretto di Hormuz.
MADRID. – Mentre il Medio Oriente resta teatro di una crisi profonda e irrisolta, la tensione tra l’Iran e la coalizione guidata dagli Stati Uniti si arricchisce di nuovi e drammatici capitoli. A distanza di mesi dai bombardamenti congiunti avviati da Washington e Israele alla fine di febbraio, la Repubblica Islamica tenta di mostrare una capacità di resilienza economica e industriale, pur continuando a minacciare risposte militari “devastanti” e imprevedibili di fronte alle recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump.
Il recupero di South Pars e la guerra delle risorse
Sul fronte energetico, Teheran ha annunciato un importante passo avanti nella ricostruzione del proprio apparato industriale. Il viceministro del Petrolio iraniano, Ahmad Zeraatkar, ha confermato che è stato ripristinato il 50% della capacità produttiva di GNL del grande impianto di South Pars, gravemente danneggiato a marzo da un raid aereo.
Secondo le stime delle autorità iraniane, il sito tornerà pienamente operativo entro le prossime settimane, in tempo per garantire la stabilità della rete energetica prima dell’arrivo della stagione invernale. Il recupero del giacimento di South Pars — una delle riserve di gas naturale più grandi al mondo, condivisa con il Qatar — rappresenta una priorità strategica per il Paese, colpito duramente dalle perdite produttive e dalle sanzioni.
Il bilancio delle vittime Usa e la polemica a Washington
Sul versante militare, il Pentagono ha aggiornato il bilancio ufficiale delle vittime americane, portando a 19 il numero dei soldati statunitensi deceduti dall’inizio del conflitto. L’ultima vittima, la cui identità non è stata ancora resa nota, sarebbe una donna ufficiale dell’esercito deceduta per un’emergenza medica durante un volo diretto verso la regione del Medio Oriente.
La cifra dei caduti rimane tuttavia oggetto di acceso dibattito politico negli Stati Uniti. Alcune ricostruzioni di stampa sostenute da fonti interne alla Difesa ipotizzano che il numero reale delle perdite sia superiore a quello mostrato nei registri pubblici, accusa che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha categoricamente respinto, definendola del tutto falsa.
Fuoco a Hormuz e lo stallo diplomatico
La pericolosità dello scenario mediorientale è confermata dal manifestarsi di nuovi incidenti lungo le rotte marittime globali. L’agenzia britannica per la sicurezza del commercio marittimo (UKMTO) ha riferito che un mercantile in transito nello Stretto di Hormuz è stato colpito da un proiettile non identificato, provocando un incendio a bordo e il ferimento di due membri dell’equipaggio. L’imbarcazione, evacuata e lasciata alla deriva, sottolinea come la sicurezza dei trasporti energetici rimanga in uno stato di costante precarietà.
Duro anche lo scontro verbale: lo Stato Maggiore iraniano ha respinto le ultime avvertenze della Casa Bianca definendo le minacce di Trump come un “segno di disperazione strategica” e dichiarando la propria prontezza a sferrare attacchi ancora più profondi verso obiettivi americani e israeliani. La tregua siglata a metà giugno appare ormai un lontano ricordo, lasciando il posto a una logorante sequenza di attacchi e ritorsioni incrociate.
(Redazione)
