La Duma di Putin non ha più ostacoli: maggioranza da record a Mosca, ma l’Europa rifiuta di riconoscere il voto

Il Presidente russo Vladimir Putin durante la sessione plenaria della Duma.
Il Presidente russo Vladimir Putin durante una sessione plenaria della Duma. Immagine d'archivio. EPA/YURI KOCHETKOV

Il partito del Cremlino conquista quasi il 58% dei voti e punta a una maggioranza costituzionale di 355 seggi. L’UE attacca: «Erosione sistematica della democrazia e consultazioni illegali nei territori ucraini occupati». Annunciate nuove sanzioni.


MADRID. – Le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato in Russia confermano, senza alcuna sorpresa, la totale presa di potere del Cremlino sul sistema politico del Paese. Nonostante il protrarsi della guerra in Ucraina, le sanzioni occidentali e un contesto internazionale sempre più teso, Russia Unita – il partito legato a doppio filo al presidente Vladimir Putin – si avvia a conquistare una maggioranza assoluta record.

Dura e immediata la reazione del Consiglio europeo, che all’indomani dello scrutinio ha denunciato la totale assenza di garanzie democratiche e lo svolgimento illegale delle votazioni nei territori ucraini militarmente occupati.

Pieni poteri alla Duma: Russia Unita verso i 355 seggi

I dati preliminari diffusi dalla presidente della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova, delineano quello che a Mosca è già stato ribattezzato come un successo “storico”. Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Russia Unita si attesta al 57,83% dei consensi, proiettandosi verso la conquista di ben 355 seggi su 450. Un risultato che supererebbe persino il primato del 2016 (quando i seggi ottenuti furono 343) e che garantisce a Putin una solida maggioranza costituzionale (fissata a quota 300).

Significativo anche il dato sull’affluenza, salita al 59% rispetto al 52% del 2021, nonostante – secondo le dichiarazioni di Mosca – i tentativi di sabotaggio via droni attribuiti all’esercito ucraino.

L’opposizione reale resta totalmente tagliata fuori: l’Assemblea sarà completata solo da forze tollerate dal regime. Il Partito Comunista otterrà circa 40 seggi, seguito dal Partito Liberal-Democratico (25) e da Nuovo Popolo (20). Nelle consultazioni regionali spicca il plebiscito in Cecenia, dove il governatore Ramzan Kadyrov è stato riconfermato con un surreale 99,85% dei voti.

La stangata di Bruxelles: «Una farsa autoritaria e illegale»

Di tono opposto le reazioni provenienti dall’Unione Europea. In una nota ufficiale rilasciata all’indomani del voto, il Consiglio europeo ha bocciato senza appello la tornata elettorale, sottolineando «l’erosione continua e crescente della democrazia nel Paese, in un contesto politico sempre più autoritario».

Il documento dell’UE evidenzia come l’assenza di competizione ad armi pari sia stata deliberatamente esasperata dalla «repressione sistematica e istituzionalizzata» attuata da Mosca per impedire a qualsiasi forza di opposizione di sfidare lo status quo.

Particolarmente dura la condanna del voto farsa allestito nei territori ucraini occupati. Per Bruxelles, le consultazioni svolte in quelle regioni rappresentano una «flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite», che attenta direttamente alla sovranità e all’integrità territoriale di Kiev. L’Unione Europea, sostenuta dalle parole dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas, ha già fatto sapere che non riconoscerà mai la legittimità di tali votazioni e ha preannunciato l’imposizione di nuove sanzioni mirate contro promotori e candidati della consultazione nei territori occupati.

Il Cremlino esulta, ma l’Occidente certifica l’isolamento

Mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, liquida le accuse occidentali e rivendica la stabilità del consenso interno attorno alla figura di Putin, il quadro geopolitico restituisce l’immagine di una Russia sempre più polarizzata: da una parte la totale blindatura del potere domestico, dall’altra il definitivo strappo con le istituzioni democratiche europee e internazionali.

(Redazione)

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