Bologna, cittadinanza onoraria al cardinale Pizzaballa: il discorso di Matteo Zuppi tra porte aperte e disarmo

Il cardinale Matteo Zuppi in una foto d'archivio.
Il cardinale Matteo Zuppi in una foto d'archivio. (AgenSir)

In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria al Patriarca di Gerusalemme, l’arcivescovo di Bologna invita a costruire città senza mura e lancia un monito sui rischi dell’Intelligenza Artificiale applicata alle guerre.


MADRID. – “La Chiesa non prende posizione, ma non per questo è neutrale”. Con queste parole — che riprendono una profonda riflessione del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme — l’arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi, ha aperto il suo intervento per il conferimento della cittadinanza onoraria al porporato. Un momento di alta carica simbolica ed etica, caratterizzato dall’unanimità delle istituzioni locali, un metodo che Zuppi ha definito “indispensabile su certi temi” in un’epoca di forte polarizzazione.

La profezia della pace e la lezione del passato

Citando l’eredità del cardinale Giacomo Lercaro a cinquant’anni dalla scomparsa, Zuppi ha ribadito che la via maestra della Chiesa non è il disimpegno o l’equidistanza formale, bensì la “profezia”, ovvero la capacità di parlare in nome di Dio mettendo al centro la persona umana, qualunque essa sia.

“La Chiesa ha solo una parte, quella di Gesù, e quindi quella del prossimo”, ha ricordato l’arcivescovo di Bologna, sottolineando come la vera pace richieda una solidarietà autentica verso tutte le nazioni, superando gli errori storici e temporali.

Gli algoritmi della morte e la deumanizzazione del conflitto

Il cuore dell’intervento si è poi concentrato sulle drammatiche sfide del presente, con un richiamo diretto agli scenari di guerra contemporanei e al loro impatto tecnologico. Zuppi ha rilanciato l’allarme già espresso dal Patriarca Pizzaballa sul rischio di delegare le decisioni belliche alle macchine.

“Stiamo entrando in una fase in cui sono gli algoritmi a selezionare gli obiettivi. Cosa accade quando a decidere chi vive e chi muore è una macchina, e quale responsabilità resta dell’uomo?”, si è chiesto l’arcivescovo, mettendo in guardia dalla progressiva “deumanizzazione dell’altro” e dalla spirale d’odio che trasforma le vittime in carnefici, rigidendo gli animi e ostacolando ogni cammino di riconciliazione.

Città senza mura: l’esempio di Bologna e Gerusalemme

Infine, il presidente della CEI si è soffermato sul valore dell’accoglienza, richiamando l’immagine storica delle mura di Bologna, abbattute nel tempo lasciando svettare soltanto le porte d’accesso.

Paragonando quelle porte alle dodici soglie di Gerusalemme, Zuppi ha evidenziato come le comunità moderne debbano resistere alla tentazione d’isolarsi: “Se vuoi crescere le mura le abbatti, costruisci i ponti”. Un invito, rivolto non solo ai credenti, a praticare un rifiuto totale e visibile della violenza, cercando concretamente di “essere disarmati e di disarmare” per trasformare le città in luoghi di fraternità, speranza e porte sempre aperte.

(Redazione)

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