Schlein scrive a Meloni e monta il malessere nel campo largo

La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein. (Foto cortesia Partito Democratico)

La lettera della segretaria dem alla presidente del Consiglio sull’utilizzo dei 14 miliardi di flessibilità concessi da Bruxelles apre un nuovo fronte di tensione tra le opposizioni. Nelle intenzioni di Elly Schlein il voler riportare al centro del confronto politico le priorità economiche del Paese.


MADRID.- Trovare un accordo sull’impiego dei 14 miliardi di flessibilità accordati da Bruxelles. Questo il nocciolo della lettera a Giorgia Meloni, pubblicata dal quotidiano La Repubblica.

L’iniziativa di Elly Schlein, che nelle intenzioni della segretaria del Partito democratico avrebbe dovuto riportare al centro del confronto politico le priorità economiche del Paese, ha finito per riaccendere le tensioni tra gli alleati. A prendere le distanze sono soprattutto il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, contrari a un’iniziativa non concordata e preoccupati per il significato politico del dialogo diretto con la presidente del Consiglio.

Le polemiche, esplose soltanto in serata, avrebbero colto di sorpresa il Nazareno. Schlein, secondo quanto riferito nel racconto della vicenda, avrebbe spiegato ai suoi collaboratori di aver avanzato esclusivamente alcune proposte, senza alcuna intenzione di tendere la mano al governo. La questione, nella sua lettura, è concreta e urgente: occorre decidere come utilizzare le risorse rese disponibili dalla flessibilità europea e il Pd ha indicato le proprie priorità senza attendere oltre.

La segretaria respinge anche l’obiezione relativa al mancato coinvolgimento degli alleati. Non ogni iniziativa, è il ragionamento attribuitole, deve necessariamente essere preceduta da un accordo tra tutte le forze della coalizione. Una posizione condivisa da un suo fedelissimo, che giudica difficile sostenere che Schlein non abbia dimostrato volontà unitaria.

Ma la spiegazione non sembra sufficiente a dissipare le diffidenze. Per M5S e Avs, la lettera rischia di assumere un significato che va oltre il merito delle proposte economiche: potrebbe contribuire a costruire un confronto politico diretto tra Schlein e Meloni, rafforzando la visibilità della leader dem rispetto agli altri possibili aspiranti alla guida della coalizione.

È proprio la questione della leadership a rendere particolarmente delicato l’episodio. Le forze del campo largo non hanno ancora fissato una data per avviare formalmente il confronto sul programma comune. Restano inoltre da definire le modalità con cui individuare il candidato alla presidenza del Consiglio, a cominciare dall’eventuale ricorso alle primarie. In assenza di una procedura condivisa, ogni iniziativa autonoma dei leader rischia di essere interpretata dagli alleati anche in funzione della futura competizione interna.

Conte boccia l’iniziativa della leader dem

A rendere esplicito il dissenso è stato Giuseppe Conte, intervenuto in serata su Rete4. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha bocciato l’iniziativa di Schlein, ribadendo che per il M5S non è possibile alcuna collaborazione con il governo Meloni.

Conte è tornato anche sul tema delle primarie, contestando l’idea che sia lui a volerle imporre alla coalizione. Ha ricordato che è stata Schlein ad annunciare la volontà di parteciparvi e di vincerle, mentre il leader pentastellato si è detto disponibile a una soluzione diversa: riunire le forze alleate attorno a un tavolo e individuare un nome terzo, capace di raccogliere il consenso di tutti.

Si tratta di due impostazioni differenti. La prima affida a una consultazione la scelta del candidato; la seconda privilegia una trattativa politica tra i partiti per raggiungere un accordo su una figura condivisa. Entrambe, tuttavia, presuppongono una decisione preliminare che la coalizione non ha ancora preso.

La lettera a Meloni ha così riportato alla luce un problema più ampio: il rapporto tra l’autonomia delle singole forze politiche e la necessità di costruire una proposta comune. Il Pd rivendica il diritto di avanzare iniziative senza sottoporle ogni volta al vaglio degli alleati. Il Movimento 5 Stelle contesta un gesto che considera politicamente inopportuno e ribadisce la propria indisponibilità a collaborare con l’esecutivo. Sullo sfondo rimane la diffidenza reciproca sulla scelta del candidato premier.

I nodi del campo largo

Il campo largo si trova dunque a dover sciogliere contemporaneamente tre nodi: definire un programma, stabilire le regole per individuare la leadership e chiarire fino a che punto i partiti possano assumere iniziative autonome su questioni di rilievo nazionale.

La polemica sui 14 miliardi di flessibilità europea dimostra quanto questi problemi siano ormai intrecciati. Una proposta economica indirizzata al governo è diventata immediatamente materia di confronto interno alla coalizione, spostando l’attenzione dal contenuto delle misure al rapporto tra i suoi leader.

E mentre Schlein rivendica la legittimità della propria iniziativa e Conte rilancia l’ipotesi di un candidato condiviso, il tavolo del programma resta ancora da convocare. La costruzione dell’alternativa al centrodestra continua così a misurarsi con una questione preliminare: trovare un metodo comune prima ancora di scegliere chi dovrà rappresentarla.

(Redazione)

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