Carney sfida le minacce di Trump all’Europarlamento: “Nessuno può dettarci le alleanze. Con l’Ue saremo un faro democratico”

Il primo ministro canadese Mark Carney, parlando all'Europarlamento. (Screenshot video Italpress)

Il primo ministro canadese accoglie con favore la proposta di una partnership rafforzata con Bruxelles: “Non cerchiamo il dominio ma la resilienza. Un Canada e un’Europa più forti sono un bene per tutti, anche per gli Stati Uniti”.


MADRID. — In un clima di forte attesa politica e geopolitica, il primo ministro canadese Mark Carney è intervenuto nell’aula dell’Europarlamento di Strasburgo con un messaggio chiaro, fermo e rivolto ben oltre i confini europei: la sovranità nazionale e la libertà di scegliere i propri alleati non sono negoziabili.

Un discorso che risponde direttamente alle recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, il quale aveva bollato come “ridicola” l’idea di fare del Canada il primo “membro associato” dell’Unione Europea, minacciando di colpire Bruxelles con pesanti ritorsioni commerciali e maxi-dazi.

“Nessuno controlli i nostri mercati o comprometta la nostra sovranità”

Senza nominare direttamente il leader della Casa Bianca, Carney ha tracciato il solco delle motivazioni che spingono Ottawa a stringere le relazioni con i Ventisette, accogliendo con favore le aperture della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

«I canadesi sono uniti nel ritenere che nessuno ci dirà quale lingua parlare, né detterà la nostra cultura o con chi possiamo stipulare accordi a livello internazionale», ha scandito il premier. Rispondendo ai malumori di Washington, Carney ha precisato che la nuova cooperazione non costituisce un blocco ostile: «Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, stiamo perseguendo la resilienza. In modo che nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità o minare le nostre libertà, le nostre democrazie e lo Stato di diritto».

L’obiettivo dichiarato è dar vita a un «faro per le altre democrazie», fondato su valori condivisi quali la prosperità, la sostenibilità e la tutela delle istituzioni multilaterali.

Le sinergie tra le due sponde dell’Atlantico: dalla difesa alle materie prime

Nel corso del suo intervento, Carney ha analizzato la complementarietà strategica ed economica tra l’Unione Europea e il Canada, evidenziando i vantaggi reciproci di un’integrazione più stretta:

  • Sostegno industriale e tecnologico dell’Ue: la capacità di stabilire standard globali, l’eccellenza nella ricerca scientifica e industriale, oltre al rapido potenziamento della base industriale della difesa europea.

  • Risorse e leadership canadesi: grandi riserve di minerali critici essenziali per la transizione ecologica, competenze avanzate in intelligenza artificiale, calcolo quantistico e settore spaziale, oltre a un sistema finanziario solido e alla posizione strategica nell’Artico.

Per consolidare questa cooperazione, il premier ha ventilato la possibilità di ampliare i canali di scambio per le giovani generazioni, proponendo ad esempio l’inclusione del Canada nel programma di mobilità studentesca Erasmus+.

Nessuna membership a pieno titolo, ma una “foresta transatlantica” di valori

A margine dell’intervento, durante la conferenza stampa congiunta con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, Carney ha voluto chiarire la natura giuridica del rapporto con Bruxelles. «Il Canada non è in una posizione né sta cercando di diventare un membro a pieno titolo dell’Unione Europea», ha spiegato, sottolineando come la stragrande maggioranza dei cittadini canadesi sostenga comunque l’idea di un legame molto più profondo con il continente europeo.

In chiusura del suo discorso in aula, il primo ministro ha evocato una toccante metafora storica, ricordando la vicenda del tenente canadese Leslie Miller che, nel 1917, tra le macerie della Prima guerra mondiale, raccolse una manciata di ghiande sul suolo europeo per piantarle in Ontario, dando vita a una rigogliosa querceta.

L’invito rivolto ai deputati europei è quello di piantare e nutrire insieme le radici di una «foresta transatlantica», sotto le cui fronde i cittadini di entrambe le sponde possano continuare a prosperare come comunità libere.

(Redazione)

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