Il Consiglio dei ministri approva l’esenzione per un solo mezzo a persona, con un limite di 80 kW per le automobili. Previsti circa 2,3 miliardi di compensazioni alle Regioni, che si dividono sulla misura. Meloni promette di renderla strutturale con la prossima legge di bilancio.
MADRID.- Il bollo auto e moto non sarà dovuto nel 2027 da una parte consistente dei proprietari di veicoli. Il Consiglio dei ministri ha approvato un’esenzione che riguarda le automobili di piccola e media potenza, fino a 80 kilowatt, equivalenti a circa 109 cavalli, e i motocicli e ciclomotori, secondo le condizioni previste dal decreto. La platea stimata dal governo è di circa 14,5 milioni di veicoli. Il provvedimento, tuttavia, non cancella definitivamente la tassa: nella formulazione illustrata finora, l’agevolazione si applica ai pagamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato la decisione come la cancellazione di «una delle tasse più odiate dagli italiani», rivendicandola come un nuovo intervento di riduzione della pressione fiscale. La premier ha spiegato che l’esecutivo intende trasformare in una misura permanente parte delle risorse finora destinate a contrastare il caro carburanti. La stabilizzazione dell’esenzione, però, dovrà essere definita nella prossima legge di bilancio, insieme alle relative coperture finanziarie. Per il momento, dunque, è stata approvata una sospensione limitata al 2027; l’abolizione strutturale rimane un obiettivo dichiarato dal governo, non ancora una disposizione finanziata per gli anni successivi.
La misura arriva nel quadro degli interventi contro l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio legato alla crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente. È una scelta inattesa per dimensioni: nei giorni precedenti si era parlato di un possibile sconto sul bollo, non di un’esenzione completa per una platea così ampia. L’impegno economico è significativo anche alla luce delle difficoltà incontrate dall’esecutivo nel reperire risorse per prorogare gli sconti sulle accise dei carburanti.
Chi non pagherà e come funziona il limite di un veicolo
Per le automobili, il beneficio riguarda le persone fisiche tenute al pagamento della tassa per vetture alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, purché la potenza non superi gli 80 kW. La soglia va verificata sulla singola versione dell’automobile, non sul nome commerciale del modello. Il dato è riportato sulla carta di circolazione, generalmente alla voce P.2.
Potranno quindi rientrare nell’agevolazione diverse utilitarie e alcune versioni di modelli più grandi, a condizione che rispettino il limite di potenza e gli altri requisiti. Per le vetture ibride, in particolare, occorrerà fare riferimento al valore omologato riportato sul libretto: la potenza del solo motore termico e quella complessiva del sistema possono essere differenti.
L’esenzione non sarà cumulabile. Chi possiede più automobili ammesse al beneficio non potrà evitare di pagare il bollo su tutte: la norma individua un solo veicolo, scegliendo quello con la potenza inferiore e, in caso di parità, quello per il quale sarebbe dovuta la tassa meno elevata. La bozza prevede inoltre che il mezzo sia regolarmente assicurato ed esclude le vetture in leasing.
Il provvedimento interessa anche motocicli e ciclomotori. In caso di più motocicli agevolabili, viene individuato quello di minore potenza; a parità di kilowatt, quello con il bollo più basso. Per più ciclomotori, invece, il criterio indicato è la data di prima immatricolazione più lontana nel tempo.
Anche chi possiede contemporaneamente un’automobile e una moto dovrà fare i conti con il limite di una sola esenzione. Se l’auto rientra nei requisiti e su di essa è normalmente dovuto il bollo, il beneficio spetta alla vettura e non anche al motociclo. Se invece l’automobile supera gli 80 kW, può essere esentata la moto, purché rispetti le condizioni previste.
Non sono stabiliti limiti di reddito o soglie Isee. Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha sottolineato proprio l’assenza di questi vincoli, dichiarando di voler estendere in futuro l’intervento anche oltre gli 80 kW e di puntare a una riduzione del superbollo. Si tratta, anche in questo caso, di intenzioni politiche che non modificano il perimetro dell’esenzione approvata per il 2027.
Il nodo delle coperture: oltre due miliardi e il gettito delle Regioni
La questione finanziaria è il principale punto ancora da chiarire. Secondo le cifre contenute nella bozza del decreto, il costo complessivo dell’esenzione è stimato in circa 2,36 miliardi di euro. Di questi, circa 2,29 miliardi sono destinati a compensare Regioni e Province autonome per la riduzione delle entrate. Gli importi spettanti ai singoli enti dovrebbero essere determinati entro il 31 marzo 2027.
Il bollo, infatti, è un tributo regionale: la sua sospensione alleggerisce il costo sostenuto dai proprietari dei veicoli, ma sottrae gettito agli enti territoriali. Il governo ha previsto un trasferimento statale per compensare la perdita. Nel materiale relativo alla bozza esaminata dal Consiglio dei ministri, tuttavia, le disposizioni sulle coperture risultano ancora da completare. Sarà il testo definitivo del decreto a permettere di verificare da quali risorse verrà finanziato l’intervento e con quali modalità saranno garantiti i rimborsi.
La dimensione della misura emerge anche dai dati richiamati da Federcarrozzieri. Secondo l’associazione, sulla base delle rilevazioni Siope, il bollo auto ha generato nell’ultimo anno circa 7,1 miliardi di euro di entrate regionali, pari a una media di 267 euro per famiglia residente. Considerando anche l’imposta di iscrizione al Pubblico registro automobilistico e quella sulle assicurazioni Rc auto, il totale indicato dall’associazione sale a 11,3 miliardi. Sono valori aggregati, che non corrispondono necessariamente alla spesa sostenuta da ogni singola famiglia.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto che alla decisione si è arrivati «in modo sofferto», dopo aver valutato diverse opzioni. Ha inoltre espresso l’auspicio che una misura nata in una situazione emergenziale possa diventare strutturale. Resta da capire come conciliare questa prospettiva con la necessità di finanziare stabilmente un’esenzione dal costo plurimiliardario.
Regioni divise: apprezzamento dal centrodestra, contestazioni sui rimborsi dal centrosinistra
La reazione dei presidenti regionali riflette soprattutto le diverse valutazioni sull’impatto della misura sui bilanci territoriali.
Un gruppo di governatori di centrodestra, tra cui i presidenti di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia e Veneto, insieme al presidente della Provincia autonoma di Trento, ha espresso apprezzamento per l’esenzione. Nella loro dichiarazione congiunta sostengono che il provvedimento ridurrà gli oneri fiscali e amministrativi per molti cittadini e che i trasferimenti statali potranno rendere più prevedibili le entrate regionali, eliminando per la quota compensata anche l’incertezza legata alla riscossione.
Di segno diverso le valutazioni espresse da alcuni presidenti di centrosinistra. Il governatore della Toscana, Eugenio Giani, ha contestato duramente la decisione, sostenendo che alla sua Regione verrebbe riconosciuto un rimborso di poco superiore a 100 milioni a fronte di entrate perdute per circa 350 milioni. Secondo Giani, il rischio è che una riduzione fiscale decisa dallo Stato finisca per incidere sulle risorse disponibili per i servizi regionali.
Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha invitato ad attendere gli atti ufficiali per valutare la misura. Ha ricordato che il gettito complessivo del bollo supera i sette miliardi di euro e ha indicato in circa 550 milioni quello relativo alla sua Regione. Il presidente della Puglia, Antonio Decaro, ha invece richiamato con ironia la coincidenza tra l’anno di applicazione dell’esenzione e quello previsto per le elezioni politiche.
Le contestazioni rendono centrale una verifica: se e in quale misura il trasferimento statale coprirà effettivamente le minori entrate di ciascuna Regione. Il dato nazionale di 2,29 miliardi non basta, da solo, a stabilire quale sarà l’effetto sui singoli bilanci.
Meloni parla di abolizione, ma il decreto riguarda soltanto il 2027
Sul piano politico, il governo ha scelto di presentare l’intervento come un passaggio verso l’eliminazione di una tassa sulla proprietà. Meloni ha richiamato il precedente dell’abolizione dell’Imu sull’abitazione principale da parte di un governo di centrodestra e ha sostenuto che l’esenzione sul bollo intende concentrarsi su chi utilizza quotidianamente auto e moto per lavorare, accompagnare i figli e spostarsi.
La presidente del Consiglio ha poi precisato che la durata annuale non corrisponde all’intenzione dell’esecutivo: il 2027 compare nel decreto perché, secondo la premier, le coperture per gli anni successivi saranno individuate con la legge di bilancio. Ha respinto inoltre l’interpretazione secondo cui la scadenza della misura sarebbe collegata alle elezioni previste nello stesso anno.
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivendicato l’intervento, collegandolo alla linea fiscale di Forza Italia e definendolo soltanto l’inizio di un percorso di ulteriori esenzioni.
Al di là degli annunci, la distinzione giuridica rimane netta. Un’esenzione prevista per i versamenti del 2027 non equivale all’abrogazione definitiva del tributo. Per confermarla dal 2028 occorreranno una nuova disposizione e risorse adeguate. La scelta dipenderà anche dall’evoluzione dei conti pubblici e dalle decisioni che saranno assunte in sede di manovra.
Nessuna soglia di reddito: il beneficio dipende dal veicolo posseduto
La struttura dell’agevolazione apre anche una questione distributiva. Poiché l’importo del bollo dipende principalmente dalla potenza del mezzo, dalla classe ambientale e dalle disposizioni regionali, il risparmio non sarà identico per tutti. Entro la soglia degli 80 kW, chi avrebbe dovuto versare una tassa più elevata otterrà un beneficio economico maggiore rispetto a chi possiede una vettura con un bollo più contenuto.
L’assenza di limiti Isee significa inoltre che potranno accedere all’esenzione anche persone con redditi elevati, purché proprietarie di un mezzo che rispetti i requisiti. Al contrario, chi possiede un’automobile appena sopra la soglia continuerà a pagare, indipendentemente dal proprio reddito.
Il provvedimento non è quindi costruito come un sostegno selettivo alle famiglie economicamente più fragili: utilizza soprattutto caratteristiche del veicolo e regole sul numero di mezzi posseduti. Il governo lo presenta come un intervento ampio a favore della mobilità quotidiana; la sua distribuzione effettiva tra fasce di reddito e tipologie familiari richiederebbe però dati specifici sui proprietari beneficiari.
Per i veicoli elettrici esistono già regimi di esenzione e riduzione del bollo, con differenze legate alla normativa regionale. Di conseguenza, la nuova misura non produce necessariamente un risparmio aggiuntivo per chi già non paga il tributo. Il quadro delle agevolazioni preesistenti dovrà essere considerato anche per valutare l’impatto complessivo della decisione.
Diesel, lo sconto sulle accise diminuisce a tappe
La sospensione del bollo è stata approvata insieme a una nuova proroga, ridimensionata, dello sconto sulle accise del gasolio. Il governo ha dunque scelto di non interrompere immediatamente l’intervento sul carburante, ma di ridurne progressivamente l’entità.
Lo sconto, pari a circa 17,1 centesimi al litro fino al 17 settembre, IVA compresa, scende a circa 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre. Dal 26 settembre al 5 ottobre viene ulteriormente ridotto a circa 6,1 centesimi al litro.
Dopo il 5 ottobre è previsto il ritorno al meccanismo delle cosiddette accise mobili, che utilizza le maggiori entrate Iva generate dall’aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare una riduzione delle accise.
La scelta segna un cambiamento nella composizione degli aiuti: meno sconto diretto su ogni litro di gasolio e un’esenzione annuale dalla tassa di possesso per una parte dei proprietari di veicoli. I due strumenti hanno effetti diversi. Il taglio delle accise incide sul prezzo alla pompa e il beneficio dipende dai litri acquistati; l’esenzione dal bollo riduce invece una spesa annuale, indipendentemente dall’effettivo utilizzo dell’automobile o della moto.
È una differenza rilevante anche per chi utilizza il veicolo ogni giorno: il risparmio sul bollo è definito dall’importo della tassa che non dovrà versare, mentre l’effetto del rincaro dei carburanti continuerà a dipendere dai consumi e dall’andamento dei prezzi.
La decisione del Consiglio dei ministri offre dunque un beneficio fiscale concreto, ma circoscritto nel tempo e non uniforme tra i contribuenti. I prossimi passaggi — pubblicazione del testo definitivo, individuazione delle coperture, ripartizione dei rimborsi alle Regioni e legge di bilancio — chiariranno se la sospensione del 2027 potrà davvero trasformarsi nell’abolizione permanente annunciata dal governo.
(Redazione)
