Centrosinistra, i sindaci chiedono un programma prima del leader

Scissioni Pd: Bersani e D'Alema danno vita ad Articolo 21.
Bersani e D'Alema in una foto d'archivio.

In Campidoglio il dibattito promosso da Italianieuropei sulle esperienze di governo delle città si intreccia con la scelta del candidato premier. Manfredi preferirebbe evitare le primarie, Sala le considera una soluzione in assenza di un accordo, Ferdinandi mette in guardia dalla personalizzazione.


MADRID.- Prima il programma o prima il candidato premier? La domanda attraversa il centrosinistra mentre si discute della possibilità di ricorrere alle primarie per scegliere la figura che guiderà la coalizione alle prossime elezioni politiche. A riportare l’attenzione sui contenuti dell’azione di governo è Massimo D’Alema, che il 15 settembre ha riunito in Campidoglio diversi sindaci per presentare il numero speciale della rivista Italianieuropei, intitolato «Governare le città, governare l’Italia».

L’incontro, dedicato alle esperienze amministrative e ai problemi delle aree urbane, è diventato anche un’occasione per discutere del metodo con cui il centrosinistra dovrebbe arrivare alla scelta della propria leadership. Tra i presenti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, quello di Napoli e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala, il sindaco di Bologna Matteo Lepore, quello di Cagliari Massimo Zedda e la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi.

Le loro posizioni non coincidono, ma dagli interventi emerge un orientamento comune: la selezione del candidato non dovrebbe assorbire il confronto politico fino a relegare in secondo piano il programma e la costruzione della coalizione.

D’Alema: dalle città un contributo alla politica nazionale

L’obiettivo dichiarato da D’Alema è valorizzare il patrimonio di esperienze maturato nelle amministrazioni locali. Presentando il numero di Italianieuropei, l’ex presidente del Consiglio ha spiegato di voler offrire ai sindaci la possibilità di contribuire al dibattito nazionale attraverso un «vocabolario comune».

Le città, nella sua lettura, concentrano alcune delle contraddizioni sociali più evidenti, ma sono anche luoghi nei quali vengono sperimentate risposte ai cambiamenti economici, tecnologici e demografici. Casa, trasporti, sicurezza, welfare, ambiente e innovazione costituiscono il terreno sul quale gli amministratori sono chiamati a misurarsi quotidianamente.

L’iniziativa arriva mentre nel centrosinistra prende forma il confronto sull’eventuale candidatura alla guida della coalizione, con Elly Schlein e Giuseppe Conte al centro della discussione. D’Alema ha ribadito la propria contrarietà a primarie che possano trasformarsi in una competizione divisiva, senza che sia stato prima definito un progetto politico condiviso.

Nel corso dell’incontro ha richiamato anche l’esperienza britannica, presentandola come spunto di riflessione sul possibile ruolo nazionale dei sindaci. Ha però escluso che l’appuntamento fosse finalizzato a promuovere una specifica candidatura: «Noi qui abbiamo lanciato un contributo di idee. Non è mio compito far diventare primo ministro un sindaco».

Il riferimento ha alimentato interrogativi sulla possibilità che dal mondo delle amministrazioni locali emerga una figura di mediazione. Tra i nomi evocati nel dibattito figurano Manfredi, Gualtieri e la sindaca di Genova Silvia Salis. Non sono tuttavia emerse candidature formalizzate.

Manfredi esclude la candidatura, Sala non chiude alle primarie

Gaetano Manfredi è tra i più espliciti nel manifestare le proprie riserve sul ricorso alle primarie. «Se si riescono a evitare è meglio», ha dichiarato. Il sindaco di Napoli ha inoltre escluso di partecipare personalmente alla competizione: «No di sicuro».

Anche Matteo Lepore ritiene possibile una soluzione diversa. Il sindaco di Bologna riconosce che le primarie possono contribuire ad ampliare il perimetro di una coalizione, ma aggiunge: «Se si trovasse un leader senza le primarie ben venga».

Più articolata la posizione di Giuseppe Sala. Il sindaco di Milano ricorda di essere stato scelto proprio attraverso le primarie e non ne contesta quindi la legittimità. Ritiene, tuttavia, che lo strumento non debba essere considerato «né un dogma né un tabù» e che i partiti debbano assumersi la responsabilità di cercare una candidatura condivisa.

Se un accordo non fosse possibile, per Sala le primarie resterebbero una strada praticabile. In quel caso, ha annunciato, voterebbe Elly Schlein.

Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, richiama a sua volta la propria esperienza: anche lui ha partecipato alle primarie e le ha vinte. Ma questo, osserva, non le rende un passaggio obbligatorio. Il rischio è che la discussione sulla procedura finisca per oscurare questioni come lo sviluppo economico, il potere d’acquisto, i salari, la sanità e la politica estera.

Se si arriverà alle primarie, sostiene Zedda, dovranno essere organizzate come un confronto di idee e non come una semplice competizione tra personalità.

Ferdinandi: «Prima del chi viene il programma»

Vittoria Ferdinandi porta al confronto l’esperienza di Perugia, dove governa una coalizione che comprende forze politiche da Azione a Rifondazione comunista. La sua candidatura nacque da un accordo tra i partiti, senza passare attraverso le primarie.

La sindaca mette in guardia contro una discussione pubblica concentrata esclusivamente sulla scelta del leader. Continuare a interrogarsi sul nome del candidato senza costruire un’idea di società e di Paese, sostiene, rischia di produrre conseguenze negative per la coalizione.

«Le città lo dimostrano: prima del “chi” viene il programma di governo», afferma.

Ferdinandi richiama anche la distinzione tra l’indicazione politica di una figura alla guida della coalizione e le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica nella nomina del presidente del Consiglio. È un argomento che inserisce il dibattito sulle primarie in una questione più ampia: come conciliare la ricerca di una leadership riconoscibile con il funzionamento delle istituzioni parlamentari.

Durante l’incontro è arrivata anche Elly Schlein. D’Alema ha accolto la segretaria del Pd ringraziandola per la presenza e respingendo le interpretazioni secondo cui l’iniziativa sarebbe stata organizzata per sostenere Conte contro di lei. La partecipazione di Schlein ha così aggiunto un elemento al confronto tra le diverse sensibilità del centrosinistra, senza sciogliere il nodo delle primarie.

La casa al centro delle richieste dei sindaci

Al di là della questione della leadership, uno dei temi più ricorrenti è stato quello dell’emergenza abitativa.

Roberto Gualtieri ha criticato il Piano casa del governo, sostenendo che non affronti adeguatamente le necessità dell’edilizia residenziale pubblica. Il sindaco di Roma ha richiamato l’esigenza di ampliare il patrimonio disponibile e di sperimentare anche soluzioni differenti, come il co-housing e altre forme di abitare comunitario.

Sala ha insistito sulla necessità di costruire un rapporto più strutturato tra pubblico e privato. A Milano, ha osservato, il patrimonio di edilizia popolare rappresenta soltanto una parte del complesso delle abitazioni. Per affrontare il problema, secondo il sindaco, occorre un accordo nel quale l’amministrazione pubblica stabilisca regole e obiettivi e il settore privato partecipi alla realizzazione degli interventi.

Il confronto ha evidenziato un problema comune alle grandi città: l’aumento dei costi abitativi e la difficoltà di garantire un’offerta accessibile richiedono strumenti che spesso superano le risorse e le competenze delle singole amministrazioni.

Lo scontro sull’autonomia dei Comuni

Proprio il rapporto tra governo centrale ed enti locali è stato un altro punto di convergenza tra gli amministratori.

Gualtieri ha denunciato una situazione di «scarsa autonomia», attribuendola a un’impostazione centralista dell’esecutivo. Il sindaco di Roma ha citato, tra gli esempi, le norme sulla circolazione stradale e i limiti imposti alle decisioni dei Comuni.

Critiche analoghe sono arrivate da Zedda e Lepore. Il sindaco di Bologna ha accusato il governo di trasferire sulle amministrazioni locali responsabilità crescenti senza accompagnarle con un corrispondente rafforzamento degli strumenti disponibili.

Ferdinandi ha contestato l’assenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dalle assemblee nazionali dei sindaci, contrapponendola alla partecipazione di Schlein.

Si tratta di valutazioni espresse dagli amministratori nel corso dell’incontro, che riflettono il confronto politico sul rapporto tra Stato e autonomie locali. Il tema sostanziale riguarda la distribuzione di competenze, risorse e responsabilità nella gestione di servizi che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini.

Sala: la sicurezza non può essere lasciata fuori dall’agenda

Giuseppe Sala ha dedicato una parte del proprio intervento alla sicurezza urbana, respingendo l’idea che il centrosinistra non sia interessato alla questione.

Il sindaco di Milano ha richiamato l’attenzione sulla criminalità di strada, sulle difficoltà del sistema carcerario e sulla necessità di conoscere con precisione il numero effettivo degli agenti disponibili nelle città, distinguendo le nuove assunzioni dalle uscite dal servizio.

Ha inoltre collegato la sicurezza alle condizioni abitative e ai percorsi di esecuzione della pena e rieducazione, sostenendo che il problema non possa essere affrontato esclusivamente attraverso annunci o misure repressive.

Casa, sicurezza e autonomia amministrativa sono così emerse come questioni sulle quali i sindaci chiedono una maggiore attenzione nella definizione del futuro programma nazionale del centrosinistra.

La politica estera divide il Pd: il caso delle parole di Virginia Libero

Mentre in Campidoglio si discuteva del metodo per scegliere il candidato premier, un altro confronto attraversava il Partito democratico: quello sulla politica estera, sul sostegno all’Ucraina e sul riarmo europeo.

A innescare la discussione sono state le parole pronunciate alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia dalla segretaria dei Giovani democratici, Virginia Libero. «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre», ha dichiarato, aggiungendo: «Organizzeremo i disertori».

Le affermazioni hanno provocato reazioni differenti all’interno del partito e della sua organizzazione giovanile.

Il deputato Arturo Scotto ha ringraziato Libero, interpretando il suo intervento come l’espressione di una generazione che chiede di organizzare politicamente la pace. Anche Laura Boldrini ha espresso apprezzamento per parole che, a suo giudizio, offrono speranza in un contesto segnato dalla corsa al riarmo.

Giorgio Gori ha richiamato invece l’esperienza dei giovani della Resistenza e l’articolo 52 della Costituzione, secondo cui «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».

Matteo Orfini ha ricordato l’articolo 11, che sancisce il ripudio della guerra, difendendo il diritto dei giovani a esprimere la propria opposizione ai conflitti.

Dal Senato, Filippo Sensi ha posto l’accento sul significato della resistenza contro l’aggressione e la repressione, richiamando le vicende di oppositori e dissidenti georgiani e di quanti combattono per difendere libertà e democrazia.

Il confronto evidenzia sensibilità differenti nel Pd sul rapporto tra ricerca della pace, sostegno militare all’Ucraina e responsabilità europee in materia di difesa. Schlein ha finora cercato di mantenere una posizione capace di tenere insieme le diverse componenti del partito, mentre le divergenze con il Movimento 5 Stelle sulla politica estera costituiscono uno dei temi da affrontare nella costruzione di un eventuale programma comune.

Il programma come banco di prova della coalizione

L’incontro promosso da D’Alema ha fatto emergere due questioni strettamente collegate, ma distinte.

La prima riguarda il metodo di selezione della leadership. Alcuni sindaci preferirebbero un accordo politico capace di evitare una competizione interna; altri considerano le primarie uno strumento utile qualora non si raggiungesse una soluzione condivisa. Nessuno degli interventi ha però indicato una procedura già concordata dall’intera coalizione.

La seconda questione riguarda i contenuti. Le amministrazioni locali chiedono che casa, sicurezza, servizi pubblici, salari, welfare e autonomia dei Comuni entrino nella discussione nazionale. La controversia sulla politica estera mostra, al tempo stesso, quanto sia necessario chiarire le posizioni comuni anche sui temi che dividono le forze del centrosinistra.

Il confronto in Campidoglio non ha risolto il problema della candidatura a Palazzo Chigi. Ha però spostato per alcune ore l’attenzione dalla competizione tra i possibili leader alle esperienze di governo e alle scelte programmatiche. Sarà su entrambi i terreni — definizione di una proposta condivisa e individuazione del metodo per scegliere chi dovrà rappresentarla — che proseguirà la discussione nella coalizione.

(Redazione)

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