Legge elettorale, resta il nodo del voto degli italiani all’estero


La Marca e Giacobbe (Pd) denunciano il rischio di indebolire la rappresentanza territoriale delle comunità italiane. Dalla maggioranza Barcaiuolo difende invece l’esigenza di una maggiore proporzionalità. Nel nuovo sistema i voti espressi all’estero non concorrerebbero inoltre al calcolo della soglia per il premio di maggioranza.


MADRID.- Nel confronto serrato sulla nuova legge elettorale, dominato in questi giorni dallo scontro sulle preferenze e sui capilista bloccati, è rimasta in secondo piano una modifica destinata ad avere conseguenze dirette per quasi sette milioni di cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali: la riorganizzazione della Circoscrizione Estero.

Il testo all’esame del Parlamento non modifica il numero complessivo dei rappresentanti eletti all’estero – otto deputati e quattro senatori – ma cambia profondamente la geografia attraverso la quale vengono scelti.

Per la Camera, le attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero vengono ridotte a due. Resta autonoma l’Europa, mentre America meridionale, America settentrionale e centrale, Africa, Asia, Oceania e Antartide vengono riunite in una sola grande ripartizione. Per il Senato il cambiamento è ancora più radicale: le ripartizioni territoriali scompaiono e l’intera Circoscrizione Estero diventa un unico collegio mondiale. La modifica è contenuta nell’articolo 6 della riforma.

È una trasformazione particolarmente significativa per le comunità italiane d’oltreoceano che si troverebbe a condividere alla Camera lo stesso enorme bacino elettorale.

La Marca: territori troppo diversi in un unico bacino

Contro la modifica è intervenuta in Aula al Senato Francesca La Marca, parlamentare del Pd eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale. La senatrice ha contestato soprattutto la perdita del legame tra rappresentante e territorio.

«Mettere insieme in un’unica ripartizione Sud America, Nord e Centro America, Australia, Africa, Oceania» significa, secondo La Marca, creare un bacino elettorale enorme nel quale comunità caratterizzate da condizioni demografiche, sociali ed economiche molto differenti rischierebbero di competere in condizioni non equilibrate.

Il problema, sostiene la senatrice, non è soltanto geografico. Le quattro ripartizioni previste dalla legge Tremaglia rispondono alla necessità di mantenere un rapporto diretto tra parlamentari e comunità territoriali. Un deputato o un senatore eletto all’estero deve confrontarsi con problemi consolari, cittadinanza, previdenza, assistenza, lingua e cultura italiana, mobilità e rapporti con le autorità dei diversi Paesi di residenza.

Trasformare territori tanto differenti in collegi di dimensioni continentali o addirittura planetarie rischierebbe, secondo i critici, di rendere più debole proprio questo rapporto.

La Marca ha ricordato in Aula di rappresentare circa mezzo milione di elettori tra Canada e Panama, sostenendo che rappresentare un territorio delimitato è cosa profondamente diversa dal dover mantenere un rapporto diretto con milioni di cittadini distribuiti in tutto il mondo.

Giacobbe: a rischio la rappresentanza territoriale

Sulla stessa linea il senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, che nelle ultime settimane ha presentato emendamenti per modificare l’articolo 6 e difendere l’attuale articolazione territoriale della Circoscrizione Estero.

Giacobbe ha richiamato il principio sul quale venne costruita la legge Tremaglia: trovare un equilibrio tra rappresentanza proporzionale e rappresentanza territoriale.

Le quattro ripartizioni, ha osservato, non rispondono soltanto al numero degli elettori, ma tengono conto delle distanze, della storia e delle caratteristiche profondamente differenti delle comunità italiane sparse nel mondo. Con il nuovo meccanismo, sostiene, esiste invece il rischio che alcune aree geografiche non riescano più a eleggere un proprio rappresentante.

È il punto politicamente più delicato della riforma: con collegi molto più grandi, il peso demografico delle diverse comunità potrebbe diventare determinante. La rappresentanza degli italiani all’estero assumerebbe così una connotazione maggiormente proporzionale, ma potrebbe perdere parte della sua attuale dimensione territoriale.

Alle critiche espresse al Senato da Francesca La Marca e Francesco Giacobbe si aggiunge la posizione di Fabio Porta, deputato Pd eletto in America Meridionale, che già durante l’esame della riforma alla Camera aveva contestato duramente l’eliminazione delle quattro ripartizioni. Secondo Porta, dopo la riduzione del numero dei parlamentari eletti all’estero, la creazione di macro-collegi renderebbe ancora più difficile il rapporto tra eletti e comunità e finirebbe per aumentare il peso dei partiti nella selezione dei rappresentanti. Il deputato sostiene che la priorità di una riforma del voto all’estero dovrebbe essere piuttosto la sicurezza del voto e la lotta ai brogli.

La maggioranza: il sistema attuale non garantisce proporzionalità

La maggioranza respinge però la lettura secondo cui l’accorpamento equivarrebbe necessariamente a un indebolimento della rappresentanza.

Nel dibattito al Senato, Marco Barcaiuolo di Fratelli d’Italia ha sostenuto che anche l’attuale sistema presenta problemi, soprattutto sotto il profilo della proporzionalità. Con pochi seggi attribuiti in ciascuna ripartizione, infatti, il meccanismo può produrre una rappresentazione politica non proporzionale ai voti ottenuti dalle diverse forze.

Barcaiuolo ha inoltre richiamato il principio costituzionale secondo il quale ogni parlamentare rappresenta la Nazione e non esclusivamente il territorio nel quale è stato eletto.

È quindi su due concezioni diverse della rappresentanza che si concentra lo scontro: da una parte chi privilegia una maggiore proporzionalità del voto; dall’altra chi considera indispensabile preservare il legame territoriale tra gli eletti e le diverse comunità italiane nel mondo. Il senatore di FdI ha peraltro manifestato perplessità sulla concreta applicazione delle preferenze in una circoscrizione di dimensione mondiale.

Il nodo del premio di maggioranza

Ma c’è un altro elemento della riforma che riguarda direttamente gli elettori all’estero e che ha ricevuto finora ancora meno attenzione.

Secondo il testo in discussione, i voti espressi nella Circoscrizione Estero non concorrerebbero al computo nazionale utilizzato per determinare la soglia prevista per l’attribuzione del premio di maggioranza.

La questione è stata sollevata durante il dibattito parlamentare e compare tra le criticità evidenziate al Senato: i voti espressi all’estero non parteciperebbero alla soglia per il premio, mentre gli eventuali seggi ottenuti all’estero dalla coalizione vincente si aggiungerebbero comunque alla sua rappresentanza parlamentare.

Si apre così una questione che va oltre la distribuzione geografica dei seggi e riguarda direttamente il peso del voto espresso dagli italiani residenti all’estero nel risultato politico nazionale.

Cambia anche il voto per corrispondenza

La riforma non interviene soltanto sulla geografia elettorale.

Il testo modifica anche alcuni aspetti del voto per corrispondenza, il sistema attraverso il quale la grande maggioranza degli iscritti all’Aire esercita il proprio diritto elettorale. Tra le misure previste figurano nuovi strumenti di identificazione e controllo del materiale elettorale e modifiche destinate a rafforzare la sicurezza delle operazioni di voto e scrutinio.

Sono interventi che rispondono a un problema discusso da anni: garantire maggiore tracciabilità e sicurezza al voto all’estero senza compromettere la segretezza della scelta dell’elettore.

Una questione che riguarda in modo particolare il Sud America

Per le comunità italiane dell’America meridionale il cambiamento assume un significato particolare.

L’attuale ripartizione Sud America consente infatti di eleggere rappresentanti all’interno di un’area che, pur vastissima e caratterizzata da forti differenze interne, condivide una lunga storia di emigrazione italiana e problematiche specifiche.

Con il nuovo sistema, alla Camera questa realtà dovrebbe competere nello stesso collegio con comunità italiane residenti negli Stati Uniti e in Canada, in America Centrale, in Africa, in Asia e in Oceania. Al Senato la competizione sarebbe addirittura mondiale.

Non è possibile stabilire in anticipo quale sarà la distribuzione geografica degli eletti, ma proprio questa è una delle questioni sollevate dai parlamentari contrari alla modifica: non esisterebbe più una garanzia territoriale che assicuri una rappresentanza alle diverse grandi aree del mondo.

La battaglia non è chiusa

Il tema ha provocato proteste anche negli organismi rappresentativi e nel mondo associativo degli italiani all’estero. La Marca ha richiamato nel dibattito le preoccupazioni provenienti da Com.It.Es, CGIE, associazioni e altre realtà delle comunità italiane.

Giacobbe ha chiesto invece di fermare l’articolo 6 e ripensare il sistema prima dell’approvazione definitiva.

La maggioranza, almeno finora, non sembra intenzionata a rinunciare all’impianto della riforma.

Ma il passaggio parlamentare non è concluso e il testo dovrà tornare alla Camera.

Nella battaglia politica di questi giorni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle preferenze, sui capilista bloccati e sugli equilibri interni alla maggioranza. Per gli italiani nel mondo, tuttavia, la posta in gioco è anche un’altra: stabilire se la rappresentanza parlamentare debba continuare a essere costruita attorno alle diverse comunità territoriali oppure se debba prevalere una logica più ampia e proporzionale, fino a trasformare il mondo intero in un unico collegio elettorale per il Senato.

Una scelta apparentemente tecnica che potrebbe cambiare profondamente il rapporto tra gli italiani all’estero e i parlamentari chiamati a rappresentarli.

(Redazione)

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