Istat: l’economia italiana continua a crescere, ma restano le incognite internazionali

Un'operaio metalmeccanico al lavoro in un'immagine d'archivio.
(GIORGIO BENVENUTI-ARCHIVIO / ANSA / DC)

Nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,2%. Crescono consumi e investimenti, mentre a luglio riparte la produzione industriale. Il mercato del lavoro mantiene un andamento positivo, ma l’inflazione torna a salire spinta dall’energia


MADRID. – L’economia italiana continua nella fase di espansione avviata nella seconda metà del 2025, anche se lo scenario internazionale rimane caratterizzato da forti elementi di incertezza. È il quadro che emerge dalla più recente analisi dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana, che evidenzia una crescita ancora moderata ma accompagnata da segnali positivi sul fronte della produzione e dell’occupazione.

Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La variazione acquisita per l’intero 2026 è pari allo 0,8%.

Pil in crescita, sostenuto dalla domanda interna

La crescita del secondo trimestre conferma quindi la prosecuzione del ciclo espansivo iniziato nel terzo trimestre dello scorso anno.

A sostenere l’economia sono soprattutto i consumi delle famiglie e gli investimenti, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato negativo. Dal lato dell’offerta, invece, il quadro appare più articolato: nel secondo trimestre il valore aggiunto dell’industria è diminuito dello 0,5% e quello dell’agricoltura dello 0,2%, mentre i servizi hanno registrato una crescita dello 0,4%.

Il dato conferma una caratteristica ormai evidente dell’economia italiana: la crescita rimane contenuta, ma riesce a mantenersi positiva nonostante un contesto internazionale particolarmente complesso.

Nel primo trimestre, inoltre, il Pil era già cresciuto dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% su base annua, con una crescita dello 0,4% dei consumi finali nazionali e dello 0,7% degli investimenti fissi lordi.

A luglio torna a crescere la produzione industriale

Un segnale incoraggiante arriva anche dall’industria. Dopo le contrazioni registrate nei due mesi precedenti, a luglio la produzione industriale è tornata a crescere, con un aumento dello 0,7% rispetto a giugno.

Il dato assume particolare rilievo dopo la debolezza registrata nella parte finale della primavera e all’inizio dell’estate. L’industria rimane infatti uno dei settori maggiormente esposti alle oscillazioni della domanda internazionale, ai costi dell’energia e alle difficoltà delle catene globali di approvvigionamento.

Anche i prezzi alla produzione mostrano tuttavia una forte pressione sui costi: a luglio i prezzi alla produzione dell’industria sono aumentati del 2,4% rispetto a giugno e del 7,8% su base annua. Sul mercato interno l’aumento annuo ha raggiunto il 9,3%.

Occupazione stabile e disoccupazione in calo

Il mercato del lavoro continua a rappresentare uno degli elementi più positivi del quadro economico.

A luglio gli occupati sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto a giugno, a quota 24 milioni e 370 mila. Nello stesso mese il tasso di occupazione è rimasto al 63,2%, mentre quello di disoccupazione è sceso al 5,8%.

Il dato assume un significato ancora più positivo nel confronto con un anno prima. Rispetto a luglio 2025 gli occupati sono aumentati di 307 mila unità, pari all’1,3%. Parallelamente sono diminuite sia le persone in cerca di lavoro sia gli inattivi nella fascia tra i 15 e i 64 anni.

La composizione dell’occupazione mostra inoltre una progressiva maggiore stabilità. A luglio i dipendenti permanenti erano 16 milioni e 583 mila, mentre quelli a termine erano 2 milioni e 486 mila. Rispetto a un anno prima, i dipendenti permanenti sono aumentati di 303 mila unità, mentre quelli a termine sono diminuiti di 82 mila.

Dal 2021 migliorano occupazione e disoccupazione

Il miglioramento del mercato del lavoro non è limitato agli ultimi mesi. Secondo l’analisi dell’Istat, tra il 2021 e il 2026 si è registrato un aumento del tasso di occupazione e una riduzione della disoccupazione.

La crescita dell’occupazione ha interessato le diverse fasce d’età, con l’eccezione dei più giovani. L’incremento più significativo si è verificato nella fascia tra i 50 e i 64 anni, il cui tasso di occupazione è aumentato di 7,8 punti percentuali.

Un risultato che va letto anche alla luce dei cambiamenti demografici e delle riforme che hanno modificato progressivamente l’età di uscita dal mercato del lavoro.

La tendenza verso una maggiore stabilità contrattuale è un altro elemento evidenziato dall’Istat: negli ultimi anni sono aumentati i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, mentre si è ridotto il peso dei contratti a termine.

L’inflazione torna a salire

Sul fronte dei prezzi arriva invece un elemento di preoccupazione.

Ad agosto l’inflazione ha accelerato, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti energetici. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato del 3,3% su base annua, contro il 2,9% di luglio. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo, utilizzato per i confronti europei, è invece cresciuto del 3,2%, dal 2,9% del mese precedente.

L’accelerazione è legata soprattutto agli energetici: i prezzi dei prodotti energetici non regolamentati sono passati da una crescita dell’11,4% a una del 16,9%, mentre quelli regolamentati sono aumentati dal 14,8% al 18,8%.

Un elemento relativamente positivo arriva dall’inflazione di fondo, che esclude gli energetici e gli alimentari freschi: ad agosto è scesa dall’1,6% all’1,5%.

Le guerre pesano sull’economia mondiale

A complicare le prospettive rimane soprattutto il quadro internazionale. La prosecuzione dei conflitti e le tensioni geopolitiche continuano infatti a condizionare gli scambi commerciali, i costi energetici e le catene globali di approvvigionamento.

Per un’economia fortemente integrata nei mercati internazionali come quella italiana, l’evoluzione della situazione geopolitica rappresenta quindi uno dei principali fattori di rischio per i prossimi mesi.

L’aumento dei prezzi energetici può infatti trasferirsi sui costi delle imprese e, successivamente, sui prezzi finali pagati dalle famiglie, mentre eventuali nuove difficoltà nelle catene di fornitura potrebbero frenare la produzione industriale.

Un’espansione ancora fragile

Il quadro complessivo delineato dall’Istat è dunque caratterizzato da luci e ombre.

Da una parte ci sono la crescita del Pil, la ripresa della produzione industriale, l’aumento dell’occupazione e il consolidamento del lavoro stabile. Dall’altra rimangono una crescita economica ancora modesta, la debolezza dell’industria nel secondo trimestre, l’accelerazione dell’inflazione e soprattutto le incognite legate allo scenario internazionale.

L’Italia arriva quindi alla parte finale del 2026 con un’economia che continua a crescere, ma senza ancora aver raggiunto un ritmo sufficientemente sostenuto da permettere di considerare superate le principali fragilità.

La capacità di mantenere la domanda interna, sostenere gli investimenti e contenere l’impatto dell’energia sui costi di famiglie e imprese sarà decisiva per capire se l’attuale fase di espansione potrà consolidarsi nei prossimi mesi.

(Redazione)

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